LA NOSTRA FAVOLA
di Serena Guardone
Foto Agnese Barsottelli

Quando ero bambina, per addormentarmi, mi facevo raccontare le favole: “…e il principe sconfisse il drago, salvò la principessa portandola via dal castello stregato e vissero tutti felici e contenti…”

Già.

E vissero tutti felici e contenti.

Non so a voi, ma a me questo tormentone dell’infanzia “vissero tutti felici e contenti” fa venire in mente qualcosa.

Fin da piccoli, ci fanno credere che le favole finiscano così: nonostante lupi che divorano bambine, madri che avvelenano figlie, gente che cade in coma per anni, genitori morti, figli abbandonati, alla fine tutto assume i contorni di una rassicurante, confezionata, indistruttibile felicità.  Nessuno ti dice cosa fanno il principe e la principessa nella pagina dopo il “vissero felici e contenti”. Si amano tanto, è vero. Ma devono cercare un lavoro e lo trovano precario. Devono comprare un appartamento e allora s’indebitano con le banche. Fanno l’amore, ma per anni usano di nascosto l’uno dall’altra sex toys di dubbio gusto. Si vogliono bene, ma alla fine si lasciano mandandosi affanculo.

Si può dire lo stesso che hanno vissuto felici e contenti? Non so. Su questo punto ci potremmo dividere in due schieramenti.

Alzi la mano chi dice NO: eccoli lì, gli idealisti, vediamo… uno, due, tre… mica pochi stasera, complimenti! Vi stimo. 

Invece, chi dice SÍ? Attenzione, idealisti, guardate i vostri nemici: si chiamano nichilisti, ossia persone per cui tra un budino al cioccolato e un bidet pieno di merda non c’è nessuna differenza. 

A ben guardare noto che gli idealisti sono un po’ più carini dei nichilisti. Vestiti in maniera più curata, facce più salubri: voi idealisti siete senz’altro il budino al cioccolato dell’esempio di prima.

Nichilisti, beh, voi… non serve che vi dica cosa siete… Ma tanto non c’è differenza, no? 

Tra parentesi, anch’io sono dalla parte dei nichilisti. Certo, altrimenti non sarei qui a fare questo pezzo e soprattutto prima di venire qui sarei andata dal parrucchiere. Invece: niente trucco, borse sotto gli occhi e vestita come se avessi un appuntamento con un cassonetto della spazzatura. Nichilismo puro. 

Comunque, nichilisti o idealisti che siate, immagino sia venuto in mente a tutti: “hashtag andrà tutto bene” è il nostro “e tutti vissero felici e contenti”, no? Perché, sotto sotto, siamo come dei bambini, fragili, ignari, spaventati, che fanno fatica ad addormentarsi e chiamano un grande a dirgli che, nonostante non sembri affatto così, andrà tutto bene.

Ho perso il lavoro. Andrà tutto bene.

Mi hanno pignorato la casa. Andrà tutto bene.

Ho seppellito mio zio, mia zia e un mio amico. Andrà tutto bene.

Mio figlio vorrebbe andare a studiare recitazione a Roma ma non posso mantenerlo, quindi gli ho detto di dare una ridimensionata ai suoi sogni. Andrà tutto bene.

Mi sono ficcata un cacciavite nel culo di proposito per vedere se mi state dicendo delle cazzate. Andrà tutto bene.

Davvero? Ho detto: un cacciavite nel culo.

Andrà – tutto – bene.

Non so, io vedo sangue da tutte le parti, sento un male cane, credo di essermi perforata l’intestino, se spingo ancora un po’ mi esce il cacciavite dall’ombelico.

Andrà – tutto – bene.

Sono morta.

Andrà – tutto – bene.

Ok. O c’è qualcosa che non torna oppure devo dedurre che la mia sopravvivenza e questo cazzo di fatto che “andrà tutto bene” sono due cose diverse.

In effetti è incredibile come “andrà tutto bene” si applichi praticamente a qualsiasi situazione. Un po’ come il nero che sta bene con tutto. Insomma: “Andrà tutto bene” is the new black!

Del resto, nessuno può dire che questa frase sia falsa. È una proposizione praticamente inattaccabile.

