LAURA BEVIONE | I mesi del lockdown più rigido erano terminati da poche settimane e la voglia, psicologica e fisiologica, di incontrasi dal vivo e parlare insieme di letteratura, di idee, di teatro, era tanta. Fu dunque con grande piacere e con un vivificante senso di sollievo che, nel giugno scorso, la vostra cronista teatrale accettò l’invito di Marco Lorenzi a partecipare a uno dei primi appuntamenti del progetto FAHRENHEIT #ArtNeedsTime, che allora si sviluppava, un po’ clandestinamente, negli accoglienti spazi di Casa Fools – siamo a Torino, zona Vanchiglia, area di movida universitaria e non.

Condizione per partecipare – oltre ovviamente a indossare la mascherina e a igienizzarsi frequentemente le mani – portare con sé un libro che non sarebbe dovuto essere dimenticato. Una richiesta tutt’altro che semplice, in verità, e che, dopo vari ripensamenti e dolorose rinunce,  ha condotto la vostra cronista a estrarre dalla sua libreria Antichi maestri di Thomas Bernhard e, scoperta recente, Nessuno è come qualcun altro di Amy Hempel – sì, sono due libri e non uno, ma ci è stata concessa una deroga…
Libri da salvare dall’oblio, dunque, partendo da quella frase che condensa in parte la trama del romanzo distopico di Ray Bradbury da cui è stato tratto anche il titolo del progetto: «Se ti chiederanno cosa facciamo, tu risponderai: noi ricordiamo». Ricordare in primo luogo quella necessità della letteratura, del teatro, dell’arte, della bellezza e del pensiero che nei periodi bui diviene non tanto paradossalmente, anzi, più impellente.

E se a giugno il bisogno di porre al centro del dibattito politico-sociale la cultura era impellente, lo è diventato ancora di più in questi ultimi mesi del 2020, da cui la cura dello spirito pare essere stata completamente dimenticata. Ecco allora che la prosecuzione del progetto Fahrenheit durante questo doloroso autunno ha assunto un valore aggiunto di testarda resistenza.

Ma andiamo per ordine: durante i primi incontri tenutisi a giugno, gli attori dell’ensemble de Il Mulino di Amleto – Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Francesco Gargiulo, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Maria Tronca – guidati da Marco Lorenzo e Alba Porto, hanno iniziato a riflettere sui propri libri da non dimenticare, immaginando – a coppie – delle brevi performance, più o meno interattive, e linguisticamente policrome.
La vostra cronista, dunque, ha avuto il privilegio di assistere a quelle prime sperimentazioni, tentativi di avvicinamento al libro scelto e di traduzione del contenuto in una drammaturgia originale e personale. Ma, soprattutto, volontà di condividere gli interrogativi, i dilemmi, i desideri e le remore che quegli stessi libri generano nell’esistenza dell’attore e, si auspica, potrebbero suscitare nei futuri spettatori.

Sperimentazioni che sono cresciute durante i mesi autunnali, allorché l’ensemble de Il Mulino di Amleto ha ripreso il progetto, aprendolo alla partecipazione attiva degli spettatori, invitati, come era accaduto anche alla vostra cronista, a spartire con gli attori e con gli altri partecipanti, le proprie letture imprescindibili. Cominciati in presenza, gli incontri sono necessariamente proseguiti a distanza e, nella stessa modalità, è stata realizzata la conclusione di questa prima tappa del progetto – che nelle intenzioni dei protagonisti è destinato a diventare uno spettacolo – con la proposta delle diverse performance, messe in scena negli spazi di San Pietro in Vincoli.

Foto di A. Salvatore

Accolti da Marco Lorenzi e Alba Porto che, in omaggio all’amato Houellebecq, fingono convincentemente di essere in diretta da Lanzarote in diretta, gli spettatori sono invitati a giocare un ruolo attivo in questa serata via Zoom, sfruttando la chat e il proprio cellulare.

