ELENA SCOLARI | Il poeta tedesco Friedrich Hölderlin diceva che il rimedio nasce là dove nasce il male. Mai come oggi potrebbero spuntare fiammelle-rimedio nel buio di un bosco fosco dove – malgré nous – siamo stati spinti in una notte lunga settimane e settimane.
Il bosco stesso può essere il rimedio, luogo aperto e “panico” dove tornare a fare teatro.
Bosco, o anzi meglio: radura. La radura come lo spazio dove il fitto del bosco finalmente si apre e lascia vedere ciò che c’è, non più nascosto. È la radura filosofica e umanistica di Heidegger: quel luogo dell’essere diventa l’orizzonte entro cui gli enti sono visibili.
Noi di PAC siamo andati a esplorare la radura, stiamo percorrendo una strada immaginaria che si snoda lungo tutta la spina dorsale teatrale italiana e dopo la prima tappa eccoci alla seconda tranche di #Lucidellaribalta: un forziere aperto a cui tutti, spettatori e teatranti, possano accedere per ispirarsi, per scoprire iniziative che non si conoscevano, per viaggiare (senza autocertificazione!), e anche per copiare, perché no, declinando ognuno il proprio rimedio (vedi istruzioni in calce all’articolo).

I teatri riapriranno il 15 giugno (ora è ufficiale) ma il primo teatro a farsi vedere sarà quello che uscirà dalle sale e andrà, appunto, nelle piazze, nelle strade, sui battelli, nei parchi e anche inforcando una bici!

Faber Teater | Il campione e la zanzara

Faber Teater (Chivasso) e Mario Chiapuzzo hanno inventato Il campione e la zanzara, ce ne parla l’organizzatrice Chiara Baudino:
In bicicletta tutti, spettatori e attori, per attraversare lo spazio e il tempo, pedalando. Spettacolo epico itinerante che racconta la vita dell’airone Fausto Coppi e con lui attraversa il novecento. È un’esperienza tout public, si sviluppa nell’alternanza tra pedalate e tappe, per un pubblico che potremmo limitare a 40-60 persone, tutte in bicicletta. La prima tappa in un cortile o in una piazza chiusa in modo da contare il numero di partecipanti, e da lì, dopo il primo racconto, si parte. La presenza delle bici può assicurare la distanza sia nelle tappe in cui per raccontare i personaggi invitano gli spettatori a disporsi in modo adeguato, sia nelle pedalate con le attenzioni e la dinamica stessa del pedalare in gruppo. Inoltre in bici si possono percorrere i centri storici, animandoli, rendendoli vivi, incontrando pubblico involontario che potrà vedere il plotone di bici e ascoltare le guide temporali, che, come strilloni, attraversano la storia del novecento; è poi possibile raggiungere pedalando zone anche lontane dai centri (per le tappe) e in tal mondo valorizzare luoghi meno conosciuti tenendo sempre sotto controllo il numero dei partecipanti.
Pensiamo che Il campione e la zanzara sia proponibile sia nei festival estivi sia nell’ambito del teatro ragazzi. Immaginiamo collaborazioni con assessorati allo sport, all’ambiente, alla mobilità, polizia municipale, aziende produttrici di biciclette, parchi naturali, ecomusei, associazioni ciclistiche.

Fortissima è tra i teatranti la convinzione che si debba ripartire dal territorio: premiare chi ha fatto un lungo, lento e paziente lavoro sul proprio pubblico, concentrandosi su luoghi alla periferia dell’impero, spesso molto più vivaci dell’impero stesso. Così pensa anche Giampaolo Fioretti, tra i fondatori del gruppo Cikale operose nato nel 2014 (Vicenza):
Penso che nell’immaginare una ripartenza si debba pensare necessariamente di iniziare dalle nostre comunità dove non sempre il teatro è un punto di riferimento costante della collettività. Ne è elemento fondante ma non unico e spesso non univoco nella tipizzazione delle proposte. Il problema non saranno le distanze di sicurezza ma la distanza relazionale che si dilaterà inevitabilmente, se non si penserà a un diverso approccio con il cittadino. Quindi pensiamo a un percorso che possa riappropriarsi degli spazi, dei luoghi che la città offre, della sua storia ma immaginando un’esperienza inclusiva che tenga conto delle realtà presenti sul territorio, invitandole a sviluppare idee e progetti comuni con l’obiettivo di dare al teatro il suo più importante paradigma: la partecipazione. Un percorso che parta dalle memorie, dai ricordi, dal vissuto delle famiglie, che ognuno può portare alla luce e condividere con la comunità con un duplice obiettivo: riappropriarsi della propria memoria che è alla base dell’essere chi siamo (o chi siamo stati fino a qualche mese fa) e raccontare pubblicamente questo patrimonio comune, questa esperienza umana alle e con le comunità vicine in un progetto di rete condiviso.
Serate, incontri con storici e la partecipazione di associazioni, bande, cori, gruppi storici, con l’obiettivo di raccogliere materiale oggetto di una drammaturgia e di una restituzione in tutti i Comuni, in luoghi diversi e, soprattutto, con i cittadini come protagonisti delle loro storie.

