SILVIA ALBANESE | Milano, 20.12.19 Questo diario comincia dalla fine: sono al NAO Performing Festival – CLIMAX, è il 4 dicembre e ancora una volta piove tantissimo. Lo spazio del DID Studio immaginalo inizialmente nudo, bianco, vuoto, aperto. Vivo e pronto. Arriva un uomo non molto alto, con la barba e i baffi, una maglietta e dei fouseaux neri: entra deciso nello spazio e si sdraia, pancia a terra. In luce, in un occhio di bue, il corpo dell’uomo nega alla vista braccia e gambe, e lascia che il movimento si generi dall’onda del respiro, sempre più potente.

Attraverso il respiro l’uomo (ri)conquista i propri arti, si guadagna l’aria, offre quattro appoggi alla terra e ha la possibilità di saltare. Si guadagna sempre più l’aria. Questo corpo danzato dal respiro non conosce la stasi. La conquista della verticalità prevede numerosi passaggi. Vedo la trasformazione di un essere acquatico in un bipede terrestre. Scopro che si trattava di un prologo, perché solo adesso una metallica voce off annuncia il titolo dello spettacolo di Nicola Cisternino, con tanto di sottotitolo. SOBOTTA, atlante di anatomia umana e poi aggiunge: Neo-corteccia/linguaggio. Intanto l’uomo prende un microfono e comincia ad articolare dei suoni che sono un po’ delle parole e un po’ no, un linguaggio che è più un verso umano che il veicolo dei contenuti celati dietro le sillabe, dietro i fonemi, mentre alle sue spalle una donna e un uomo costruiscono un ring rettangolare con dello scotch nero sul tappeto bianco.

Sistema limbico/emozioni. Rimangono solo loro due nel ring, Sara (Sara Sguotti) e Jari (Jari Boldrini). Un uomo, una donna, le emozioni. La voce off di Siri comincia a impartire loro precise indicazioni chiamandoli per nome; recepite dai perfomer con relativa libertà, le istruzioni danno vita a una sorta di coreografia combinatoria istantanea che ha un che di surrealista, un po’ come se si trattasse di un cadavre exquis, il cui disegno complessivo è ignoto sia ai performer che al coregrafo. Pezzi di musica pop lasciano spazio per ampie improvvisazioni in un cangiante disegno luci che dilata e circoscrive lo spazio fino a portarci in un fucsia immersivo che anche io vorrei riempire con le parole di Un’emozione da poco di Anna Oxa urlate in silenzio da Sara. Il ring viene disfatto, lo spazio non è più circoscritto.
Cervello rettiliano/istinti primari. Qui protagonista al centro dello spazio scenico è un neon-monolite, e i performer sono contemporaneamente in scena, in un trio che evidenzia la durata e lo sforzo di una danza quasi tribale.

Al Teatro Fontana per il festival Più Che Danza, il 29 novembre. Il vestito è di cerata. Si tratta di un vestito militare per mimetizzarsi nella neve. E nello spazio c’è Mr Furry (di e con Tommaso Serratore) un essere un pochino americano. Buio. Tuoni. Uno strano corpo oggetto fatto di strati in fondo a destra, laggiù. Il suono (di Gabriele Ottino) sembra provenire da un altro mondo, sembra essere il tramite per stabilire un contatto con un’altra dimensione. Il paesaggio comincia a essere abitato dal fumo. E questo corpo, dapprima rannicchiato, cerca di guadagnare la verticalità, anche lui, ma sembra continuamente venir ricacciato in un altrove da cui proviene, dimensione parallela e possibile per un corpo-oggetto fatto di strati e strisce. C’è la fatica di una lotta e di uno spaesamento: non esiste traiettoria che non contempli un inciampo. C’è un’invocazione, una preghiera, c’è la lotta contro un nemico che forse è immaginario, forse è invisibile, forse è lo stesso Mr Furry che un po’ lotta con la sua ombra, un po’ rincorre la propria coda. La scoperta del fuoco è l’introduzione di un oggetto sconosciuto, che rivela la sua natura di tapis roulant e porta il corpo a essere bipede e verticale quasi con grazia, senza inciampo; ma appare inutile avere imparato a camminare se poi si resta comunque fermi nello stesso punto.

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