Si inizia con un quiz: si tratta di indovinare il libro scelto da Angelo Tronca in base a poetici indizi. Se la risposta inviata al numero dell’attore è corretta, ricevete su Whatsapp un audio da sfruttare quale balsamo nei momenti di scoraggiamento e di noia materialistica…

La chat, invece, ci serve per interagire con la performance che Francesco Gargiulo ha architettato partendo da Delitto e castigo e interrogandosi sui principi che ci guidano nel compiere scelte eticamente complesse. Ricorrendo al cosiddetto “dilemma della rotaia” e coinvolgendo il collega Yuri D’Agostino e lo spettatore-volontario Stefano, l’attore ci pone di fronte a opzioni apparentemente grottesche e, nondimeno, rivelatrici delle nostre priorità morali.  Interrogativi che, in questo periodo in cui alcune categorie di popolazione paiono più sacrificabili di altre, risuonano, se possibile, ancora più sinistri, anche grazie alla surreale leggerezza di Francesco, capace di veicolare con concreta evidenza la tragica banalità dell’esistenza umana.

Dostoevskij ritorna, poi, nella performance “multimediale” realizzata da Barbara Mazzi, ispirata a quel romanzo nel romanzo che è la vicenda de Il grande inquisitore contenuta ne I fratelli Karamazov.

Foto di A. Salvatore

Libertà o felicità? L’attrice ci aveva interrogato su questo dilemma nelle settimane precedenti e su di esso è costruito quale una sorta di brain storming il suo intervento. Seduta al PC, Barbara seleziona tracce audio e video: interviste e testimonianze, musica e performing art per riflettere insieme su questioni esistenziali fondamentali ma pure sui limiti e sulla funzione dell’arte.  Interrogativi non risolti., ovviamente, ma inoculati con esigente cordialità nella mente di noi spettatori, invitati implicitamente a vivere con maggiore consapevolezza.

Chiede, invece, di essere invitato Yuri D’Agostino, che ha lavorato su quello che è il suo libro del cuore, non a caso donato quale pegno d’amore alle persone importanti della propria vita: Saltatempo di Stefano Benni. L’attore ha trasformato il romanzo in una stand-up comedy, mettendo «il naso rosso al mostro» e aprendosi al confronto con il pubblico. Ecco, dunque, che la sua performance diviene un’offerta di intrattenimento a domicilio: Yuri ci dà il suo numero di cellulare e attende le chiamate del pubblico collegato. E le telefonate arrivano: teatro a domicilio, ovviamente nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, per tornare a essere “dal vivo” e nutrirsi reciprocamente di senso e di emozioni.

Le stesse suscitate dalla performance, fruita tramite un link su youtube, che Roberta Calia ha creato a partire dal canto XX dell’Orlando Furioso e significativamente intitolato Furiosa. Un omaggio alla forza e alla determinazione delle donne tradotto in una sorta di concerto per voce e sintetizzatore con la collaborazione del sound designer Giorgio Tedesco. Roberta sperimenta le innumerevoli flessioni della propria voce così da regalare potente consistenza tanto alla parola ariostesca quanto ai caratteri femminili dipinti dall’autore.

Una performance suggestivamente immersiva che conclude la serata Fahrenheit che aveva visto anche la partecipazione silenziosa di Raffaele Musella, sinistro ministro incaricato di gettare nel fuoco, fra una performance e l’altra, i troppi libri non salvati.  Un monito rigorosamente non retorico, e dunque affatto perentori,o a vegliare costantemente sulla difesa della sopravvivenza della nostra libertà di pensiero e di espressione, ma pure di evasione e di immaginazione…

www.ilmulinodiamleto.com

FAHRENHEIT #ArtNeedsTime
un percorso artistico per spettatori con l’ensemble de Il Mulino di Amleto

direzione attori e spettatori Marco Lorenzi, Alba Maria Porto
con Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Francesco Gargiulo, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Maria Tronca, e gli spettatori che hanno partecipato agli incontri

con il sostegno di Bando Tap – Torino Arti Performative 2020 della Città di Torino; in collaborazione con Fertili Terreni Teatro ACTI Teatri Indipendenti 

Torino, San Pietro in Vincoli
13 dicembre 2020

 

 

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