TeZukA-107-800x600-1BRUNA MONACO | Anche quest’anno è Sidi Larbi Cherkaoui ad aprire la rassegna “Equilibrio, Festival della nuova danza” che da otto anni si tiene al Parco della Musica di Roma. Il suo ultimo spettacolo, “TeZukA”, è un omaggio all’inventore dei manga e un po’ a tutto il Giappone.
Se Osamu Tezuka non fosse esistito, forse i manga non avrebbero conosciuto la fama internazionale di cui godono oggi. “Dio dei manga” lo ribattezzarono i suoi connazionali.
Classe 1928, da giovanissimo Tezuka si appassionò a Charlie Chaplin, a Walt Disney e agli insetti. Metterà a profitto queste grandi passioni studiando medicina da una parte, e diventando dall’altra il padre dei manga moderni. E in qualche modo anche degli anime: con il suo “Tetsuwan Atom” (da noi noto come “Astro Boy”) è nata l’industria moderna dell’animazione giapponese. Si potrebbe quasi dire che senza Osamu Tezuka non ci sarebbero stati Holly e Benji, Candy Candy e Lady Oscar. Niente occhioni che luccicano, sequenze immobili su pensieri infiniti in voce off. Generazioni intere di bambini e genitori del mondo civilizzato, sarebbero state private di quelle balie sottocosto che sono i cartoni animati, nel bene e nel male.
Con il suo ultimo spettacolo Sidi Larbi Cherkaoui, vuole colmare il debito che i bambini occidentali delle ultime quattro generazioni hanno contratto con il grande artista nipponico. Omaggio e pubblicità al contempo perché, se è vero che i cartoni animati giapponesi li abbiamo visti e amati tutti, è vero anche che in pochissimi sanno chi sia Osamu Tezuka.
Peccato che, come spesso accade agli omaggi, “TeZukA” di Cherkaoui non sia uno spettacolo pienamente riuscito. E non è l’eccesso di retorica a depotenziarlo, come spesso accade agli omaggi, ma l’eccesso tout court. Uno spettacolo di danza in cui la danza si perde nell’esuberanza degli elementi che lo compongono. Il palcoscenico brulica di performer: tredici danzatori, quattro musicisti, un calligrafo a cui si aggiunge una scenografia che dovrebbe essere leggera: è un telo bianco, che cala sulla scena e si fa schermo. Ma è pesantissima perché le immagini proiettate saturano lo spazio. Sono strisce tratte dai manga di Osamu Tezuka, o riquadri vuoti che un video artista disegna e muove in diretta, linea dopo linea, come bordi di una vignetta che i danzatori inseguono, occupano. Oppure sono ideogrammi giapponesi che sembrano nascere dal movimento di un danzatore sul telo-schermo, ma sono sempre opera del video artista in regia. La dialettica tra l’immagine disegnata bidimensionale e i corpi tridimensionali e veri dei danzatori sembra essere una sottotraccia dello spettacolo, che di suo ha già più tracce dichiarate che si intrecciano e si sovrappongono di continuo contribuendo alla ridondanza di questo spettacolo. Parlando di Osamu Tezuka, Cherkaoui vuole parlare di tutto il Giappone. Il padre dei manga moderni è così testo e pretesto di uno spettacolo in cui non si parla solo di manga, insetti e medicina (lunghe sequenze di “TeZukA” sono monologhi in inglese, francese e giapponese, a una o più voci, sui batteri e le loro forme di comunicazione…), ma anche di Fukushima, del contesto giapponese post-atomico. Cherkaoui parla di tutto ciò utilizzando linguaggi il più possibile giapponesi. “TeZukA” trasuda “giapponesità”, quindi non è in nulla autentico. Non c’è spazio per culture schock. Il pubblico è proprio agio davanti a una messa in mostra del Giappone in tutto aderente alle attese: manga, ideogrammi, musica tradizionale (la parte migliore dello spettacolo). Disastri atomici. Qualche combattimento fra samurai, qualche rimando al bunraku. Pretendere di parlare di un paese intero e di una nazione nel brevissimo spazio di uno spettacolo, è quanto meno un’ambizione troppo alta, se non proprio un brutto vizio post coloniale.
D’altronde questo procedere per accumulazione è un modus operandi non estraneo al coreografo belga di origini marocchine. La sua sete di melange culturali e contaminazioni artistiche spesso non trovano equilibrio e sintesi nei suoi spettacoli e restano una sequenza di elementi o parti giustapposte. Lo stesso difetto lo aveva “Play”, con cui si è aperta l’edizione passata del festival Equilibrio. In quell’occasione Cherkaoui era, oltre che coreografo, danzatore in duetto con la bravissima Shantala Shivalingappa. Eppure, altri spettacoli di Cherkaoui brillano per semplicità ed eleganza. È come se la sua estetica oscillasse tra due estremi che non riescono a sintetizzarsi.
Comunque, a dover stabilire quale sia la forma artistica protagonista di questo “TeZukA”, si dovrebbe escludere la danza e votare per la calligrafia. Le lettere giapponesi sono onnipresenti nello spettacolo e anche i movimenti di danza non sono altro che la messa in forma corporea di ideogrammi. Significanti senza significato, decorazioni. Parti principali di uno spettacolo folkloristico, decorativo.

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