LAURA BEVIONE | In questi giorni in cui la riapertura dei teatri è quotidianamente rimessa in discussione, due spettacoli visti al Festival Torindanza confermano, con la loro schietta necessità, quanto invece lo spettacolo dal vivo sia, oggi più che mai, occasione di riunione e rispecchiamento di una comunità che l’isolamento – spirituale ed egotico più che fisico – sta inesorabilmente sgretolando.

La vostra cronista teatrale ha assistito all’anteprima di Best Regards, la nuova creazione di e con Marco D’Agostin, e a Bye Bye, spettacolo del Leone d’argento Alessio Maria Romano: lavori differenti per impalcatura ed esito e, nondimeno, accomunati tanto formalmente per la ricerca di un linguaggio che trascenda gli ormai vetusti steccati che separerebbero danza e teatro, quanto dall’analoga verità dell’ispirazione, che rifugge ogni velleitarismo ovvero concettualismo a favore di un sincero desiderio di condividere esperienze ed emozioni anche intime.

L’assolo di D’Agostin è una sorta di dedica, danzata e recitata, al performer e coreografo Nigel Charnok, scomparso nel 2012 e fondatore, negli anni Ottanta del secolo scorso, del DV8-Physical Theatre. Nel 2010 il danzatore italiano raggiunse Charnok a Londra e lavorò con lui per un certo periodo: un’esperienza fondamentale per tratteggiare con contorni più definiti la propria particolare vocazione, comprendendo meglio come il movimento non potesse che essere complicato e riempito da una drammaturgia complessa e composita.
D’Agostin entra in scena – un corridoio bianco delimitato sul fondo da una parete luccicante – e racconta di Nigel Charnok, della sua abitudine di inviarsi una lettera nei teatri in cui si sarebbe esibito e del particolare modo di concepire la danza e il mondo, del suo essere – con le parole dell’amica e collega Wendy Houston – too much, troppo. Ma il performer racconta anche di Natalia Ginzburg e di Cesare Pavese, della Cvetaeva e di Rilke, dello scrivere e del leggere, dei rapporti interpersonali e della possibilità di danzare, ancora oggi.

D’Agostin accenna passi di danza fluidi e fintamente causali, mima pose da rockstar, canta e porta sul proscenio oggetti vari in un policromo e disperatamente allegro crescendo che scema lentamente fino alla lettura della lettera che il performer ha chiesto all’amica e co-autrice Chiara Bersani di inviargli e che apre davanti agli spettatori, condividendo attesa e commozione. E, nel finale, i versi di una canzona scritta per Charnok, con l’invito implicito al pubblico di cantare –  nella distanza richiesta dalle misure anti-covid, un sussurro struggente…

Best regards  (il titolo allude alla formula convenzionalmente utilizzata per concludere le lettere) è certo una missiva indirizzata a Nigel, scritta con il movimento e la voce, il pensiero e l’emozione; ma è pure un vivido memento per se stesso e per il pubblico: ricordarsi perché si è scelto di stare in scena e farlo in quel modo e perché, malgrado l’ansia e la paura, ancora si sceglie di incontrare gli altri in una sala teatrale.
Uno spettacolo intelligente e malinconico, acuto e appassionato.

Foto di Andrea Macchia

Passione e sincerità dì’ispirazione che informano anche Bye Bye, il lavoro che Alessio Maria Romano ha creato – insieme alla drammaturga Linda Dalisi – su commissione di Antonio Latella per la Biennale Teatro e che, necessariamente, si è modificato rispetto al progetto iniziale, concentrandosi sulle individualità dei cinque interpreti – anche co-autori – e riempiendosi di una nuova esigenza di dare espressione a quella fragilità che i mesi appena trascorsi hanno mostrato nella propria vulnerabile e non più ignorabile consistenza.

Uno spettacolo cui manca, forse, una stringente coerenza, e che, nondimeno, coinvolge ed emoziona per qualità spesso assenti sul palcoscenico, ossia la sincera necessità di raccontare – in questo caso l’auto-censura che, più o meno consapevolmente, operiamo su desideri e aspirazioni, sentimenti e progetti – e di confrontarsi; la volontà di far dialogare talenti e personalità diverse, danzatori puri e performer-attori-cantanti, giovani professionisti e maturi habitué del palco, coreografia e musica dal vivo.

Si riconosce – e commuove e rinfranca – tanto in D’Agostin quanto in Romano e nei suoi danzatori, una testarda volontà di mettersi a nudo sul palco, senza finzioni né travestimenti, nella convinzione che soltanto l’orgogliosa dichiarazione della propria intrinseca fragilità, benché problematica e commossa, possa, per converso, rinsaldare e rafforzare la comunità degli uomini.

BEST REGARDS

di e con Marco D’Agostin
suono, grafiche Lska
testi Chiara Bersani, Marco D’Agostin, Azzurra D’Agostino, Wendy Houston
luci Giulia Pastore
scene Simone Spanghero, Andrea Sanson
produzione Van, Klap – Maison pour la danse de Marseille, Rencontres Chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis /CCN 2 Grenoble ; con il supporto di Centrale Fies, CSC/Centro per la scena contemporanea (Bassano del Grappa), Inteatro, ERT Emilia Romagna Teatro, The Workroom (Fattoria Vittadini), Teatro Comunale di Vicenza, L’Arboreto-Mondaino

 

BYE BYE

direzione e coreografia Alessio Maria Romano
drammaturgia Linda Dalisi, Alessio Maria Romano
creazione e performance Ornella Balestra, Filippo Porro, Andrea Rizzo, Valerie Tameu, Isacco Venturini
disegno luci Matteo Crespi
progetto musicale Riccardo Di Gianni
costumi Giada Masi
produzione LAC Lugano Arte e Cultura; in coproduzione con Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Fonderie Limone, Moncalieri (TO)
7 e 10 ottobre 2020

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