LAURA BEVIONE | Si è conclusa sabato 12 settembre l’edizione 2020 del festival Mirabilia: un cartellone definito “light”, a causa delle inevitabili rinunce dovute alla pandemia da Covid-19, eppure fitto di appuntamenti – circo, teatro di strada, danza – e affollato di spettatori, entusiasti di poter tornare a condividere insieme un momento di spettacolo e di divertimento. Un paio di settimane dopo l’ultimo appuntamento del festival – a Savigliano – abbiamo provato a tracciare un bilancio di Mirabilia con il suo direttore artistico, Fabrizio Gavosto.

Quanto le restrizioni dovute alla crisi Covid hanno influenzato l’edizione di quest’anno? Come vi siete organizzati per rispettare i protocolli richiesti e come ha reagito il pubblico ai vari obblighi (mascherina, autodichiarazioni…)?

Il Covid e le relative restrizioni hanno cambiato molto l’edizione di quest’anno. Non solo per l’organizzazione, ma anche dal punto di vista artistico. Mentre molti progetti sono stati mantenuti e confermati durante il lockdown, molti altri sono stati modificati e variati insieme agli artisti per adattarli alle nuove (allora solo probabili) esigenze.
Il dover e voler rispettare tutte le normative ci hanno portato a ridurre in parte la programmazione, quest’anno formata principalmente da nuclei artistici conviventi, che avevano trascorso la quarantena insieme e che non avevano avuto contatti esterni fino al festival; o da compagnie, specialmente nella danza, tamponate e controllate in modo regolare. Abbiamo curato molto meglio l’accoglienza, la permanenza e la programmazione degli artisti, ma anche gli spazi e la comunicazione. Abbiamo anche sviluppato, con la New Digital Solutions, una app totalmente innovativa, che riunisce prenotazioni, informazioni, accessi agli spazi, programma, aggiornamenti, dichiarazioni anticovid e tracking degli utenti in un unico, semplice, applicativo per cellulari.

Foto di Andrea Macchia

Questo ha permesso di semplificare l’organizzazione e di offrire una programmazione estremamente articolata e complessa in piena sicurezza. Tutti gli spazi erano contingentati, disinfettati e controllati da oltre sessanta persone, con controllo della temperatura, igienizzazione, fornitura gratuita di mascherine, seduta fissa con distanziamento negli spazi aperti di 1 metro e 30, seduta dinamica nei luoghi chiusi quali teatri e chapiteaux, e in tutti gli spazi, anche all’aperto, veniva richiesto al pubblico di mantenere le mascherine anche se non obbligatorio. Il pubblico ha molto apprezzato questo grande sforzo, collaborando in modo esemplare e complimentandosi, sentendosi protetto, sicuro e coccolato; e anche gli artisti hanno lavorato al meglio.

Qual è stata la risposta del pubblico rispetto, invece, alle numerose proposte spettacolari?

Il pubblico ha risposto con sorpresa e partecipazione davvero incredibili. La programmazione era tutta di livello davvero elevato, dagli spettacoli più piccoli a quelli urbani, dagli attesi debutti di giovani compagnie alle anteprime o prime di compagnie famose e affermate, fino alle proposte più coraggiose, come i site-specific alle aree fluviali alle 7 del mattino. E tutte hanno suscitato una risposta a dir poco entusiasta. Con circa quaranta spettacoli a pagamento e sessanta gratuiti in sei giorni, abbiamo avuto quasi sempre difficoltà a contenere il numerosissimo (e sempre distanziato) pubblico che si presentava.
Seppur sia, forse, talvolta, meno immediata del circo e del teatro e del teatro di strada, anche la danza contemporanea ha avuto un grande seguito.
Splendida anche la risposta del pubblico nelle città in cui da anni si programma: a Busca l’anteprima Mirabilia ha avuto una risposta meravigliosa e, nonostante il tempo incerto, il pubblico è stato tantissimo. Nella serata di sabato 29 agosto, il finale del bellissimo spettacolo dei Cirque la Compagnie è stato accompagnato da una standing ovation che ricorderò a lungo e da un applauso davvero infinito…

Foto di Andrea Macchia

Anche l’ultima giornata del festival, dedicata a un pubblico di famiglie, nell’affascinante cornice del Museo Ferroviario Piemontese di Savigliano è stata bellissima. L’incredibile location, rende davvero magico programmare spettacoli e sviluppare, come in passato abbiamo fatto, creazioni site specific.

Quest’anno il festival ha esordito a Cuneo: come ha risposto la città?