Passiamo ora da Brescia e incontriamo Valeria Battaini, Roberta Moneta e Francesca Mainetti di Teatro19, ideatrici del festival Metamorfosi – scena mentale in trasformazione:
Quest’estate si sarebbe dovuta svolgere a Brescia la decima edizione di “BARFLY- il teatro fuori luogo” che dal 2017 è anche parte del progetto di riqualificazione urbana Oltre La Strada. Il programma avrebbe previsto anche quest’anno spettacoli all’aperto in centro e periferia, un Trekking Urbano, laboratori nei parchi e “Omnibus”, spettacolo a bordo di un autobus di linea. Qualcosa si farà, forse non si chiamerà Barfly, sicuramente non potrà essere uguale a come lo avevamo pensato. Stiamo rimodulando il progetto, in dialogo con il Comune di Brescia, in modo da poter rispettare le norme di sicurezza. Ci stiamo orientando su un numero limitato di rappresentazioni in un luogo individuato dall’amministrazione, rinunciamo per quest’estate alla diffusione capillare sul territorio, e optiamo per produzioni di compagnie della zona, messe in relazione fra loro, stiamo valutando la possibilità di proporre uno spettacolo itinerante con pochissimi spettatori replicato più volte, ma siamo ancora in attesa di direttive precise nonostante l’annuncio dell’apertura di cinema e teatri per il 15 giugno. Pensando alla prossima stagione e dedicando attenzione ai percorsi formativi a breve proporremo a soci e amici di Teatro19 un incontro on line per co-progettare le attività future. L’unico modo per poter andare avanti: osservare, ascoltare e reinventare. Come prima, ancor più di prima.

Festival Metamorfosi | Brescia

E dove finiamo ora? Al cimitero. Giustamente. Quanto sono belli i contrasti, no? Sono carichi di energia, tutta da sprigionare, ed è bella l’idea di portare vita, arte e poesia in un luogo di corpi dissolti per sempre, come a offrire loro una visita inaspettata, per parlare alla durevole evanescenza dello spirito.
Questa idea impertinente e rispettosa insieme è venuta al Teatro degli Acerbi (Asti) e al giornalista Pietro Giovannini, noi ne parliamo con Massimo Barbero, membro della compagnia: in Dormono… sulle colline – narrazione in vita dei nostri antenati (ispirato all’Antologia di Spoon river di Edgar Lee Masters e a vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio de André) quattro attori e un musicista conducono gli spettatori in un percorso tra le lapidi, gli alberi e i cespugli che naturalmente compongono la più perfetta delle scenografie. Un enorme patrimonio storico e paesaggistico nascosto e spesso non osservato, non goduto, là dove sorgono le ultime dimore dei nostri antenati.
La musica e le parole in un cimitero hanno più peso perché si è più predisposti all’ascolto, al silenzio; risuonano più pure, invitandoci ad alzare lo sguardo verso i luoghi circostanti, dove le persone che ora qui riposano hanno vissuto: quei luoghi e quelle anime offrono spunto per riflessioni di portata universale.
Un lavoro che – tra l’altro – ha grandi potenzialità anche come strumento di turismo culturale alternativo, con cui poter scoprire i cimiteri paesaggistici e monumentali del nostro straordinario Paese.

Dormono… sulle colline | Teatro degli Acerbi | ph. Piermario Adorno

Ora che l’emergenza sanitaria ha travolto la collettività e il comparto culturale questo spettacolo itinerante può essere tra le prime proposte per la “fase 2”, gli spettatori sono raccolti in piccoli gruppi, su prenotazione, con accompagnatori lungo il percorso. Non sono necessari allestimenti tecnici: un lavoro di artigianato teatrale con la forza della parola, della musica di un chitarrista, di piccole suggestioni create da oggetti e fiaccole quando scende la notte, un’esperienza di incontro dal vivo. Pensiamo a più repliche: una diurna, una al tramonto, una in notturna, evocando sensazioni diverse. Potremmo provare anche l’alba“.
Cominciare la giornata dove si crede sia finita la vita. Bellissimo.

#INFO progetto #Lucidellaribalta
– La chiamata è rivolta tanto agli organizzatori quanto ai soggetti produttori, cioè sia a chi ha idee per l’accoglienza del pubblico, modalità teatrali all’aperto o al chiuso che prevedano distanza tra gli spettatori (anche in movimento all’aria aperta) sia a chi ne ha per produzioni artistiche che “leggano” la contingenza dal punto di vista della creazione.
– Inviateci le vostre idee pratiche per la riapertura di spettacoli e teatri a paneacquaculture@gmail.com con oggetto #lucidellaribalta
– Testo max 10 righe
– Indicazioni chiare su: modalità, destinatari (pubblico, attori, istituzioni, eventuali sponsor, et cetera).

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