MILA DI GIULIO | Come molti dei piccoli partecipanti al festival I Teatri del mondo, realtà consolidata grazie alla costante e preziosa attività dell’Associazione Culturale Lagrù, diretta da  Oberdan Cesanelli, anche io sono cresciuta nella realtà di una piccola cittadina di mare, contornata da lunghi pomeriggi afosi in spiaggia. Entrare nella pineta di Porto S.Elpidio per vedere il primo degli spettacoli è stata la realizzazione di un sogno inespresso d’infanzia: i bambini corrono ansiosi verso i palchi e le misure di sicurezza necessarie sono solo un ostacolo relativo di fronte alle molteplici soluzioni trovate dalle compagnie.
Il 16 luglio sono andati in scena quattro spettacoli, diversificati per forma drammaturgica, tematiche e maturità; l’elemento comune che spicca è la fiducia nella capacità reattiva del giovane pubblico, supportata da allestimenti curati nei dettagli, capaci di sollevare con giusta leggerezza nodi critici raramente presenti nel teatro d’infanzia.
Come diceva Plutarco “I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere”, e gli artisti in scena a Porto Sant’Elpidio hanno sicuramente onorato il dettame dello storico greco. Il palinsesto giornaliero inizia in pineta, Il primo spettacolo è La festa delle feste della compagnia Teatro Telaio di Brescia, ovvero il racconto dell’impresa donchisciottesca di un garzone un po’ sbadato, la cui comicità strizza l’occhio al repertorio dei comici dell’arte.

Sono quattro animali a soccorrere il ragazzo: un gatto nero, una mucca sacra indiana, un cammello e un dromedario, gli animali spiegheranno al ragazzo attraverso i fondamenti religiosi le varie sfaccettature del concetto di festa, costruendo dunque progressivamente il concetto di festa delle feste.
Lo spettacolo cerca di insinuare la tematica dell’uguaglianza fra religioni, intento lodevole, ma dalla realizzazione drammaturgica un po’ disordinata, che determina un inevitabile straniamento dei bambini, molto più coinvolti dalla comicità caricaturale degli animali che dal versante “pedagogico” del racconto.

Il pomeriggio continua con La strega dell’acqua e il bambino di ciccia della compagnia Ortoteatro di Pordenone: lo spettacolo fa parte di una ricerca più ampia compiuta da Fabio Scaramucci, unico istrionico narratore in scena, che ormai da diversi anni costruisce la sua attività teatrale sulla riflessione intorno al ruolo del raccontastorie. Protagoniste indiscusse dei racconti di Scaramucci sono le Agane figure femminili a metà fra le streghe di Macbeth e le Rusalke russe, bellissime donne dai lunghi capelli verdi che infestano le rive dei fiumi friulani, trasformano i bambini in conigli e gli uomini in pietra ma possono essere sconfitte con il coraggio e la fantasia dell’infanzia.
Scende la sera e le attività si spostano nella piazza principale con Cappuccetto, una fiaba a colori di Lagrù, la compagnia ideatrice del festival; un’idea semplice ma ben calibrata in cui i due protagonisti svestono i panni di direttori artistici per salire sul palco in prima persona.
Oberdan Cesanelli diventa raccontastorie e, accompagnato dalle musiche dal vivo di Lorenzo Palmieri, crea un ventaglio di ipotetici Cappuccetto, la cui vicenda cambia a seconda del colore scelto.

Un gioco drammaturgico interattivo che punta a stimolare l’attenzione dei giovani spettatori ma che coinvolge anche il pubblico più adulto, costretto a riflettere sul capovolgimento degli schemi, metafora forte in tempo di ripartenza.
L’ultimo spettacolo prende vita dentro la torre dell’orologio, a pochi passi dalla piazza principale. L’intimità del cortile interno della torre, insieme all’arredamento essenziale dello spettacolo – un abat-jour, una specchiera, un ampio divano – contribuiscono a creare un’atmosfera da Kammerspiele ma il risultato sarà inaspettato. Opera minima della compagnia Can Bagnato vede in scena due attori che attingono a piene mani dal patrimonio operistico, realizzando un delicatissimo tableaux vivant in cui gli oggetti di scena prendono vita per dare forma ai sogni di gloria di una giovane aristocratica amante dell’opera e accompagnata dal suo acrobaticamente goffo valletto.

Un teatro degli oggetti con una scenografia all’apparenza da dramma borghese che si trasforma per accompagnare le performances canore della protagonista che con la sua figura longilinea ricorda le protagoniste delle illustrazioni di Alphonse Mucha.

Passando da uno spettacolo all’altro ho cercato di intercettare le reazioni dei partecipanti più piccoli e il riscontro sicuramente più interessante è stato trovare un naturale adattamento dei bambini a un’interazione teatrale necessariamente distante ma in cui del distanziamento sociale non viene mai fatta esplicita menzione.
Gli spettacoli dell’edizione 2020 del festival Teatri del Mondo di Porto Sant’Elpidio, per necessità si sono svolti senza coinvolgimenti, passeggiate in platea, escamotages per stimolare un pubblico esigente come quello dei bambini.
La reazione più che positiva è stata una predisposizione attenta e curiosa a ciò che è stato proposto, e ancor di più, un’irrefrenabile discussione fra i piccoli spettatori, che anche alla fine dell’ultimo spettacolo, non riuscivano a smettere di commentare l’accaduto.

LA FESTA DELLE FESTE
con Elisa proietti e Michele Mariniello
regia Michele Segreto
drammaturgia e testo Angelo Pennacchio
scenografia e pupazzi Donatella Mora e Giuseppe Luzzi
scenotecnica Mauro Faccioli
produzione Teatro Telaio

LA STREGA DELL’ACQUA E IL BAMBINO DI CICCIA
di e con Fabio Scaramucci
produzione Ortoteatro

CAPPUCCETTO UNA FIABA A COLORI
con Oberdan Cesanelli e Lorenzo Palmieri
musiche dal vivo Lorenzo Palmieri
sartoria Giulia Paci
soluzioni tecniche Stefano Leva
produzione Lagrù Ragazzi

OPERA MINIMA
di e con Valentina Musolino, Eugenio Di Vito
Scenografie e disegno luci Fabio Pecchioli
produzione Can Bagnato

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