IL COMPLOTTO DEI TRAMEZZINI AL SALMONE
di Emanuele Tumolo

Mi chiamo Emanuele, che in ebraico significa “dio è con noi”, che era il modo ebraico di sbattere il cazzo sul tavolo quando volevi dare una certa importanza alla tua progenie.
È come se adesso chiamassimo un bambino “campioni del mondo 2006” oppure “triplete”; è un nome molto importante. Dio è con noi, mica “i postini sono con noi”, roba seria.
Emanuele è un nome di origine ebraica, che proviene da Immanuele che nelle sacre scritture era l’epiteto, il soprannome, che veniva utilizzato per definire il “messia”, il “salvatore”, “colui che viene”.
Anche se ho dovuto aspettare l’inizio della pubertà per capire questa ultima parte.
Ho dovuto aspettare l’inizio della pubertà ma mi è bastato il primo “rallenty” di Baywatch.

Mi chiamo Emanuele e vengo da una famiglia molto cattolica e dopo un’infanzia passata a credere nel cattolicesimo sono diventato agnostico.
È successo durante l’adolescenza, in quella che gli esperti definiscono come la fase del “tira più un pelo di figa che un carro di buoi”.
Il rapporto critico tra cattolicesimo e piacere sessuale ha creato la prima crepa, la scoperta della filosofia e il fantastico mondo delle sostanze stupefacenti hanno fatto il resto. Le mie tre effe contro la religione: Figa, Filosofia e Funghetti.

Ora sono agnostico. Un agnostico è come un ateo a cui non viene duro.
Un agnostico è come una di quelle persone che davanti a un buffet si blocca, non sapendo cosa mettere nel piatto. Troppa scelta, nessuna scelta.
Perché il problema di un agnostico è il dubbio, cosmico, esistenziale, megagalattico: in cosa credere??
Si può credere nel “non credere”. Come fanno gli atei.
Sembra un paradosso, ma non lo è. Anche un ateo crede in qualcosa, nella scienza ad esempio; c’è un sacco di materiale buono in quella zona.
Un ateo è come una di quelle persone che davanti a un buffet, decide di mangiare solo il cibo di cui conosce la ricetta, di cui sa quello che mangia.
Una scelta sicuramente molto saggia, anche se in questo modo alcuni sapori non li asseggerà mai.
Un credente invece può credere letteralmente in tutto quello che vuole! Così in cielo così in terra! Maria partorisce vergine? Se sono cattivo mi reincarnerò in un insetto mangiamerda? Se mi faccio esplodere insieme a degli infedeli avrò 64 vergini tutte per me? All-in! Tutto pur di superare la paura della morte! Ancora!
Un credente è come una di quelle persone che davanti al buffet, prende due piatti per mano e mette tutto quello che gli sembra buono nei piatti, a costo di fare due giri per portare tutto al tavolo. Ed è convinto che se mangerà tutto in modo educato e rispettoso, quando sarà morto, il cuoco lo farà entrare in cucina.
La cosa fastidiosa è che spesso i credenti vanno dalle altre persone durante il buffet a provare a convincerle che il cibo che hanno scelto loro è più buono, più sano. “Ah! il cibo della tradizione! I sapori di una volta!”, e se non accetti di seguire la loro dieta possono diventare molto insistenti o addirittura cacciarti dalla sala buffet.
Ci sono ancora ristoranti nel mondo in cui rischi parecchio se hai una dieta diversa da quella della maggioranza.

Tra le persone che credono, esiste una categoria molto specifica, i complottisti. I complottisti sono quelle persone che davanti a un buffet, si convincono che il cibo migliore in realtà rimanga in cucina. I complottisti sono quelle persone che se in un buffet ci sono tramezzini tonno e carciofini sono convinti che il cuoco e il suo staff stiano mangiando tramezzini al salmone e caviale. “E I CAMERIERI NON CIELODICONO”.
I complottisti sono come una sottocategoria dei credenti, i complottisti stanno ai credenti come i gelati magnum double chocolate stanno ai magnum classici; sono lo stesso gelato, semplicemente hanno uno strato in più.
Anche loro hanno il brutto vizio di commentare il piatto degli altri, solo che se i credenti vogliono solo convincerti a mangiare quello che mangiano loro, i complottisti in aggiunta ti spingono ad attaccare i camerieri per far venire allo scoperto i piani dello chef.
Che come cosa a me sta pure simpatica, l’idea di voler cambiare le regole della sala buffet, ma ci sono modi e modi per riorganizzare un ristorante, non voglio passare la cena a pensare male di tutti i camerieri dando per scontato che “la migliore cucina è quella dell’uomo della strada” o che “i migliori cuochi sono quelli che hanno preso il diploma all’alberghiero della vita”.

Peccato che la cucina complottista tenda sempre al pessimismo, non si tratta di veri e propri piatti ma di ricette “mancate”, perchè il complottista giudica quello che stai mangiando in virtù di quello che potresti mangiare se fossi libero di cucinare tu.
È sempre un: “non mangiare il tramezzino al tonno perchè in verità c’è un tramezzino al salmone che non ti vogliono far mangiare!” – “se mangi quei voulevant alla crema in realtà stai appoggiando la lobby dei croissant!” – “questa nuova torta salata ai cxinque formaggi, non solo è molto più tossica di quella precedente ai quattro formaggi, ma vuole solo friggerti l’organismo a suon di colesterolo!”.
Trovano sempre un collegamento in tutte le cose, non accettano la casualità, il caos della vita! I complottisti sono quelle persone che in un buffet, se la gente inizia ad ammalarsi, non si chiederanno come evitare di mangiare cibo andato a male, penseranno subito che lo chef abbia volutamente avvelenato alcuni piatti, per obbligarli a mangiare solo le pietanze che vogliono loro! La lobby delle cucine forti!

I complottisti non peccano certo d’immaginazione, ma vedono sempre cose negative! Mai visto un complotto positivo, un complotto allegro!
Nessun complottista crederà mai nel “complotto dell’all-you-can-eat giudaico massonico” o nel “complotto per cancellare le frontiere e creare un reddito universale che permetta a tutti di mangiare senza togliere il cibo dal piatto degli altri”.
Perchè alla base delle credenze, siano esse religiose, o complottistiche, rimane comunque la convinzione che l’essere umano è portato a fregare il prossimo.
Credono a tutto tranne che alla bontà dei loro compagni di buffet.
Credono che non ci si possa fidare di nessuno.

Questo un agnostico non può saperlo. Un agnostico decide di non decidere, e quindi di non sapere a priori se il cuoco è buono oppure no, se i camerieri sono tutti d’accordo tra loro oppure no; cerca di godersi il buffet tentando di non dare fastidio agli altri ospiti, senza giudicare male quello che vede negli altri piatti, senza voler sapere per forza se esiste qualcosa oltre alla sala da buffet. Tollerando le diete altrui.

Come dicevo, io sono agnostico, ci capito spesso al tavolo del buffet e devo dire che mi piace assaggiare un po’ di tutto, dopo un’infanzia passata a mangiare i piatti della tradizione cattolica ho voluto assaggiare anche cucine diverse, più etniche, mi piace molto quella indiana, ho assaggiato qualche piatto mediorientale, ma devo dire che non ho proprio una cucina preferita, mi piace variare, più per curiosità che per bisogno.
Mi spiace solo per tutte quelle persone che si lamentano di quello che vedono nel piatto degli altri, che alla fin fine, gira che ti gira, quando lo digerisci, può cambiare un po’ la forma o la consistenza, ma ha sempre lo stesso odore.

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