la regina e la borsettaALICE CANNONE | I politici italiani  dovrebbero imparare  l’ABC del bon ton comunicativo dalle più alte sfere balsonate. Chè se di cacciata bisogna parlare, senza dover scomodare Masaccio e Paradisi terrestri, basterebbe l’eleganza dei monarchi della perfida Albione. Suggeriamo quindi a Grillo,  in vista di una possibile monarchia teocratica a cui potrebbe ispirarsi, di rifarsi ai dettami la Regina Elisabetta II, quanto meno per  regole che riguardano gli ospiti sgraditi. Se è vero che “La banalizzazione è il prezzo della comunicazione” (Nicolás Gómez Dávila), la mancanza di eleganza è lo scotto che un politico dabbene non dovrebbe pagare mai.

Pare infatti che la canuta incoronata usi, per comunicare con il suo staff, la sua borsetta, fedele quanto pleonastico accessorio: per tradizione, una regina non riempie la sua Chanel con denaro contante, tanto meno con carte di credito o assegni, o di chiavi della macchina o passaporto (che non ha). E se le signorine dabbene hanno imparato col tempo ad usare pochette gonfie a mò di panzerotto (anche come) arma contundente, le vere regine (e naturalmente i veri leader) hanno fatto di queste protesi delle mani un vero e proprio codice cifrato per chi gli sta intorno. Infatti: se posarla sul tavolo sta ad indicare che il pranzo o la cena finiranno nel giro di pochi minuti, appoggiarla a terra è indice di una conversazione poco interessante e con quel gesto Elisabetta II chiede l’intervento della dama di compagnia, che si materializzerà al suo fianco in una manciata di secondi.

E se proprio l’idea di lasciare una borsetta accanto al microfono, quando il comizio inizia ad essere troppo noioso, può non convincere troppo sul piano dello stile, suggeriamo al Grillo nazionale di affinare comunque le sue capacità di comunicazione meta verbali. Lo  stecchino in bocca, a fine pranzo, farà pure un po’ cafone ma servirebbe, chessò, a riportare all’originario mantra dell’ “uno vale uno”. O impugnare con aria elegante ed indifferente un apriscatole quando i parlamentari, pardon i cittadini, iniziano a mostrare segni di cedimento sul rispetto dello statuto “riferito come non Statuto” (Cfr. Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento). Ma soprattutto a tal proposito la regola aurea, prevista dal galateo per  politici dabbene è il prezioso insegnamento di Winston Churchill: “Ho dato le mie dimissioni, ma le ho rifiutate.”

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