ENRICO PASTORE e RENZO FRANCABANDERA | Vi sono molti modi di visitare un museo e in questa moltitudine reale e virtuale quello proposto da Karim Galici con Impatto Teatro alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari non è tra i più consueti.

Ines e gli altri abitanti del museo, questo il titolo del progetto inserito nella rassegna Giardini Aperti l’8, 9 e 10 luglio, propone ai visitatori un’esperienza sensoriale a tutto tondo in cui la vista, quella di solito più esercitata in una pinacoteca, non è il senso più privilegiato. Il fulcro dell’esposizione contenuta alla Galleria Comunale è di certo la Collezione Ingrao, costituita da disegni e dipinti di Morandi, Sironi, Maccari, De Pisis, lo scultore sardo Francesco Giusa e infine il futurismo di Balla e di Boccioni, vero protagonista dello spettacolo.

In realtà più che Umberto è un suo quadro: La giovane Ines, in cui è ritratta la misteriosa donna amante di Boccioni fino al 1912 e poi scomparsa dai radar della storia. È proprio lei, impersonata dall’attrice Adriana Monteverde, ad apparire dietro le finestre del primo piano della Galleria, a incontrare e poi accompagnare gli spettatori in questo viaggio.

Ines, canta La bella Gigogin del Quartetto Cetra e ci racconta della nascita della galleria da un edificio destinato a polveriera. Dopo due incendi finalmente si cambiò destinazione e l’immobile venne ad accogliere la Collezione Ingrao. Si passa in un’altra stanza dove Ines si intrattiene a parlare con la bambina ritratta da Gennaro Mandarelli; poi delle voci provenienti dall’alto la richiamano e noi, seguendola, prima sentiamo musica da avanspettacolo, voci concitate di donne e poi incontriamo i quadri di prostitute immortalate dai colori forti e contrastanti della pittura di Mino Maccari.

La stanza successiva ci porta a dialogare con l’autoritratto di Ottone Rosai, e poi il profumo di elicriso ci attira verso le donne sarde, poi le lenzuola stese tra le splendide tele di Deiva de Angelis, e attraverso un tunnel di velo dal profumo di fiori di arancio ci troviamo di fronte a La vestizione della sposa di Carlo Socrate.

Nel navigare tra le stanze, gli stili, le storie, arriviamo al momento tragico della Prima Guerra Mondiale, tra le trincee fangose, insanguinate, cimiteri di corpi smembrati dell’Isonzo da cui si intravede lontana Gorizia irredenta. Ines si sofferma sotto il Paesaggio di aereoplani di Tullio Crali, perché siamo giunti alla fine del percorso. Nella stanza successiva c’è il quadro di Ines, la sua casa per i secoli a venire, e a noi pubblico non resta che lasciarla, dopo averla ringraziata, gettando un ultimo sguardo ai suoi occhi tristi e alteri, al vortice dei capelli rosso fuoco, al suo vestito verde quasi di taglio militare.

Adriana Monteverdi e Karim Galici ci hanno accompagnato usando innumerevoli sollecitazioni a incontrare le visioni dei pittori. Ci hanno raccontato le storie fissate dai pittori sulla tela, facendoci assaporare tempi lontani. Un modo coinvolgente per unire la scoperta della bellezza artistica e la didattica museale. Lo spettatore è sempre coinvolto in un’esperienza multisensoriale, incuriosito da cosa potrà succedere nella stanza successiva e il racconto raramente scade nel mero didascalismo. Un buon esperimento da vedere e fruire con leggerezza.

ph.Piero Martinello

Renzo Francabandera ha raccolto il pensiero del regista su questa creazione.

Karim come è nata questa commissione e che tipo di lavoro di ricerca avete svolto per ambientare l’azione performativa?

“Ines e gli altri abitanti del Museo” viene da lontano. Sei anni fa il primo esperimento grazie alla collaborazione tra Impatto Teatro, ASMED e i Musei Civici. L’obiettivo era connettere arte performative e visuali tra loro, facendo sì che la Galleria Comunale d’Arte non fosse solo un semplice sfondo. Mi sono lasciato guidare dai suoi spazi antichi con la loro storia e dalle persone dietro le tele con i loro sguardi.

Come reagisce il pubblico? Che risposte avete a questa modalità di riportare in vita il segno artistico?

L’entusiasmo degli spettatori/visitatori è stato da subito dirompente, dimostrandoci che eravamo sulla strada giusta. Uno dei tanti commenti che ci hanno scritto alla fine della performance è stato “Evviva il Museo, il Museo è vivo! Grazie!”

Quali sono i prossimi passi di Impatto Teatro?

Immediatamente dopo, organizziamo – con Abaco Teatro – il MArteLive Sardegna, in linea con la nostra voglia di superare le divisioni tra le arti. Poi ci dedichiamo all’evento che chiuderà un triennio di lavoro all’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari. Una nuova versione dello spettacolo “Cosa Rimane?” in cui stavolta mescoleremo realtà e augmented reality.

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