Esordire in una città nuova in un anno di pandemia è stata una sfida difficile e… vinta. Questo grazie alla forte volontà del Comune e della sua Amministrazione di ospitare il festival, a uffici comunali estremamente preparati, che hanno attivamente partecipato alla fase di costruzione e progettazione dando un enorme sostegno; e anche  grazie alle partnership sul territorio, prime tra la Fondazione CRC (che ci ha anche consentito di utilizzare il cortile della sua sede come spazio di spettacolo); la Confcommercio; l’ATL; PromoCuneo; Open Baladin che, nella persona di Elio Parola, ha collaborato davvero a tutte le fasi progettuali.
Questo slancio della città ha contribuito moltissimo a rendere possibile un ottimo festival, anche in un anno particolarmente difficile.
Quindi, come ha risposto Cuneo? Oltre qualunque aspettativa! Tanti giovani della città si sono resi disponibili a partecipare all’organizzazione e alla messa in atto del festival, sapendo coglierne lo spirito e riempiendolo della loro energia. Il pubblico cuneese ha risposto alle proposte con interesse, gioia e partecipazione e, spesso, anche con grande pazienza e comprensione quando gli spettacoli erano esauriti.
Un pubblico curioso e sempre sorridente che voleva vivere il festival, disposto a raccontare e, all’occasione, a guidare per la propria città gli spettatori venuti da fuori. Insomma, la città è stata davvero “ideale” e come tale sentita dal pubblico, dagli operatori nazionali ed esteri (che la hanno più volte definita come “la città perfetta” per il festival) e dagli artisti.

Quali sono stati gli appuntamenti più partecipati? C’è un episodio in particolare che vi ha colpito?

C’è stata una grande partecipazione a tutti gli spettacoli proposti e tanta curiosità anche per visitare luoghi e “scoprire” – o riscoprire in altre vesti – spazi come il cortile di Palazzo Santa Croce o quello del Palazzo della Famiglia dei conti Gondolo della Riva (a Cuneo).
Tantissima la curiosità e la partecipazione agli spettacoli di circo contemporaneo sotto tendone, in particolare per la nuova creazione della compagnia Rasposo, Oraison. Ci ha emozionato molto la fiducia del pubblico: abbiamo messo lo spettacolo in prevendita ai primi di marzo, in pieno lockdown, affinché tutti i proventi ottenuti in quel periodo andassero alla Fondazione ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo per l’emergenza. Un piccolo gesto, ma il pubblico ha risposto, anche da città lontane e dall’estero, dandoci fiducia e scrivendoci per dirci, sicuri, che Mirabilia e lo spettacolo Oraison sarebbero comunque andati in scena in qualche modo a Cuneo. Quando gestivamo gli ingressi al tendone dei Rasposo mi venivano quasi le lacrime agli occhi e la voglia di abbracciare quel pubblico che mi raccontava appunto di avere comprato i biglietti a marzo, e che ci ringraziava ed era davvero felice di essere lì a vedere quello spettacolo.

Foto di Andrea Macchia

In realtà, siamo noi a dover ringraziare loro a nome di tutto un comparto – artisti, operatori, organizzatori, maestranze, ecc.. – perché in un anno così difficile abbiamo potuto contare sempre sull’affetto e sulla fiducia del nostro pubblico.

State già pensando all’edizione 2021: quali sono i progetti che avete in cantiere? Avete già previsto la possibile sopravvivenza di alcune restrizioni?

L’edizione 2021 e quella 2022 sono già in fase di progettazione e siamo ben coscienti che nel 2021 dovremo interfacciarci con una situazione probabilmente quasi analoga, se non del tutto analoga, a quella del 2020. Speriamo, ovviamente, di riuscire a programmare grandi eventi urbani: pensiamo al funambolo Andrea Loreni; alla compagnia francese L’Homme Debout e alle sue marionette giganti che erano previste originariamente già quest’anno; o al Teatro dei Venti con il meraviglioso Moby Dick, ma è ovvio che dovremo aspettare di capire come si evolve la situazione.
Parallelamente stiamo anche quest’anno sostenendo varie compagnie in creazione attraverso il nostro progetto di residenze artistiche PerformingLands: proprio in questi giorni è in residenza il Teatro nelle Foglie, che ospitiamo in creazione a Busca; la compagnia, dotata di un proprio chapiteau, sta lavorando a un interessante progetto.
Speriamo infine di poter presto riportare in modo forte l’azione del festival anche in ambito sociale e di poter tornare a sviluppare progetti con tante realtà quali, a titolo di esempio, le case di riposo per anziani o il carcere.
Indipendentemente dalle norme restrittive che saranno forse ancora in atto a settembre 2021, prevediamo comunque di mantenere alcuni meccanismi sviluppati ed ereditati dalla situazione attuale, quali i sistemi di prenotazione degli spettacoli gratuiti,  la chiusura eventuale di alcuni spazi pubblici, la proposta di sedute anche per alcuni spettacoli di teatro o circo di strada. Ci siamo resi conto, infatti, che ciò consente non solo, come oggi necessario, di garantire il distanziamento, ma talvolta anche di offrire una maggiore qualità e cura nelle proposte per spazi urbani e verso gli artisti. .
Anche dai contesti più difficili si può e si deve imparare!

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