ANTONIO CRETELLA | Una nota politica italiana, nell’acme di un duro discorso pubblico scandito con la perentorietà cui ci ha abituato in questi anni, nei quali non importava cosa dicesse, ma come lo diceva, con quel piglio ricolmo di indignazione e di nostalgica sehnsucht per un mondo perduto che le permetteva di essere credibile pur pronunciando stupidaggini, ha suggellato, dicevo, il suo intervento autodefinendosi “donna, italiana, madre e cristiana” e avvertendo gli uditori vicini e lontani che nessuno le toglierà mai tali qualifiche. L’affermazione mi ha fatto sobbalzare: vuoi vedere che c’è un occulto disegno legislativo che vuole provocare l’estinzione delle donne italiane madri cristiane? Con i comunisti al governo non si sa mai. Dopo il dubbio iniziale, mi sono ricordato che la nota politica italiana, di cui sopra, parla il destrese, una variante dell’italiano in cui il significato delle frasi va inteso al contrario: se ella afferma che non vuole essere privata della libertà di essere donna, italiana, madre e cristiana, vuole in realtà intendere che pretende la libertà di discriminare altre donne, di detestare i non italiani, di aborrire l’omogenitorialità e di sentirsi in diritto di mostrare tutta la sua intolleranza per le altre fedi religiose. Nel destrese, infatti, il concetto di libertà non va inteso nel senso moderno, illuminista, di ampia fruizione dei diritti nel rispetto dell’altro, ma nel senso antico di criterio di distinzione tra l’uomo libero dei ceti dominanti e la condizione schiavile o semischiavile di privazione dei diritti di tutti gli altri. Fatta questa precisazione, che dovrebbe essere aggiunta come nota critica a margine sotto tutti i discorsi della leader politica in oggetto, diventa tutto più comprensibile. E preoccupante.