RENZO FRANCABANDERA | Il Teatro Laboratorio isola di Confine nasce nel 2007 in Umbria ed è diretto da Valerio Apice e Giulia Castellani. Valerio Apice è attore, autore, regista, poeta ed educatore teatrale. Dal 1998 lavora sulla maschera di Pulcinella per un recupero della tradizione scritta e orale. Giulia Castellani è attrice, educatrice teatrale e si occupa di pedagogia teatrale per l’infanzia.  È Dottore di ricerca in discipline dello spettacolo e laureata in Scienze dell’Educazione.

Isola di Confine opera con l’obiettivo di creare spazi di incontro tra i linguaggi artistici e le culture del territorio, attraverso l’organizzazione di eventi culturali, spettacoli, laboratori, attività di formazione del pubblico e opera in Umbria con un forte radicamento nella comunità e con progetti sulla maschera e l’accessibilità del linguaggio dello spettacolo dal vivo anche per i bambini e i giovani. Negli ultimi giorni, proprio mentre in tutta Italia si accendevano le luci delle sale teatrali con il tentativo di ridare luce a questi luoghi costretti alla chiusura forzata da un anno per via della pandemia e delle restrizioni imposte a livello nazionale, Teatro Laboratorio isola di Confine ha ricevuto la paradossale notizia dello sfratto dalla scuola che attualmente fornisce loro lo spazio, la Sala Eduardo De Filippo, che si trova appunto all’interno della Scuola Primaria “IV Novembre” della Direzione Didattica Primo Circolo di Marsciano e che questa piccola ma combattiva realtà manda avanti da dieci anni.

Abbiamo intervistato Valerio Apice.

Valerio, non si è fatto in tempo a illuminare il vostro teatro per questa “festa” delle porte chiuse che vi è arrivata la notizia dello sfratto, quasi a dire che le porte devono restare chiuse. Cosa è successo?

Il 31 dicembre 2020 si doveva rinnovare per altri tre anni il contratto di comodato d’uso della Sala Eduardo De Filippo, che si trova all’interno della Scuola “IV Novembre” di Marsciano, sede operativa della nostra associazione. La Giunta Comunale ha espresso parere favorevole, ma il Consiglio di Circolo della Direzione Didattica ha rifiutato il rinnovo triennale, concedendo il nulla osta solo fino al 2021, con la motivazione di aver necessità di ulteriori spazi per l’attività didattica dovuti all’emergenza covid-19. La pandemia ha creato uno stato di allerta generale che offusca la visione a lungo termine del bene comune. Gestiamo la Sala De Filippo da circa dieci anni. Il rinnovo del comodato d’uso è essenziale per la continuità e la stabilità economica del nostro lavoro, per dare un servizio di qualità artistica al territorio. Non è giusto privare una Comunità di uno spazio di cultura, di socialità e aggregazione, che ha visto transitare giovani, artisti, importanti personalità del teatro e della cultura internazionale con cui collaboriamo da anni.

Julia Varley, Eugenio Barba e Marco Martinelli ospiti di Isola di Confine

Come può secondo voi un’istituzione culturale come la scuola fare a meno del dialogo interno, visibile, con un’altra istituzione culturale? Specie in un piccolo comune. Come si superano questi corto circuiti?

Abbiamo sempre creduto nel dialogo con la scuola. I progetti teatrali per la scuola sono parte fondante del nostro lavoro. Dal 2009 portiamo avanti il progetto “Il Teatro va a scuola” che ha coinvolto fino al 2019 circa mille bambini ogni anno tra Marsciano, Todi e San Venanzo. Con la Direzione Didattica Primo Circolo di Marsciano abbiamo scritto il progetto Il Villaggio del Teatro vincitore del bando del MIUR Promozione del Teatro in classe. Proprio con parte delle risorse di questo progetto è stato possibile trasformare una palestra in una sala di spettacolo inferiore a 99 posti. La sala De Filippo è stata spazio di incontro e di dialogo tra noi e il territorio. Sicuramente è la situazione di emergenza ad aver creato difficoltà di dialogo. La scuola è impegnata a risolvere problemi contingenti, perdendo la visione più ampia dell’alleanza educativa con altri soggetti della comunità. Siamo in attesa di un ulteriore incontro con la Direzione Didattica, sperando di poter trovare una soluzione e di superare questo corto circuito con la pazienza e la determinazione.

Che cosa avete fatto durante questo anno di lockdown? Che risposta avete avuto dalla comunità?

Non ci siamo mai fermati. Da marzo 2020 abbiamo realizzato Buonanotte Nicolino un progetto di narrazioni video rivolte ai più piccoli con un grande riscontro di pubblico del nostro territorio e non solo.

