photoFRANCESCA GIULIANI | Interno notte. Riviera romagnola, Cocoricò. Il tempio della trasgressione si intimidisce.
​Il corpo-soglia e l’artista-oggetto. Il tatto e la vista. La nudità e il pudore. Sei corpi, a coppia, uomo e donna, nudi, sostano immobili, neutri, su una soglia. Varcare quell’ingresso significa toccarli. Varcare quell’ingresso significa scegliere a chi rivolgere lo sguardo, scegliere quale territorio emozionale esplorare con il proprio di corpo. È questo che ha raccontato a PAC nell’intervista che segue Luigi de Angelis, fondatore e regista della compagnia ravennate Fanny & Alexander: una conversazione fatta a seguito della sconfortante vicenda avvenuta la notte tra il 22 e il 23 febbraio al Cocoricò di Riccione. La performance, che era un omaggio alla celebre “Imponderabilia” di Marina Abramovic, è stata presto interrotta dall’arrivo dei carabinieri che hanno smontato l’installazione vivente posta all’ingresso del locale. Quando “Imponderabilia” venne presentata dall’artista serba e dal compagno e performer Ulay alla Gam di Bologna era il 1977 e, nonostante la “rivoluzione sessuale” fosse già in atto, i due artisti furono arrestati e privati del loro passaporto. Perché, oggi, nel 2014, quando la nostra quotidianità è costantemente esposta alla visione della nudità sotto ogni sua forma più pornografica e volgare, attraverso qualsiasi dispositivo visivo, una performance del genere viene “censurata”? Tanto più in questo luogo, famoso per una trasgressione portata all’ennesima potenza?​
La richiesta.​
La notte del 22 febbraio il Cocoricò ha organizzato il “Memorabilia”, serate nelle quali si esibiscono dj e artisti che hanno calcato le scene della discoteca negli anni passati. La direzione artistica ha proposto a Fanny & Alexander di pensare a una performance per la serata. La mia idea è stata quella di riproporre una performance simbolica, che avevamo presentato il 31 dicembre 2003. Si tratta di una rielaborazione della performance “Imponderabilia” di Marina Abramovic, presentata alla Gam di Bologna nel 1977 e riproposta nel 2010 al Moma di New York all’entrata di ogni stanza che ospitava la retrospettiva dell’artista “The Artist is Present”.
Sulla ri-attualizzazione.​
A Fanny & Alexander interessano sempre le opere che riescono a porre delle domande. Questa performance pone una domanda che ha a che fare con l’entrare in un luogo. Obbliga a riflettere sul gesto dell’entrare e a mettere in gioco il proprio pudore. È possibile entrare in un luogo tramite due corpi nudi così vicini da obbligarmi a sfiorarli? Cosa mi succederà? Da che parte mi girerò automaticamente? Mi esporrò di più al maschile o al femminile? Quella nudità mi parla di qualcosa? È un limite o una possibilità? In un luogo come il Cocoricò, di solito dedicato alla libertà dei freni, passare da un tale sigillo iniziale agisce sul mio senso del pudore? Perché il nudo in pubblico crea oggi ancora un turbamento? È la sua vicinanza, la possibilità di toccarlo che crea turbamento? Non siamo bombardati su tutti i media da corpi nudi di donne e non solo? La differenza è che gli schermi dei computer creano un filtro e una lontananza, per cui sono di fatto luoghi di conservazione invece che di liberalità?
La performance.​
Tre porte-cabine, poste alla fine della scalinata, segnavano la soglia oltre alla quale era possibile vivere il Memorabilia. All’interno di ogni porta-cabina una coppia nuda, ogni performer posto davanti all’altro, si guardava negli occhi. Il visitatore si trovava a doversi mettere di profilo per entrare tra i due corpi nudi e in qualche modo a sfiorarli. Ma era libero di scegliere se sfidarsi, varcando quella soglia, oppure, optare per l’ingresso da una porta laterale del locale, dal Titilla.​
La sospensione.
Durante il pieno svolgimento della performance sono arrivati alcuni agenti in borghese che hanno fotografato tutto nel dettaglio e poi hanno portato in caserma i performer, il sorvegliante e uno dei titolari del locale. Il reato per cui sono tutti indagati è “concorso aggravato in atti e spettacoli osceni”. Credo che questa ipotesi di reato si qualifichi da sola, non c’è bisogno di commenti.​
Le sensazioni. Passato/Presente. ​
Nel 2003 era molto interessante vedere la reazione del pubblico, una sorta di indagine antropologica live: nessuno voleva passare tra due uomini e nessuno voleva entrare nella porta in cui c’era un ragazzo brasiliano, creolo, per questioni di pelle. Questa cosa mi colpì tanto. E mi colpì il freno inibitorio che una tale immagine istantaneamente provocava. Oggi, dal racconto dei performer, sembra che le persone fossero meglio disposte al passaggio.
Le provocazioni. Mossa pubblicitaria?
Sul web si scrive di tutto. Se qualcuno afferma questa cosa che lo faccia senza veli, a viso aperto, con nome e cognome, lo dica direttamente. Così magari lo portiamo in tribunale. Noi in questo momento desideriamo che i toni si raffreddino e la vicenda si esaurisca, in modo da non dover andare a processo. La nostra più grande preoccupazione è di tutelare i performer e chi si è occupato della cura della serata, perché c’è un’indagine in corso nei loro confronti, perché sono stati magnifici e si sono comportati sempre da professionisti.

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