RENZO FRANCABANDERA | Sono in tenuta pandemica d’ordinanza, il mio chadorino azzurro copre metà del volto: la macchina permette di accedere. Il termoscanner, dopo l’invito a detergere le mani con il prodotto sanificante mi intima di proseguire e andare avanti.
Obbedisco.
Una signorina in giacca rossa e gonna nera, elegante divisa di lavoro, con auricolare e microfono mi preleva dal foyer. Ha gli occhi azzurri. Capelli biondi. Intuisco che possa avermi fatto un sorriso da dietro la mascherina azzurra.
Spinge la porta. Entro con lei.

Il teatro è illuminato a mezza sala. Vuoto. Poltrone rosse.
Posto centrale di una delle primissime file dell’emiciclo marcato da una fogliolina di edera. Posso togliermi la mascherina.
Lei mi lascia e va.
Resto solo.

Luciano_EDEN secondo Michele Di Stefano_ph Andrea Macchia

Si abbassano le luci.
Buio.
Si apre il sipario.
Mi batte il cuore, per questa sensazione che vi chiedo di immaginare.

Ce ne sono state di scelte radicali per l’arte dal vivo quest’anno, e molte di queste praticamente obbligate, fra festival, eventi, rassegne spostate in luoghi aperti per poter ospitare più persone in sicurezza, permessi non ricevuti. Molti hanno deciso di non fare, per non dover sottostare ad una gestione assurda della programmazione, del rapporto pubblico-artisti.
Ma senza dubbio la scelta più radicale da questo punto di vista è stata quella condivisa dal direttore artistico Emanuele Masi con la Fondazione Haydn per un’edizione singolare e unica di Bolzano Danza, uno dei primissimi Festival di Danza in Italia per la sua caratura internazionale, in corso dal 15 al 31 luglio al Teatro Comunale. Cancellato nella sua interezza il programma del Festival pensato pre-pandemia di Coronavirus, con il titolo EDEN – Danza per uno spettatore, Bolzano Danza 2020 è stato completamente reinventato da Emanuele Masi in collaborazione Carolyn Carlson, Rachid Ouramdane e Michele Di Stefano come risposta creativa e interrogativa su una ‘danza possibile’ in tempi di pandemia.

È il primo dei miei tre micro incontri di oggi.
Alle 17,20.
Gli altri, per esigenze sanitarie di sanificazione del palcoscenico saranno dopo: uno alle 19,20, l’ultimo alle 22.
Si apre il sipario.
Dal buio delle note per archi dell’adagio di Barber, dall’oscurità profondissima della scena scarnificata, senza quinte, che si intuisce flebilmente poco alla volta, da quel vuoto siderale una donna si avvicina verso il proscenio a cercarmi.
L’ha immaginata così questa ideale Eva, Rachid Ouramdane.
Di questo artista ricordo con nitore il momento in cui con Loin… e poi con Exposition universelle nel biennio 2010-2011 prese la scena al Festival D’Avignone. Era artista associato al Théâtre de la Ville di Parigi. Dal gennaio 2016 è co-direttore, con Yoann Bourgeois, del Centro Coreografico Nazionale (CCN2) di Grenoble. A Bolzano è conosciuto dal 2015 quando è stato artista associato al Festival nel triennio 2015-2017, è stato guest curator della sezione Outdoor dell’edizione 2019 e ha presentato negli anni cinque diversi lavori che hanno lasciato il segno: Franchir la nuit (coproduzione del Festival), Sfumato, Tordre, Skull*Cult e Tenir le temps.

EDEN selon Rachid – AgnesCanova – ph Andrea Macchia

Difficile parlare di quei dieci minuti circa di solitudine con la mia Eva, del suo cercare l’abbraccio con me distante, in platea, con le braccia che le tornano al petto, come in un versetto di Dante, dei suoi movimenti dolcemente rotanti, delle sue pause a cercare proprio il mio sguardo.

Volea stringermi al sen: tre volte corsi,
Quale il mio cor mi sospingea, ver lei,
E tre volte m’usci fuor delle braccia,

Come nebbia sottile, o lieve sogno.

Proprio così evapora anche Agnès Canova, andando verso il fondo del palcoscenico.
Poi torna in avanti. Io e lei. Soli nel teatro.
Non so che fare. Le batto le mani? Ha senso?
Le batto.
Si sente l’eco dei miei battiti nel teatro vuoto.

Sento all’improvviso il drammatico peso e lo straniante privilegio di questa condizione di spettatore, comprendo da dentro quella che da fuori può sembrare una provocazione artistica, e che solo dall’interno, in quel solitario duettare con lo spettacolo dal vivo trova la sua profondissima essenza. Trova le sue domande. Cerca le sue risposte.

