teatroNICOLA ARRIGONI | C’è voglia di fare i conti col passato recente, di rileggerlo tenendo conto delle possibili eredità che questo può avere sul nostro presente. C’è voglia di documentare l’arte effimera ma non inconsistente della scena e di farlo con affreschi storici e memorie intime, assumendo categorie storiche consolidate: come la definizione di Marco De Marinis per il ‘nuovo teatro’ delle avanguardie della seconda metà del XX secolo e da queste partire per una narrazione che ci metta a confronto con una scena lontana ma che forse ancora ci appartiene. In questo senso si pone l’azione editoriale di Titivillus che in accordo col progetto di ricerca di Lorenzo Mango dell’Università di Napoli L’Orientale, dopo aver pubblicato il volume di Daniela Visone, La nascita del nuovo teatro in Italia 1959-1967 ora fa seguito il volume di Salvatore Margiotta, Il nuovo teatro in Italia 1968 – 1975, (Titivillus, pagine 472, 20 euro) la serie si concluderà col saggio di Mimma Valentino dedicato al periodo che va dalla metà degli anni Settanta a 1985. «L’aspirazione del progetto – scrive Lorenzo Mango – è tracciare una storia del Nuovo Teatro nel senso più puntuale e tecnico del termine si è evitato, cioè, di associare in discorsi unitari l’attività dei singoli artisti, preferendo incontrarla di volta in volta nei modi e nelle forme che assumeva nei diversi momenti storici». Nel secondo tomo si analizza il dopo Convegno d’Ivrea – atto fondante delle avanguardie italiane- con esponenti come Carmelo Bene, Carlo Quartucci, l’esperienza di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, la Compagnia della Loggetta di Brescia, solo per fare qualche nome. Il sessantotto teatrale e le molteplici esperienze degli anni immediatamente successivi vengono passate al setaccio, così come il dibattito critico che ne scaturisce. In questa pur sommaria sintesi dei contenuti del volume si vuole mettere in evidenza la tensione a documentare, rileggere la memoria/storia del teatro attraverso un progetto editoriale e di ricerca condiviso che si affianca ad un persistente sforzo legato a attutire la natura effimera del teatro e a coltivarne la memoria prima e la storia poi.

Nell’ottica della memoria personale e d’artista si pone il volume di Pippo Di Marca, Sotto la tenda dell’avanguardia (Titivillus, pagine 326, 18 euro). Pippo Di Marca racconta la propria militanza artistica, lunga oltre mezzo secolo dal 1959 al 2011, siciliano di nascita e romano di adozione, appartiene alla seconda generazione dell’avanguardia teatrale italiana: quella di Nanni, Perlini, Cecchi, Carella fino ai Magazzini e alla Gaia Scienza. Nel volume Di Marca racconta la propria esperienza artistica e attraverso di essa media il mutare della scena italiana e al tempo stesso documenta l’azione dei protagonisti dell’avanguardia, una tenda in grado di riunire sotto di sé stili ed estetiche diverse, ma tutti ugualmente mossi da una voglia di rinnovamento del linguaggio del palcoscenico, di utilizzo della scena come strumento di critica sociale e politica.

In questa carrellata di volumi atti a documentare il passato recente di un teatro che si affida alle recensioni, alle fotografie in bianco e nero, alle memorie di chi ce’era e che assistette a spettacoli oggi considerati ‘storici’ si pone anche il saggio di Maria Fedi, L’archivio Andres Neumann. Memorie dello spettacolo contemporaneo (Titivillus, pagine 240, euro 16) in cui l’archivio donato da Andres Neumann – eclettico e vulcanico organizzatore culturale – al Centro Culturale Il Funaro di Pistoia diventa fonte per analizzare l’atto performativo, lo spettacolo come fase conclusiva di un processo lungo e complesso, quello produttivo e organizzativo, i cui protagonisti spesso non coincidono con chi sta in scena. Questo per dire che il volume attraverso gli exempla che prende in esame vuole mostrare e indicare come la storia e la memoria del teatro si nutrano sì nell’azione scenica, dell’esito spettacolare ma abbiano un aspetto non secondario anche in ciò che sta dietro l’estetica che spesso è la politica, l’organizzazione, la promozione, l’azione all’interno della comunità in cui spettacoli e forme d’arte prendono corpo. I materiali dell’archivio aiutano a leggere exempla della scena internazionale contemporanea da Mahabharata di Peter Brook a Palermo Palermo di Pina Bausch, da La classe morta di Tadeusz Kantor alle tournées internazionali di Dario Fo e Vittorio Gassman, prestigiose pietre miliari dell’attività di Andres Neumann, organizzatore e promotore di eventi culturali in tempi e spazi dove ‘fare cultura’ voleva dire movimentare coscienze, entusiasmi e voglia di cambiare il mondo. In questo senso recuperare la memoria di quel magistero è anche trovare un bandolo della matassa per consolarci dell’insignificanza del nostro presente.

Salvatore Margiotta, Il nuovo teatro in Italia 1968 – 1975, Titivillus, pagine 472, 20 euro.

Pippo Di Marca, Sotto la tenda dell’avanguardia, Titivillus, pagine 326, 18 euro.

Maria Fedi, L’archivio Andres Neumann. Memorie dello spettacolo contemporaneo, Titivillus, pagine 240, euro 16.

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