BRUNA MONACO | Inizia senza danzatori De Anima, l’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni ispirato all’opera filosofica di Aristotele. Inizia con un enorme uovo grigio appeso al soffitto che oscilla avanti e indietro. Il suo è un movimento meccanico, manovrato. Preciso e prevedibile. Nei tre libri che compongono il De Anima lo Stagirita indaga sull’anima, appunto, tenta di comprenderne l’essenza, di definirla scientificamente e arriva a dire che “pare che l’essere animato si distingua dall’inanimato soprattutto per due proprietà: movimento e percezione”. E da qui parte Virgilio Sieni: anche il ciondolare di un uovo grigio è movimento. Anche un uovo grigio ha l’anima? No, ma chi lo manipola, anche se non si vede, sì. Fine del primo quadro. Nei quadri successivi non ci sarà più spazio per oggetti patentemente inanimati: arrivano i danzatori, in corsa, da dietro il tendaggio pesante che copre il fondale. “Rosa Tiepolo” è la tonalità di quel sipario. Un rosa che nel corso dello spettacolo si trasforma, incontra le luci di Davide Cavandoli e scolorisce, si accende. Sfuma in altri colori, si fa azzurro. I danzatori cambiano tenuta a ogni quadro: i colori sono pastello, come sempre negli spettacoli di Sieni. Indossano slip e canottiere, poi costumi che ricalcano quelli dipinti da Picasso per i suoi clown, arlecchini e saltimbanchi. Ramona Caia, Giulia Mureddu, Jari Boldrini, Nicola Cisternino, Andrea Rampazzo e Davide Valrosso sono portatori e marionette, si sorreggono l’un l’altro, si lasciano cadere. I loro corpi sono esili, come la qualità dei movimenti. Gesti rapidi, frenetici, delle braccia e delle gambe soprattutto. Movimenti che non partono mai dal centro, sono periferici, vuoti.

A chi abbia anche una vaga idea di cosa si dica nel De Anima aristotelico, lo spettacolo di Sieni appare chiaro, fin troppo, didascalico e ripetuto, noioso. Probabilmente, al contrario, chi è arrivato in teatro senza idee pregresse, senza immaginare in cosa si sarebbe imbattuto, non avrà visto molto in quei movimenti frettolosi. Ci sarà stato poi chi, prima di entrare, avrà letto le note di regia e nel vedere lo spettacolo si sarà affidato alle parole di cui Sieni si serve per comunicare ciò che immagini e coreografie, da sole, non sono in grado di veicolare.
D’altronde i riferimenti e le citazioni sono troppe e troppo appariscenti per non essere colti dal dubbio che Sieni pretenda di proporre uno spettacolo intellettuale. Ma l’ostentazione palese delle ispirazioni, l’ansia di mostrare congiunta a quella che ciò che è mostrato sia subito riconosciuto, fanno del De Anima un’opera di troppo poco spessore.

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