ELISA LICCIARDI* | L’edizione 2022 di Short Theatre si propone tra i principali obiettivi, quello di raccontare “affetti, accordi sottili e microstorie che brulicano nella materia”. Una particolare riuscita sotto questo aspetto ha avuto, ospitato all’interno dello Studio 2 della Pelanda, Partschòtt di Andrea Dante Benazzo.
Attore e regista diplomatosi presso l’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, Benazzo arriva a questo lavoro d’esordio in co-creazione con Laura Accardo, artista visiva e videomaker. I due parlano la stessa lingua fatta di documentazione, esplorazioni di archivi privati e catalogazione di ricordi. In questo universo si colloca Partschòtt.

Partschòtt- Andrea Dante Benazzo, ph Carolina Farina

Durante l’ingresso in sala cattura subito l’attenzione una video proiezione di strade di montagna riprese dall’interno dell’abitacolo di una macchina che sembra condurre lungo un percorso di cui non si conosce la meta: l’inconscio dello spettatore intuisce che sarà un viaggio profondo, ma solo dopo qualche minuto si accorge che Benazzo è già in scena, intento a sistemare oggetti sul pavimento della sala. Apparentemente ignaro di non esser solo immerso com’è nei suoi pensieri. Ed è proprio questa atmosfera così intima, resa anche da una momentanea assenza di luci, a far sentire quasi a casa.

Gli oggetti che Benazzo posiziona secondo un suo preciso ordine mentale sono i ricordi di un tempo passato: scarponi da sci, cuscini, coperte, un piccolo pupazzetto, una lampada e tante videocassette Disney. Nel mentre, il video prosegue, l’auto avanza nel suo cammino, quando ad un certo punto si ode una voce; è la voce di Benazzo intenta a porre domande a un uomo. Quell’uomo è suo padre, conducente della misteriosa macchina che attraversa le montagne, a cui viene chiesto di raccontare la storia del Passo di Costalunga, che ha ospitato le vacanze di tre generazioni della famiglia Benazzo.

Partschòtt- Andrea Dante Benazzo, ph Carolina Farina

Narra un’antica leggenda che fra le montagne delle Dolomiti fiorisse un giardino pieno di rose talmente splendenti che il loro bagliore rosseggiante si rifletteva sulle pareti rocciose delle montagne. Il roseto si diceva appartenesse al Re Laurino, il quale innamorato della bella Similde figlia del Re della Val d’Adige decide di portarla via con sé. Nonostante i suoi tentativi di fuga viene catturato dai soldati del sovrano proprio all’interno del giardino pieno di rose che avrebbe dovuto nasconderlo e proteggerlo. Irritato da questo tradimento, Re Laurino trasformò il roseto in pietra così che nessuno potesse più ammirarne la bellezza. Sì era però dimenticato di Partschòtt, il suo fedele guardiano che nonostante abbia trovato il meraviglioso roseto ormai ridotto a un cumulo di pietre continua da sempre a essere il custode fedele di un meraviglioso ricordo.

Il 29 ottobre del 2018 la raffica di vento più forte mai registrata sulle Dolomiti, ha sradicato oltre quattordici milioni di alberi e colpito diverse zone tra cui il Passo di Costalunga. Benazzo come Partschòtt diventa il guardiano del ricordo di un luogo che prima che la natura si ribellasse, brillava come il roseto di Re Laurino.
Seduto di spalle, davanti al pc e illuminato da una tenue luce, l’attore guida in un viaggio fatto di filmati che lo ritraggono da piccolo insieme ai genitori durante le vacanze estive nel suo luogo del cuore;  mostra fotografie ingiallite dal tempo che ritraggono i suoi avi, filmati dei suoi genitori sorridenti e spensierati mentre trascorrono le vacanze tra le montagne.
In ultimo viene mostrata la sentenza nei confronti del padre in seguito al fallimento della Gibiemme, la ditta di famiglia fondata settant’anni prima dal bisnonno. Vedere l’attore-regista di spalle ha reso lo spazio ancora più intimo e familiare. La sensazione è di non trovarsi più di fronte a uno sconosciuto, ma piuttosto ad un amico, un fratello, un conoscente  bisognoso di raccontare proprio quella storia per lui importante. E quindi l’averlo di spalle non disturba, resta l’unica soluzione possibile se si pensa che poi il silenzio, le immagini, e non la parola, fanno da padroni.

Partschòtt- Andrea Dante Benazzo, ph Carolina Farina

Quello di Andrea Dante Benazzo è un archivio enorme di ricordi raccolti e protetti sapientemente in un tempo e in uno spazio soltanto suoi. Come in Ashes – ceneri di Muta Imago, anche qui l’inafferrabile tempo è travolgente, muovendosi ora lento ora veloce tra archivi di famiglia, ricordi, cambiamenti climatici e trasformazioni. Con un’unica differenza, ovvero che qui si fa appello al passato visto come spinta e come motore da cui partire per costruire o ricostruire un nuovo futuro e non come zona di comfort in cui fermarsi e attendere qualcosa di meglio.
Lo spettacolo è intriso di un linguaggio poetico e delicato che forse potrebbe essere l’antidoto giusto per curare il nostro mondo malato. La sensazione è quella di un lavoro non ancora finito del tutto e che ci sia tanto altro da raccontare e tanti altri cassetti dei ricordi che ancora non sono stati aperti. Benazzo mette il suo pubblico di fronte all’imprevedibilità e ai cambiamenti della vita, suggerendo che possono essere affrontati senza mai perdere di vista l’origine di tutto.

A dimostrazione di ciò, alla fine dello spettacolo gli oggetti posizionati sul pavimento e coperti delicatamente con un telo di plastica vengono illuminati da piccole lampadine che sono sempre state lì al loro fianco. La vita cambia, ma non l’essenza di ciò che si è vissuto.

PARTSCHOTT

di e con Andrea Dante Benazzo
collaborazione artistica e video Laura Accardo
supporto drammaturgico Mattia Colucci
sound design Federico Mezzana
progetto selezionato da European Young Theatre 2019/ Powered by Ref 2020/Animali Teatrali Fantastici e Dove Trovarli 2021/Direction Under 30 2022
con il sostengo di Carrozzerie n.o.t ,Olinda/TeatroLaCucina e Periferie Artistiche-centro di resistenza della Regione Lazio e Laboratori Permanenti

Roma, Short Theatre 2022 | 11 settembre La Pelanda Studio 2

* PRIMAVERA PAC è il progetto ideato da PAC Paneacquaculture in collaborazione con docenti e università italiane per permettere la formazione di nuove generazioni attive nella critica dei linguaggi dell’arte dal vivo. Il gruppo di lavoro di Pac accoglie sul sito le recensioni di questi giovani scrittori seguendone la formazione e il percorso di crescita nella pratica della scrittura critica.

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