1526114_655874417808085_937919706_nELENA SCOLARI | Come eravamo. Come siamo. Come siamo ridotti. Ma invece di The way we were, giustamente Adamo ed Eva ascoltano Paradise (ma sì che la ricordate, non fate finta, che ci avete anche pomiciato… “…when I’m with you it’s paradise…”). Ahiloro però, Alberto Astorri e Paola Tintinelli non si trovano in una laguna blu, ma in un giardino trascurato e un po’ rinsecchito, che pare abbia ormai poco da lussureggiare. I vestiti sono invernali, Adamo ha un cappottino cammello ed Eva un abituccio con calzette rosse. Così, finito lo stupore, finite le tentazioni, la libido è in calo, il giardinaggio è da escludere, la Prima Coppia comincia a farsi domande, e sono le grandi domande che in tanti, in terra, ci facciamo: che coss’è l’amor, cos’è il tempo, la memoria, come si sta in una relazione, e via interrogandoci.

Questo, in estrema sintesi, il succo dell’ultimo spettacolo del duo Astorri-Tintinelli, “I giorni fragili di Adamo ed Eva”. Ed è anche il succo del frutto del peccato, un frutto non più lucido che invece di sedurre offrendo la conoscenza e punendo con la mortalità, oggi offre dubbi. Dubbi poetici, a volte filosofici, ma pur sempre dubbi.

I due attori sono bravi, già lo sapevamo, ed è sempre un piacere vedere professionisti che sanno usare voce, corpo, espressioni. Astorri e Tintinelli sanno maramaldeggiare con la surrealtà come pochi altri. Bene. Questo spettacolo però produce qualche dubbio in noi spettatori, più che sul senso della nostra esistenza, sul senso di un testo (la cui drammaturgia è curata da Simone Faloppa) che ci pare francamente un po’ inconcludente. E con questo intendiamo dire che non conclude la propria scelta, è un po’ assurdo, un po’ simbolico, un po’ citazionista (dal cinema di Godard all’Antico Testamento), suggerisce questioni sempre attuali ma non nuove e ci sembra che, alla fine, non mostri una chiave particolare per entrare nella riflessione sulle relazioni di coppia da un uscio nuovo.

Proviamo ad analizzare il contesto scenografico: alcune carabattole in stile rigattiere, da sempre cifra della compagnia, stoviglie già in frantumi e altre che vengono frantumate (come le certezze?) arbusti vari. E una parete orizzonte sulla quale gli attori stessi, manovrando la levetta di un marchingegno, proiettano panorami che mutano al passar del tempo, e della giornata, dall’alba al tramonto. La proiezione viene da una lunga pellicola disegnata che scorre, e in questa scelta è un punto significativo del lavoro. Qui leggiamo vari temi: l’eternità del tempo che scorre, che torna, sempre, senza sosta, c’è anche una sorta di superpotere dei due personaggi/archetipo in grado di muovere il loro orizzonte, già ma sono costretti a muoverlo, è una condanna, un lavoro, meccanico per di più. L’alba è sempre rosa, il tramonto è sempre rosso, ci si annoia, si prova a rompersi un ginocchio, a storcere l’equilibrio per vedere cosa succede. Adamo si chiede se non sarebbe giusto che Eva andasse con un altro. Se ci fosse, un altro.

“I giorni fragili di Adamo ed Eva” sono anche i nostri, certo, questo è chiaro, condividiamo la perplessità sull’umano. Abbiamo però l’impressione che il talento di Astorri e Tintinelli, che fragile non è, abbia bisogno di aprirsi ad un giardino più ampio, popolato di sibilanti insidie e dove l’orizzonte possa essere una sfida.

3 COMMENTS

  1. Dal programma di sala: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, e dalla sua costola, per non lasciarlo solo, fece nascere la donna. Fu un epopea da giganti in quella lunga estate all’Eden, all’alba della creazione, la loro stagione forse più felice. Tentati dal serpente, scelsero di violare l’editto divino e di cogliere il frutto proibito della conoscenza.Questo racconta il mito biblico.
    Ma anche questo: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio, maschio e femmina li creò.
    La storia della costola è dopo: quando il libro ricomincia a raccontare la stessa storia in una versione più lunga. Più lunga e ambigua grazie alla lingua italiana. Nella versione lunga si perde il significato della parola Adamo (da Adamà cioè terra) che vuol dire umanità. E così si torna a “maschio e femmina li creò”.
    Astori e Tintinelli sono impacciati tra parole che sembrano non comprendere pienamente. Parole che sono tutte trappole tese per catturare teologi principianti, filosofi del pensiero debole che anche se passato di moda ha lasciato spossati. Più belli quando soltanto si muovono e muovono trucchi a favore del pubblico. Una manopola per far scorrere disegni (bellissimi) e ombre che creano e svelano simultaneamente l’artificio.
    Partire dalla Genesi per raccontarci la trama di una sit-com inglese degli anni settanta, “George e Mildred”, spin-off di un’altra sit-com, “Un uomo in casa”, mi sembra tempo sprecato. Sprecato per gli attori, sprecato per il pubblico e sprecato per chi dirà che l’autrice di questo scritto è immodesta, imprudente e ottusa, cioè “hater”.
    In quanto a me visto che esisto solo quando scrivo mi sembra tutto tempo tolto all’oblio.

  2. Dal programma di sala: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, e dalla sua costola, per non lasciarlo solo, fece nascere la donna. Fu un epopea da giganti in quella lunga estate all’Eden, all’alba della creazione, la loro stagione forse più felice. Tentati dal serpente, scelsero di violare l’editto divino e di cogliere il frutto proibito della conoscenza.Questo racconta il mito biblico”.
    Ma anche questo: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio, maschio e femmina li creò.
    La storia della costola è dopo: quando il libro ricomincia a raccontare la stessa storia in una versione più lunga. Più lunga e ambigua grazie alla lingua italiana. Nella versione lunga si perde il significato della parola Adamo (da Adamà cioè terra) che vuol dire umanità. E così si torna a “maschio e femmina li creò”.
    Astori e Tintinelli sono impacciati tra parole che sembrano non comprendere pienamente. Parole che sono tutte trappole tese per catturare teologi principianti, filosofi del pensiero debole che anche se passato di moda ha lasciato spossati. Più belli quando soltanto si muovono e muovono trucchi a favore del pubblico. Una manopola per far scorrere disegni (bellissimi) e ombre che creano e svelano simultaneamente l’artificio.
    Partire dalla Genesi per raccontarci la trama di una sit-com inglese degli anni settanta, “George e Mildred”, spin-off di un’altra sit-com, “Un uomo in casa”, mi sembra tempo sprecato. Sprecato per gli attori, sprecato per il pubblico e sprecato per chi dirà che l’autrice di questo scritto è immodesta, imprudente e ottusa, cioè “hater”.
    In quanto a me visto che esisto solo quando scrivo mi sembra tutto tempo tolto all’oblio.

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