“Andrà”: futuro semplice imprecisato, momento temporale non verificabile. Prima o poi succederà. Non sappiamo quando, ma accadrà. Forse non saremo noi a sperimentarlo, ma un domani le cose andranno bene. Se sarai morto di stenti prima, sarà un grande ballino di cazzi tuoi.

“Tutto”: termine oltremodo generico. Tutto cosa? Tutte le cose che riguardano noi esseri umani? Oppure tutto l’universo? Perché un po’ cambia, no? All’inizio del lockdown, sui social hanno cominciato a girare le immagini effettivamente sconvolgenti di come il mondo stesse diventando più pulito. Cerbiatti che scorrazzavano lungo i viali dello shopping. Delfini a Venezia. Cieli tersi.  Acque cristalline. Un risveglio della natura. Ci è venuto il dubbio: ma non è che andrà tutto bene significa che finalmente noi esseri umani siamo sul punto di levarci dal cazzo?“Bene”: anche questo è un termine piuttosto indefinibile. Insomma. Non per essere brutale, ma già in questa sala abbiamo delle persone che mangerebbero la merda al posto del cioccolato! Mi pare problematico mettersi d’accordo su cosa significhi la parola “bene”. E soprattutto: bene PER CHI? Per quelli a cui andava già bene prima? Per chi ha saputo lucrare su tutta questa faccenda? Oppure per dio, che ci guarda e gode (da dio, per altro): ci ha creati così lui, vincitori e vinti. Per qualcuno andrà tutto bene, per qualcun altro andrà tutto affanculo.

Su questo siamo stati creativi: andrà tutto BENINO, andrà tutto bene FORSE, andrà tutto A PUTTANE, andrà tutto STRETTO, NON andrà tutto bene e il mio preferito: ANDREMO TUTTI A BERE.  Abbiamo impegnato i nostri figli a colorare arcobaleni, cuoricini, bandiere: anch’io l’ho fatto e giuro che avevo la netta sensazione che mia figlia mi guardasse con pena. Come dire: Mamma, lo so che Babbo Natale sei tu. 

Abbiamo insegnato ai nostri figli che, se tutti facciamo lo stesso disegno, allora siamo tutti uniti.  Praticamente “andrà tutto bene” è stata la prima forma di coscienza di classe da cento anni a questa parte, il “falce e martello del terzo millennio”. Pensateci: Rivoluzione Francese. Rivoluzione comunista. Noi: appendere arcobaleni. I pacifisti saranno contenti: disegni brutti al posto delle molotov. Siamo dei piccoli Gandhi occidentali. 

Sul fatto che possa funzionare, ho qualche dubbio. Magari a forza di dire che andrà tutto bene te ne convinci. Stai lì, con un cacciavite nel culo, ti ripeti che andrà tutto bene talmente tante volte che quasi ti sembra che sì, VA tutto bene, STA ANDANDO tutto bene. Il cacciavite nel culo è proprio quello che ci vuole. 

Come le formule magiche. Dai, ammettiamolo: non siamo così razionali come dichiariamo. Tutti almeno una volta abbiamo ceduto all’omeopatia oppure letto l’oroscopo sperando di trovare una risposta ai casini della nostra vita oppure pensato “Porco zio, un gatto nero e adesso?”. Tutti. Lei no? Nessuna superstizione? Nessun rituale propiziatorio? Nemmeno una cazzo di maglietta portafortuna? Va be’: tutti meno uno. 

Comunque, tutti (meno uno) abbiamo bisogno di un po’ di magia. Ne abbiamo bisogno perché è difficile trovare armonia in questo mondo così dannatamente complicato: e il capitalismo e i migranti e la morte e l’amore e la dichiarazione dei redditi e la coibentazione del tetto e l’aspirapolvere elettrica. Un casino. Allora che fare? “Andrà tutto bene”. Tipo “Abracadabra”, “Apriti Sesamo”, quelle robe lì.

Perché in fondo, stringi stringi, siamo bambini da addormentare la sera con una favola.

Anche se al mattino dopo, a colazione, mangeremo sempre la stessa cosa: una tazza piena di merda.

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