Tam TeatromusicaFRANCESCA CURTO | Prendete un computer, un videoproiettore, una tavoletta grafica, un bravo digital painter e un’attrice espressiva. Aggiungete un pizzico di strumento a corda ed insaporite il tutto con rosmarino e limone: otterrete la ricetta perfetta per fondere teatro e media. Questi gli ingredienti che caratterizzano lo stile di Tam Teatromusica, compagnia padovana che con la perfomance Ho un punto fra le mani chiude con efficacia la prima edizione di Impronte Digitali, festival di teatro e nuove tecnologie che ha avuto luogo tra Inzago e Melzo dal 14 al 27 settembre.

Accodandosi alla trilogia di spettacoli ispirati alla pittura astratta di Chagall, Picasso, e Klee, Ho un punto fra le mani è un percorso di ricerca che prende spunto dalle forme e dai colori di Kandinsky, facendo proprie alcune suggestioni del pittore contenute nei testi Punto linea superficie e Lo spirituale nell’arte. Pur accomunati dall’idea di avvicinare l’arte al teatro e al contempo i bambini al mondo della pittura, si tratta di quattro spettacoli autonomi, tutti ideati con diverse tecniche di narrazione. Nel suo ultimo lavoro sui pittori del ‘900, Tam Teatromusica si avvale della pittura digitale pensando a una performance adatta ai più piccoli ma capace di coinvolgere, associando il progresso della tecnologia alla semplicità delle forme, anche i loro accompagnatori.

Sulla scena il corpo quasi clownistico di Flavia Bussolotto dialoga con le forme proiettate su una parete bianca e si muove in uno spazio scenico in continuo mutamento. Dietro le quinte Alessandro Martinello – tavoletta grafica alla mano – è il pittore digitale che dà vita in tempo reale alla performance, nonché attore e scenografo attraverso le sue stesse proiezioni. È subito evidente il sovvertimento dei ruoli: nell’era del digitale, artista e performer hanno lo stesso peso. Martinello entra infatti in scena a inizio spettacolo in tenuta bianca e nera, per poi dirigersi alla sua postazione tecnica; la Bussolotto, con gli stessi indumenti si colloca invece in uno spazio bianco che attende di essere colorato e di acquisire una sua forma. Alla bidimensionalità talvolta limitante del foglio di proiezione, Tam Teatromusica oppone infatti uno spazio scenico ripiegabile e tridimensionale, in grado di offrire profondità all’immagine e favorire un’esperienza percettiva a tutto tondo.

Dal verde al nero, dal punto alla linea e da Alcuni cerchi a Giallo, rosso e blu, lo spettatore è invitato a partecipare ad un gioco di percezione che coinvolge i cinque sensi. Poiché secondo Kandinsky ad ogni colore corrisponde un sapore, Tam Teatromusica non dimentica di stimolare l’olfatto associando il giallo al profumo del limone e il verde a quello del rosmarino. E se allo stesso modo ciascuna forma richiama un suono, anche lo strumento musicale diventa linguaggio indispensabile ad entrare in relazione con il gesto. Il mix che si ottiene dall’unione di corpo e arte digitale è un gioco sinestetico di forme e sensazioni, che porta a dubitare del “qui e ora” della narrazione. Ma più che una vera e propria narrazione, quella di Tam Teatromusica può essere considerata una sorta di “composizione” dove le parole lasciano il posto ai suoni e alle emozioni, affidando a forme e colori il compito di parlare direttamente all’anima.

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