LILIANA TANGORRA | Una festa per bambin*, famiglie e comunità quella voluta in questa inedita edizione del festival Il tempo dei piccoli 2022, a cura della compagnia Kuziba e diretto da Bruno Soriato. Iniziativa ideata da Carlo Bruni nel 2015 e sviluppatasi nel contesto di sistemaGaribaldi a Bisceglie (BA), da quest’anno – e non senza stupore e polemiche di parte della comunità biscegliese in disaccordo con l’attuale amministrazione a non perpetuare l’iniziativa – è stata accolta con calore ed entusiasmo dalla vicina città di Corato con il sostegno dall’Assessorato alla Cultura e dall’amministrazione pubblica.

Il festival rispetta un modulo esecutivo del tutto originale, a misura di bambin* e in cui le regole degli adulti  – spesso legate a prescrizioni e vincoli formali – sono abolite. Il tempo dei piccoli diventa il crocevia del dialogo tra adulti e bambini e in questa edizione dal sottotitolo ‘Tutti foresti‘ – termine a metà strada tra foresta e forestiero che induce a riflettere sugli avvenimenti contemporanei – ha visto al centro presentazioni di libri, laboratori, esiti conclusivi delle creazioni di apprendisti attori, parate, concerti, studi e spettacoli teatrali.

Il filo-conduttore del festival è stata l’attenzione alla Madre Terra, ai suoi abitanti e alle sue trasformazioni. Si è assistito, in particolare, a due studi teatrali La dea nel cerchio di MadiMù con Marianna Di Muro e Nella pancia del lupo di Adriana Gallo.

La prima considerazione a farsi in questo contesto è che l’apertura al pubblico di studi teatrali rende l’operazione dinamica sia per la compagnia/attore, sia per gli spettatori, per il rapporto di interscambio che si instaura e che risulta utile alla maturazione dello spettacolo. Nel cerchio della dea, studio tenutosi presso il teatrino di San Domenico sabato 18 giugno, ha visto coinvolti i/le bambini/e alla scoperta di un esilarante tributo a uno dei vizi capitali: l’invidia.
Grazie alla maestria di Marianna Di Muro, attrice sempre attenta alle dinamiche per l’infanzia, la storia della diatriba tra la tessitrice Aracne e la dea delle Arti Atena, si trasforma un gioco tra fanciulli, in cui ciascuno è il nume tutelare di un’attività ludica, Marianna dell’hula-hoop, Diana del nascondino…, ma dal temibile Nord-Italia, durante una calda estate pugliese, arriva colei che cancellerà le speranze di tutti i bambini diventando la campionessa indiscussa di ciascuna attività. È qui che l’invidia si trasforma in opportunità e un sentimento negativo si trasforma un pretesto per non sfidare le ire degli Dei, ma per emergere, grazie all’impegno e all’ingegno umano. La scena voluta da Marianna di Muro è volutamente semplice, uno studio per l’appunto, qui i protagonisti sono giocattoli, live action e costruzioni Lego. Niente luci, solo un hula-hoop che girando 100 volte in 45 secondi ha decretato la vincitrice tra ‘Aracne’ e ‘Atena’, ma ad avere la meglio questa volta non è la dea.

Nella pancia del lupo, messo in scena il giorno 18 giugno presso lo spazio Teatro Di.versi, ha visto come protagonista una Cappuccetto rosso la quale racconta la sua esperienza non nel bosco, non di rientro dalla casa della nonna, ma dalla pancia del lupo. Adriana Gallo, con tecnica e forza fisica impeccabili, ci ha riportato alla mente la storia di Perrault, rivisitata dai fratelli Grimm. La versione di Adriana Gallo rimarca probabilmente la versione più noir dello scrittore francese, infatti l’assetto scenico è cupo, luci rosse che si alternano a frazioni sceniche in penombra e che denotano fino agli ultimi istanti prima della salvezza di nipote e nonna, un’incertezza, la paura per una non lieta fine. Compagni di viaggio per Maria, il nome dato – permettete di dirlo finalmente – all’anonima Cappuccetto rosso, saranno speranza, angoscia e un teschio piccino, gadget a metà strada tra lo Yorick di Amleto e L’amico Wilson di Chuck Noland. Lo studio in fase di definizione ha l’intento di sottolineare quanto, nonostante le difficoltà che si possono incontrare durante il percorso di vita, una giovane donna o un giovane uomo hanno il diritto di spiegare le ali e percorrere il proprio cammino.

