GIORGIO FRANCHI | Libertà. Parola cardine della società occidentale, rafforzata dal crollo delle dittature su scala politica e del principio di autorità in campo culturale. Il prezzemolo della comunicazione statunitense, dall’aquila simbolo della democrazia a stelle e strisce alla Statua che, per prima, accoglieva i migranti dall’Europa in cerca di una nuova vita. In Italia non dà nome a statue, ma ricopre comunque un’importanza politica fondamentale, nel trittico “casa / circoli / popolo” nato da un secondo trittico di politica, calcio e televisione spazzatura.

Difficile pensare a cosa accada a un mondo del genere, cullato da un assurdo ideale di libertà distinta dalla responsabilità individuale, nel momento in cui al cittadino viene chiesto di privarsene, anche solo in minima parte. I movimenti no-mask, con il senno di poi, avrebbero dovuto essere facilmente prevedibili, così come un improvviso feticismo da parte di insospettabili verso il pugno di ferro del governo usato dal cinese con i trasgressori. Tanto più che, a vaccinazioni finalmente iniziate, nessuno ha ancora capito come convincere (o costringere) i tanti scettici a vaccinarsi, complice anche l’incidente Astrazeneca e i silenzi della casa farmaceutica.

Il mantenimento di un ordine sociale in un regime democratico richiede che la coercizione si trasformi in convincimento. Nomi e modalità di presentazione di leggi, norme e obblighi acquisiscono un’importanza spesso primaria rispetto al contenuto.

La strategia comunicativa in tempi di guerra fa dell’ossimoro il suo cavallo di battaglia. Lo ricorda bene George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Se La fattoria degli animali si ispira al regime sovietico, l’ossimoro è amato anche dai nazifascisti. Basti pensare a Il lavoro rende liberi, filosofia tacitamente condivisa anche  da Stalin, tanto da mantenere attivi per tutta la Russia gulag che, spesso, risultavano in perdite economiche enormi per il regime. Ma anche, in tempi altrettanto cupi, ma più recenti le missioni di pace degli Stati Uniti, la guerra per la democrazia dettata dall’ideologia per cui la difesa è il miglior attacco.

Il tentativo di illusione dato dalla collisione di due parole contrapposte genera confusione, penetrando nell’inconscio di chi le sente. Il cosiddetto governo del cambiamento o, per usare un ulteriore ossimoro, gialloverde ha ripreso questa tradizione. Dal mandato zero che il già citato Orwell avrebbe apprezzato al revival di radical chic, tornato in auge dopo gli anni ’70-’80 assieme alle giacche in denim e i Ricchi e Poveri. Il contributo del primo governo Conte alla stessa tematica vaccinale si sintetizza con il re degli ossimori: obbligo flessibile.

Ma se la scelta ossimorica era funzionale ad accontentare gli antivaccinisti che supportavano il governo, l’obiettivo oggi è l’esatto opposto. Senza contare che l’ossimoro “politico” permette di addolcire un termine percepito come negativo accostandovi un termine percepito come positivo. Viene difficile considerare “vaccino” un termine negativo, almeno per la maggioranza degli italiani – per ora. Forse, tuttavia, aggiungere un’accezione negativa può dare quel tocco di piccantezza che rende tutto più accattivante.

Vaccino contagioso, ad esempio, potrebbe essere un inizio. O magari prevenzione virale: ottimo hashtag per influencer, anch’essi etimologicamente imparentati all’influenza in ambito medico. Se vogliamo suggerire che chi si protegge dal virus sia più raccomandabile e trasparente possiamo dire che la mascherina rende visibili o che la FFP2, che trattenendo le particelle ci permette di respirare, lascia senza fiato.

Tutto ciò, chiaramente, quando arriveranno i vaccini in quantità sufficiente; data che sembra allontanarsi di più ogni giorno che passa. Ma, del resto, non ci insegna forse l’ex premier del Governo dell’Ossimoro che siamo distanti per stare più vicini?

 

 

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