PAOLA ABENAVOLI | Una rassegna teatrale proposta da 37 anni in periferia ma diventata riferimento per l’intera città: a Catona, Reggio Calabria, il festival Catonateatro propone – nella sua arena con 1200 posti – un cartellone che, negli anni, ha ospitato grandi nomi, prosa, musical, opera e anche una parallela rassegna cinematografica, Verso Sud. Terminata la stagione estiva, la Polis Cultura – che gestisce Catonateatro – si prepara ad affrontare quella invernale, che organizza nello storico teatro reggino, il Cilea. Abbiamo chiesto a Luciano Pensabene, presidente della cooperativa Polis Cultura e direttore artistico di Verso Sud, di tracciare un bilancio di questo percorso.

La platea di Catonateatro

Catonateatro ha raggiunto quest’anno la 37a edizione: cosa ha rappresentato per il territorio e cosa rappresenta oggi?

La cooperativa Polis Cultura nasce nel 1986, su un territorio allora arido di proposte culturali e ancor più teatrali. Sin dall’inizio del suo operato, ha puntato su una manifestazione in grado di intercettare spettacoli e artisti di grande richiamo e favorire la migliore partecipazione di tutte le classi sociali agli spettacoli teatrali. Già nelle prime edizioni, infatti, era in grado di far esibire sul proprio palcoscenico artisti del calibro di Rosa Balistreri, Ignazio Buttitta, Renato Carosone, Carla Fracci, Franca Valeri, Gigi Proietti, Valeria Moriconi, l’Arlecchino di Strehler o La Gatta Cenerentola di De Simone… senza dimenticare l’importante contributo che Lillo Chilà – attuale e storico direttore artistico e organizzativo di Catonateatro e della stagione Le Maschere e i Volti al Cilea – ed Ettore Pensabene (i principali fautori di questa impresa, a cui si aggiunge qualche anno dopo il regista Walter Manfrè) hanno dato in termini di produzione di veri e propri spettacoli (compagnia Polis) che poco avevano da invidiare alle produzioni di punta del cartellone.
Si aggiunga una grande ricaduta sul territorio in termini di coinvolgimento e occupazione di giovani forze e maestranze locali, oltre a quelle artistiche impiegate negli allestimenti. Intanto tutto intorno al Festival, anno dopo anno, si creava un importante indotto legato allo sviluppo di attività ricettive. Oggi tutto questo è ancora in piedi, l’Arena Alberto Neri è una moderna struttura tra le più importanti del Sud Italia a livello tecnico, in grado di ospitare anche le compagnie più esigenti.

La lupa
Un’immagine de “La lupa”, andata in scena la scorsa estate a Catonateatro (Foto Antonio Sollazzo)

Qual è la linea seguita dal Festival in questi anni e quale il suo sviluppo? Cosa significa fare e programmare teatro in Calabria?

Catonateatro è giunta a 37 edizioni, evento stabile e non occasionale tale da divenire punto di riferimento in Calabria per le compagnie del circuito nazionale estivo e appuntamento culturale più seguìto della provincia reggina. Riuscire a mantenere questa coerenza è molto difficile e ha significato enormi sacrifici in termini personali, a cui sono seguiti, oltre a numerosi successi e soddisfazioni, amare delusioni riguardanti, tra l’altro, il fatto che ancora dopo 37 anni non veniamo riconosciuti per il nostro lavoro. Questo è mortificante, soprattutto quando vediamo festival simili al nostro lavorare in piena tranquillità perché riconosciuti dagli enti (pensiamo a La Versiliana, l’Estate teatrale Veronese, il Festival di Borgio Verezzi tra gli appuntamenti estivi più importanti).

Le Baccanti, regia di Micha Von Hoecke, di scena negli anni scorsi a Catonateatro (Foto Antonio Sollazzo)

L’attenzione al contemporaneo insieme a quella per il teatro classico e per il musical: come si riesce a unire generi diversi senza perdere in qualità e riscontro del pubblico? All’offerta teatrale si è aggiunta quella cinematografica: la multidisciplinarietà è oggi una linea che molti teatri e compagnie seguono sempre più, come vi inserite in questa tendenza?

Punto forte di Catonateatro è la sua programmazione, cresciuta nel tempo sino a divenire punto di riferimento per le maggiori agenzie dello spettacolo dal vivo in Italia. La scorsa stagione, ad esempio, ha puntato come sempre sull’incontro delle varie discipline, portando in scena la prosa dei grandi autori, musical, concerti, la grande opera e la sperimentazione. Concomitante all’attività teatrale, la Polis organizza, da 14 anni il Festival del Cinema mediterraneo Verso Sud, per promuovere i film con ambientazione al sud, in Italia ma anche nei sud del mondo, in seno al quale ha istituito il premio in memoria del critico Nicola Petrolino. Gigi Proietti, Carlo Buccirosso, Ficarra e Picone, Marcello Fonte, Donatella Finocchiaro, Mimmo Calopresti alcuni dei premiati negli anni. Per questo, circa 15 anni fa abbiamo puntato tutto sulla realizzazione di una struttura in grado di recepire la multidisciplinarietà di eventi: spettacoli, cinema, danza, i laboratori, la convegnistica, come un vero e proprio teatro a cui manca solo il tetto.

Sergio Rubini in “Ristrutturazione”, proposto nella scorsa stagione (Foto Antonio Sollazzo)

Quali i vostri obiettivi futuri, anche in relazione al lavoro su Reggio, nella stagione invernale?

Il Festival Catonateatro, dopo 37 edizioni, può considerarsi al giro di boa. È un evento ormai consolidato, espressione di un modello organizzativo vincente. L’obiettivo futuro è sempre declinato al presente, siamo un’organizzazione che programma e opera con molti rischi e spesso l’obiettivo futuro diventa quello più prossimo di portare a termine la stagione corrente e cercare di far quadrare i bilanci.
Negli ultimi anni, senza aiuti importanti da parte degli enti è sempre più difficile operare in queste condizioni, soprattutto dopo lo tsunami per il nostro settore rappresentato dal Covid. In più la Polis Cultura, dal 2016 organizza al Teatro Cilea di Reggio Calabria la rassegna Le Maschere i Volti, che ospita le principali compagnie professionali del circuito nazionale. Anche questa rassegna vede la nostra organizzazione impegnata ad offrire alla città visibilità e promozione in termini di immagine, perché da anni il Cilea mancava dai circuiti che contano.

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