ALESSANDRO MASTANDREA | Crozza-Berlusconi-Festival-Sanremo“Sanremo è il momento in cui tutta l’Italia sta davanti la televisione. Tutto il paese si blocca. Cioè, non è che quando non c’è Sanremo il Paese va a mille. E adesso c’è anche la campagna elettorale. E quando c’è campagna elettorale il paese si blocca. E quest’anno le due cose coincidono.”
Sono necessari almeno cinque minuti e due interventi di Fabio Fazio, da quel “no politica a Sanremo”, prima che Maurizio Crozza, bocca impastata e in evidente difficoltà, possa riprendere stentatamente il proprio monologo, pronunciando le parole sopra riportate. Ma pur se in difficoltà, non si può certo dire che il comico genovese non abbia rilevato quale sia il nodo nevralgico dell’Italia e della manifestazione canora; lui che è stato il principale artefice dell’exploit di ascolti della prima puntata, mostrandone, tuttavia, anche il nervo scoperto.
Già perché, questa volta, anche il collaudatissimo motore messo a punto da Fazio e autori qualche colpo lo ha perduto. Nel suo “format impegnato da asporto” – buono sia per le serate in casa su Rai3, che in quella dei lontani parenti de La7 o di quelli più prossimi di Rai1- oltre ai buoni sentimenti e a una ristretta cerchia di amici intellettuali – convenuta per presentare un libro o leggere una lista, la politica non può mai mancare. Figurarsi, poi, se l’asporto prevede quale destinazione Sanremo, frullatore di generi e argomenti, in cui la politica, spezia assai saporita, ne rinforza da sempre il gusto. Probabilmente però, con un Crozza che è stato qualcosa di più che pepato, con il “rinforzo” si è ecceduto. Lontano dai familiari lidi de La7, il format del suo show satirico mal si è adattato alla diversità di genere e ambiente sanremese. Una mancata empatia confermata non tanto dal viso “perlato” del D.G. Rai Gubitosi, ma anche da una certa inquietudine che era possibile respirare tra il pubblico in sala, con le telecamere che praticamente mai hanno indugiato sui loro volti. Segno evidente che qualcosa non ha funzionato.
Non si è trattato solo del mero errore di impostazione della scaletta, con la scelta di spingere subito sull’acceleratore impersonando Silvio Berlusconi (come sottolineato da Aldo Grasso), ma anche della sproporzione con cui il Nostro ha dato risalto ai difetti di una parte piuttosto che dell’altra. E’ vero che il materiale che, quotidianamente, l’ex premier Berlusconi mette a disposizione, ben si presta alla satira, ma altrettanto lo è affermare che su di esso Crozza ha lavorato di pancia, mentre, probabilmente, la platea avrebbe voluto altro. Per gli altri leader, tra l’altro, solo qualche accenno al vezzo per le improbabili metafore o la messa in burla della congenita stanchezza. Verrebbe da chiedersi cosa si sarebbe detto o scritto, a parti politiche invertite, per un trattamento simile riservato magari a un leader di sinistra.
Mantenendo dunque fede al clamore mediatico delle settimane precedenti, che gli è valso da un Mario Monti molto poco moderato l’epiteto di “pateticamente disinformato”, i circa quaranta minuti di intervento di Crozza a Sanremo si inseriscono alla perfezione nel meccanismo spettacolare che usa la polemica e la contrapposizione politica per generare interesse. Prese nel mezzo, passano praticamente inosservate, sia le performance canore che la novità formale del doppio turno per la scelta delle canzoni in gara.
Se nella gara canora un certo rinnovamento di generi e di età anagrafiche si è avuto, molto meno è accaduto sul fronte dei contenuti extra musicali.
A una settimana dalla sua fine, dunque, il dubbio su cosa sia stato esattamente il Festival di Sanremo rimane.

L’intervista a Fazio e Littizzetto a Che tempo che fa

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