Sarebbe stato lo stesso con anche solo un altro spettatore in sala? No.
I suoi sguardi cercati verso di me, erano per me-io? Che poteva capire di me-spettatore questo artista che, come faranno anche gli altri due che incontrerò nel corso della serata, mi cercano con gli occhi?
Non si può comprendere profondamente questa condizione. Non è nemmeno una performance di quelle uno a uno in un luogo strano della città.
È un incontro, assoluto, egoistico, assurdo, impensabile, in un teatro vuoto, come per mesi sono stati i teatri, e in molti casi ancora sono, fra la funzione dello sguardo e la funzione del fare arte scenica.
Niente streaming. Niente social.
Io, lei e il buio dell’arte che me la porta sotto gli occhi.

Esalta questo concetto nel suo lavoro Michele Di Stefano, che arrivando dopo lo spazio vuoto, quasi mitico, di Ouramdane, crea progressivamente lo spazio scenico, facendo calare le quinte pian piano a due la volta, simmetriche. Luciano Ariel Lanza turbina sotto i miei occhi. Cerca spirali con il suo vestito glitterato viola. È un umanissimo artista. Vive nella performance il suo spazio umano e professionale. Sembra quasi raccontarmelo.
Che Eden è se non mi guardi, se non mi è permesso esserci, nonostante i brilluccicamenti? All’uscita lui si volta a cercarmi, interrogativo. Mi verrà poi consegnata una lettera all’uscita. Con i suoi pensieri su quello che ama fare. Sembra quasi volermi dire: Che senso ha se ti salvi solo tu?
La leggo su un piccolo frammento di giardino dell’Eden dove gli spettatori alla fine di ogni performance possono sostare alcuni minuti fra piante tropicali e cinguettii.

Torno per l’ultima volta al Comunale di Bolzano. Si è fatta notte.
Ci sono due signore, amiche, che hanno visto l’ultimo assolo prima di me. Non assieme, ovviamente.
Tutte le performance sono gratuite su prenotazione. Si può naturalmente tornare più volte a Teatro per vederle tutte e tre. Trenta performance al giorno, fino al 31 luglio (10 repliche al giorno per ogni autore) dalle h. 11 del mattino alle 22.30, tranne lunedì 20 e lunedì 27 luglio.

Eden of Carolyn – Sara Orselli – ph Andrea Macchia

Mi aspetta un incontro a suo modo con la storia della danza, con la coreografia della Carlson e la sua interprete italiana più fedele, Sara Orselli che dalla specializzazione all’accademia della Biennale di Venezia 1999 allora diretta proprio da Carolyn Carlson, ha continuato a intrecciare il suo percorso con la coreografa, divenendo sua collaboratrice strettissima.
La scelta musicale è spiccatamente contemporanea. Un trip-hop che accompagna le sinuosità della veste blu della Orselli e i suoi movimenti eleganti e diretti ad un me che si perde nel suo volgere gli sguardi in tutta la sala, come se lei cercasse anche gli altri, che non ci sono. Una sensazione centrata anche sul vuoto che mi sta attorno.
Lei è coperta da luci e ombre riflesse dai sagomatori e definite a fondo scena.
Quando ha terminato, mi sono alzato per batterle le mani dalla mia poltrona: questa volta ero in una fila più indietro.
Ero emozionato.
Se ne è accorta nonostante la distanza.
Si vede. O almeno voglio vederlo io dalla mia decima fila.
Era quasi la fine della sua giornata lavorativa. Solo un altro spettatore dopo di me.
Finivano il lavoro anche i tecnici e le altre persone che hanno aperto il teatro per me. E per poche altre persone.
Un privilegio? Una riflessione anche su quanti possono e potranno avere accesso all’arte oggi? E non solo, come spesso pensiamo, dal lato della platea, del pubblico. Ma anche dal lato del palcoscenico, degli artisti. La cacciata dal giardino dell’Eden è un dramma collettivo che per la prima volta comprendiamo nella sua desolante crudezza. Sarà un’arte dei ricchi per i ricchi? Solo loro potranno permettersela?
Indimenticabile edizione, questa di Bolzano Danza.
Uno degli eventi davvero imperdibili di questo anno dannato per le arti sceniche.

 

EDEN

Danza per uno spettatore

Un progetto ideato da Emanuele Masi in collaborazione con Michele Di Stefano, Rachid Ouramdane, Carolyn Carlson

EDEN of Carolyn

coreografia Carolyn Carlson

interpreti Riccardo Meneghini, Sara Orselli

In collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia e con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati

 

EDEN secondo Michele

coreografia Michele Di Stefano
interpreti Francesco Saverio Cavaliere, Marta Ciappina, Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Laura Scarpini, Francesca Linnea Ugolini

 

EDEN selon Rachid

coreografia Rachid Ouramdane

interpreti Agnès Canova, Annie Hanauer

In collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia e con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati

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