A luglio in collaborazione con la Zona Sociale n. 4 dell’Umbria abbiamo realizzato il documentario So-stare nell’infanzia con la partecipazione di Giuliano Scabia, Marco Martinelli e Bruno Tognolini. Ad agosto abbiamo realizzato la prima edizione del Teatro Comunità Umbria Fest ospitando il premio Ubu Lino Musella, Roberto Piumini e contando più di 500 presenze di pubblico. Da giugno siamo ripartiti con i laboratori alla Sala De Filippo, punto di riferimento per la socialità di bambini e adolescenti che in questo momento non possono incontrarsi nemmeno a scuola.

Pensi esistano spazi alternativi in cui potreste continuare il vostro percorso?

La Sala De Filippo, grazie alle nostre intuizioni e alla collaborazione di professionisti, è una sala di spettacolo a norma.Trovare un altro luogo nel territorio che possa ospitare spettacoli e laboratori non solo della comunità locale ma provenienti da tutto il mondo è un’impresa ardua. Siamo assolutamente disponibili ad una collaborazione con scuola e amministrazione comunale per trovare una soluzione che possa permetterci di continuare a lavorare, con una garanzia che possa dare stabilità e continuità ad un’attività già di per sé precaria.

Che dialogo c’è fra voi e le altre comunità del territorio in cui siete? Esiste davvero un bisogno di teatro o è più un sogno dei teatranti?

Vorrei citarti dal nostro libro Il Villaggio del Teatro. Laboratorio Scuola Comunità un contributo dell’ex-sindaco di San Venanzo Francesca Valentini, un comune a dieci chilometri da Marsciano: «Adesso che non sono più Sindaco da oltre tre anni, cosa rimane della collaborazione che c’è stata con Giulia e Valerio e con il loro teatro? Intanto una grande ammirazione per il lavoro che svolgono, tanto da indurmi a frequentare un loro corso di teatro. E poi, ricordando le tante cose fatte insieme, un sincero sentimento di riconoscenza per la passione che mettono in tutto ciò che realizzano e per l’amore che dimostrano nei confronti della nostra comunità, contribuendo a creare una fitta rete di relazioni». Potreicitarti anche le parole dell’attuale sindaco di Marsciano Francesca Mele ad apertura del nostro Teatro Comunità Umbria Fest. Parole di solidarietà per il lavoro di rete che svolgiamo da annicon il coinvolgimento di diverse generazioni. Il bisogno di teatro esiste, ed è testimoniato dalla numerosità dei partecipanti ai laboratori, dalla partecipazione delle famiglie, dalle relazioni intessute nelle progettualità realizzate, dai numerosi messaggi di solidarietà giunti in poche ore dalla comunicazione dello sfratto sui social network, sia da teatranti da tutta Italia che da gente comune, cittadini del territorio.

Che pensi abbia regalato questa esperienza di pausa forzata al vostro linguaggio, al vostro fare arte? Cosa hai scoperto?

Lavorare con gruppi ristretti mi ha fatto ritrovare una dimensione del laboratorio meno frenetica, più attenta ai dettagli, agli impulsi, alle vibrazioni di ogni singolo allievo. La limitazione mi ha fatto ritrovare i principi che leggevo sui libri dei maestri come fuochi d’artificio in corpi pronti al volo. Fuor di metafora, la presenza, la gestione del corpo in azione, l’armonia tra silenzio e parola, l’ascolto dell’altro, la disciplina, sono soltanto alcuni aspetti che sono emersi in questo tempo a-sociale e che sono stati rafforzati nel nostro linguaggio artistico. Spero in una ripartenza non solo delle strutture teatrali, ma anche delle persone che di questo mestiere accolgono la bellezza.

Come può il teatro, se può, tornare centrale dentro le dinamiche di una comunità sempre più digitale, connessa, che fatica a scollegarsi dai social, che preferisce filmare la gente che applaude invece che applaudire, fotografare il cibo invece che assaporarlo in silenzio, immortalare la Gioconda con lo smartphone invece che contemplarla con lo sguardo dopo due ore di fila fuori dal museo?

Fare teatro pone l’accento sul fare, sull’azione di coinvolgimento della mente e dell’emotività. Abbracciarsi era un’azione che davamo per scontato, un’azione partecipante che il teatro può restituirci. Il teatro può avere un ruolo centrale in questo momento nel ritrovare una socialità smarrita, una rinnovata qualità delle relazioni tra esseri umani. Per guardare al futuro il teatro ci spinge a ritornare all’antico “mestiere” dell’incontro: una nuova speranza dove l’essere umano diventi protagonista del saper fare comunità.

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