LAURA BEVIONE | Sembrava che la crisi causata dal Covid-19 avrebbe costretto a rinviare l’edizione 2020 del Festival Mirabilia, dedicato al circo contemporaneo, al teatro di strada e alla danza. Ma il direttore artistico Fabrizio Gavosto e il suo staff non si sono lasciati scoraggiare e, superato un iniziale momento di disorientamento, hanno approntato un‘edizione definita “light” che porterà numerosissimi spettacoli in varie località del Piemonte.
Il Festival, infatti, avrà anteprime a Busca (CN) e a Torino e sarà poi ospitato, per la prima volta nella sua storia, nella città di Cuneo dall’1 al 6 settembre 2020, concludendosi con un appuntamento a Savigliano il 12 settembre.

Abbiamo parlato dei fili rossi e degli appuntamenti immancabili della rassegna con il suo direttore, Fabrizio Gavosto.

A causa delle restrizioni dovute alla crisi Covid-19 l’edizione di quest’anno di Mirabilia è “light”: concretamente cosa significa?

Quando abbiamo pensato a un titolo adatto a un’edizione in regime di Covid, eravamo convinti che qualunque formula sarebbe stata molto difficile o addirittura impossibile. Il pubblico era abituato a una crescita costante del festival, con centinaia di repliche in decine di location contemporaneamente e un grande impatto sullo spazio urbano.
Allora abbiamo pensato a una proposta “light” ossia, leggera, anche perché lo spazio pubblico urbano, per la prima volta nella storia del festival, non sarebbe stato utilizzabile.
A seguire siamo poi riusciti a trovare soluzioni e alternative inizialmente quasi impensabili. Abbiamo lavorato su spazi e  proposte artistiche “innovative” e “alternative” e, se devo dire la verità, con oltre centodieci repliche di oltre trenta compagnie in pochi giorni, la nuova edizione non è  più così “leggera” anzi, è estremamente ricca e complessa.

Les Rois Vagabonds, Concerto pour deux Clowns

Il tema dell’edizione di quest’anno è Satellite of Life: a quali suggestioni e a quali pensieri si fa riferimento?

Alla rinascita e alla resilienza. Come la Luna, che risorge ogni giorno e, dopo un ciclo in cui viene nascosta da un’ombra, rinasce. Alla forza della vita, che trova sempre, in qualsiasi ambiente, nuove strade per ripensarsi e rinnovarsi.
La cultura è come una sorgente di vitalità, forza, determinazione che ci orbita intorno e che ci spinge a lottare, a riflettere, ad affrontare le nuove sfide con forza e coscienza, a combattere ogni giorno per la nostra esistenza come esseri umani e non come meri agglomerati di cellule che devono replicarsi.
Faccio anche riferimento all’immagine scelta per questa quattordicesima edizione del festival, all’albero della vita che dalle sue radici trae la linfa per rinnovarsi e crescere.

Silvia Gribaudi, Graces

Quali saranno gli appuntamenti di punta della rassegna?

Sicuramente Oraison della compagnia Rasposo. Marie Molliens, regista e drammaturga, completa il suo trittico quasi sette anni dopo aver raggiunto alcuni dei massimi riconoscimenti che la Francia possa dare a un regista teatrale, e lo fa creando uno spettacolo più intimo e piccolo, di enorme intensità e complessità scenica. Una pietra miliare che crea immagini e emozioni come raramente mi è capitato di incontrare.

All’insegna della leggerezza, riprogrammiamo poi alcuni spettacoli già visti in Italia ma che, dopo questa chiusura, meritano di essere simbolo di una rinascita delle arti sceniche quali  Concerto pour deux clowns di Les Rois Vagabonds, struggente e poetico; Graces di Silvia Gribaudi, ironico e graffiante quanto divertente; Avis Bidon di Cirque La Compagnie; ma, soprattutto, l’attesissimo debutto della creazione Hyenas della compagnia Abbondanza-Bertoni, spettacolo che verrà finalizzato proprio in una breve residenza al festival e che rappresenta il capitolo finale del progetto Hybris.

Abbondanza Bertoni, Hyenas

Il festival si svolgerà in più città del Piemonte: da cosa nasce questa scelta e quali sono i vostri rapporti con il territorio?

Mirabilia è un festival territoriale che, malgrado le sue dimensioni a volte “elefantiache”, si muove tra le città come l’acqua di un fiume, adattandosi e scorrendo. Siamo passati dal progetto della Biennale, pensato per sviluppare sempre più il territorio, a un concetto di festival più “tradizionale” se così si può definire, ma crediamo sia fondamentale andare dalla gente, raggiungere il pubblico, sviluppando spesso proposte in luoghi non convenzionali, come il Museo Ferroviario di Savigliano. Agire in modo complesso sul territorio fa parte del dna del festival e ne è elemento fondante, a cui non possiamo rinunciare nemmeno davanti alle complessità di realizzazione previste quest’anno.

Qual è la tua impressione osservando le differenti modalità con cui il mondo dello spettacolo dal vivo sta reagendo all’emergenza Covid? Cambierà qualcosa nel sistema dello spettacolo e nel rapporto con il pubblico?

Il Covid è un fenomeno di enorme portata sia a livello storico sia sociale e culturale. È paragonabile alle grandi guerre, alla caduta del muro di Berlino, alla rivoluzione francese. È un momento di svolta e cambiamento per l’umanità che avrà anche un enorme impatto sullo spettacolo dal vivo, specialmente nel contemporaneo, che parla della e alla nostra società. Come in qualunque svolta epocale, le realtà dello spettacolo reagiscono con vitalità, spesso reinventandosi, ponendosi in discussione e analizzando il proprio futuro con lucidità, forti della propria esperienza e abituati da sempre a lottare.
Il Covid ci ha messo di fronte una possibilità enorme di cambiare e reinventare il rapporto con il pubblico. Lo spettacolo dal vivo è passato da essere qualcosa di scontato a essere prezioso. Questo ci permette di ripensare interamente il ruolo dello spettatore, di entrare in una nuova dimensione dove esso non è più passivo, ma elemento attivo e coinvolto del processo artistico.
Lo spettatore si mette in gioco, insieme all’artista, utilizzando anche nuove carte aggiuntive, ossia le vie digitali, che non devono essere viste come messa online di spettacoli già esistenti, bensì come strumento per creare una nuova dimensione della performance che attualmente non esiste. Nasce una forma in cui si potrà vedere, vivere e sperimentare visuali e prospettive del teatro e della danza completamente diverse.
Su questo però abbiamo ancora dei limiti tecnologici, in quanto tali esplorazioni saranno inevitabilmente appannaggio della tecnologia 5G, che renderà possibile un’immersione completa, diretta e live con la performance come non abbiamo conosciuto prima, e che ci permetterà, un po’ alla volta, di esplorare terre ancora sconosciute e davvero stimolanti.

 

 

 

 

 

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