Corri, Dafne! Ph. Eliana Manca

Il festival ha ospitato anche diversi spettacoli. Ilaria Carlucci, è autrice ed interprete dello spettacolo Corri, Dafne! tratto dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio e prodotto da Factory Compagnia Transadriatica e Tessuto Corporeo. Il suo spettacolo è andato in scena il 17 giugno alle ore 21:00 presso il Chiostro di San Domenico.
Unica attrice in scena, Ilaria affronta la sfida del teatro di narrazione con la stessa grazia e la perseveranza della ninfa Dafne di cui narra la nota vicenda sublimata dal Bernini, restituendo al pubblico, non solo dei piccoli, un accento alle vicende di violenza sulle donne che infestano le notizie di attualità.
Si susseguono, nelle parole e nei gesti attenti, anni di lotte contro le convenzioni sociali di genere, per il tramite di un corpo, quello della Colucci, ora in movimento, ora statico, ora metamorfizzato in corteccia. Nessun oggetto di scena se non un cubo nero che all’occorrenza diventa fiume, albero, radura, dosso. I giochi di luci di Alberto Cacopardi – regista altresì della piéce – definiscono le mille sfaccettature del corpo della Colucci vestito con un drappo ‘terroso’ ideato da Lilian Indraccolo.

A chiudere la serata del 18 sera, presso il mastodontico chiostro del Municipio coratino, il poetico spettacolo della Compagnia Burambò, Il fiore azzurro. Daria Paoletta in questo lirico spettacolo di figura affronta e riscrive un’antica fiaba tzigana, dando vita ad un lungo racconto, che ha come protagonista Tzigo, un bambino nel cui nome risiede la cultura e la forza del popolo rom. Daria e Tzigo – pupazzo realizzato da Raffaele Scarimboli – affrontano un viaggio iniziatico fatto di scoperte, di paure inespresse, di dubbi. Può uno tzigano diventare ‘Mario’? Uno spirito libero ha il diritto di piangere? In un mondo di uomini un pupazzo definisce la minoranza? E in un mondo di pupazzi, un uomo può diventare ‘minoranza’? Grazie a due cubi, un pupazzo e un’attrice, ad luce ora diffusa, ora focalizzata sul volto della strega – perché in tutte le storie vi è una strega da sconfiggere –  la narrazione diventa incalzante capace di regalare al pubblico, accorso numeroso, un sorriso e più di una lacrima.

Il fiore azzurro, ph. Burambò

L’edizione 2022 de Il tempo dei piccoli è stata colorata, voluta, partecipata e amata da organizzatori e pubblico. Un pubblico formato da adulti e piccini che, durante gli eventi, non ha lesinato applausi, presenza e partecipazione. Una festa collettiva che in questi casi diventa comunità. Un appuntamento in cui gli spazi – anche se a volte non proprio definibili ‘teatrali’ ma certamente a misura di bambin* – diventano sede di una comunità sicuramente definibile ‘educante’. Ci si augura che la versione coratina del festival sia più longeva e più voluta rispetto alla precedente perché, come dichiarato dal sindaco Corrado De Benedittis: “[…] noi adulti dovremmo imparare a guardare il mondo con gli occhi dei bambini per renderlo un posto migliore!”.

 

Il Tempo dei Piccoli

Kuziba Teatro – Città di Corato – sistemaGaribaldi – La Città Bambina
direzione artistica Bruno Soriato
da un’idea di Carlo Bruni
sQuolaGaribaldi Marta Maria Balu, Livio Berardi, Pietro Naglieri, Valentina Vecchio
Radio Città Bambina Rossana Farinati, Nunzia Antonino
amministrazione Annabella Tedone, Giuseppe Strafella
relazioni scuole Laura Soldani
botteghino Donato Di Clemente
direzione tecnica Giuseppe Pesce
comunicazione Mariablu Scaringella
grafica Enzo Ruta
sito web Nicolò Serafino

con
Ecoteca Lab · Teatri Di.Versi · I piccoli chi · Linea d’Onda · NatiperLeggere · Presidio del Libro · Astrofili Andromeda · Vecchie Segherie Mastrotorato · Controra Piccola Scuola Naturale · Radicamenti · ZonaEffe

con il sostegno di
8×1000 CHIESA VALDESE · MINISTERO DELLA CULTURA
Granoro · Fondazione Vincenzo Casillo · Mastrototaro Food & Wood

Dal 17 al 19 giugno – Città di Corato

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