EDOARDO CAMILLETTI | Mercoledì 7 settembre alla Pelanda, le prime performance hanno dato inizio a SHORT THEATRE 2022 — ¡VIBRANT MATTER!, festival internazionale di arti performative, giunto alla diciassettesima edizione, la prima con la direzione artistica della sola Piersandra di Matteo, l’anno scorso co-direttrice assieme a Francesca Corona.

Short, come viene colloquialmente abbreviato, è ormai un appuntamento atteso e accoglie romani e non al rientro dall’estate. È veramente il luogo di condivisione, incontro e scambio che si propone di essere.
Forse, però, di una fetta troppo specifica e ristretta di persone.

È proprio in quest’aria colloquiale di saluti e abbracci (e più sinceri commenti sottovoce) che ci si appresta a vedere OtellO di Kinkaleri. All’ingresso del pubblico in sala, i danzatori Michael IncarboneChiara LucisanoCaterina MontanariMichele Scappa, sono già nel buio della scena: costumi scuri, scomposti, complementari. Michele Scappa indossa una gonna e scarpe da ginnastica, Caterina Montanari solo un pantalone e resta a seno scoperto, gli altri due sono vestiti per intero.
Durante la performance si spoglieranno di nuovo, si scambieranno i costumi, poi rindosseranno i propri iniziali, ma solo a pezzi: i quattro sono allo stesso tempo tutti e conseguentemente nessuno.

Non vi è alcun cambio luci a segnare l’inizio, l’attenzione dello sguardo viene semplicemente attirata da un moto circolare che i quattro hanno avviato all’interno della scatola nera della Pelanda. Camminano in cerchio, poi corrono, poi si rincorrono e, fra bisbigli e schiocchi di lingua e di labbra, iniziano a dar voce, oltre che corpo e movimento, alle parole di Shakespeare.

OtellO di Kinkaleri, ph. di Claudia Pajewski

Le voci e i suoni che emettono i loro corpi sono amplificati, effettati; assieme alle musiche originali di Canedicoda, viene a crearsi un ambiente sonoro spesso e fitto, quasi materico, ma distante e opprimente.

Kinkaleri, compagnia con ben ventisette anni di attività e attualmente composta da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco, con questo lavoro continua il suo confronto con i grandi classici.
In Trilogia Puccini aveva effettuato una riscrittura delle opere del grande compositore, indirizzata ai ragazzi. All’INFERNO ha avviato un progetto digitale di formazione e promozione del pubblico, rivolto all’infanzia, in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante. Nel 2018 il gruppo ha poi affrontato un proprio stesso classico, riportando in scena <OTTO> (premio UBU nel 2002 come miglior spettacolo di Teatro-Danza), non con l’intento di ridare vita a un repertorio, ma per riproporre le stesse domande di allora, ricordandoci che quella caduta perpetua è sempre in atto: ironico se si pensa che poco più di un anno dopo siamo letteralmente precipitati nella pandemia.

OtellO abbandona gli intenti pedagogici e torna a rivolgersi a un pubblico adulto. Senza mettere in scena dei personaggi, né i sentimenti descritti dal bardo, lo scopo è quello di realizzare “una scrittura-corpo della vicenda” e viene fatto fin da subito, in maniera quasi didascalica.

Alla fine del primo quadro, le parole di Iago – Io non sono quello che sono (I am not who I am) – riverberano a lungo e continueranno ad accompagnarci fino alla fine dello spettacolo.
Il disvelamento dei personaggi di questa scena e il testo di Shakespeare prendono corpo nei performer: si denudano e diventano letteralmente le parole di Iago. Formano coi loro corpi le lettere, una ad una, che compongono la frase citata, in una scansione molto lenta.
Il dispositivo fisico, anche acrobatico, è però di immediata comprensione, di conseguenza dopo poco smette di “stupire” e questa scrittura-corpo risulta poi di lunga durata, senza che il prolungamento dell’azione specifichi ulteriore senso della stessa.

Il famoso fazzoletto, uno degli elementi più noti e analizzati della tragedia, qui diventa un enorme telo, bellissimo e traslucido. È fatto di quel tipo di tessuti sintetici leggerissimi che trattengono l’aria e la rendono visibile. Viene disteso e poi intrecciato, portato a coprire ogni angolo della scena. I quattro ci si nascondono sotto ed è da lì che le parole di Iago ad Otello prendono voce e forma, non più corpo.

OtellO di Kinkaleri, ph. di Claudia Pajewski

La tragedia di Shakespeare diviene pretesto per analizzare le ambiguità del contemporaneo: la messinscena stessa diventa esempio finanche dell’ambiguità del codice performatico contemporaneo, in bilico fra i linguaggi.
OtellO è inserito nella sezione “Teatro” di Short Theatre, ma si dichiara “una riscrittura coreografica di uno dei classici del teatro occidentale”, e nell’estrema libertà di approccio ai segni trova quelli che sono soggettivamente interpretabili come punti di forza e/o di debolezza dell’impianto creativo: libero è il registro interpretativo, così come la costruzione dei personaggi. Non c’è un particolare focus sull’elemento vocale, mentre il codice fisico-coreograficosi compone di segni e movenze esterne a codificazioni di sorta, rimanendo tuttavia in uno spazio del codice espressivo che in taluni casi resta, per chi scrive, invero un po’ vago. It is not what it is, verrebbe da dire.

Crangon Crangon di Daria Greco, ph. di Claudia Pajewski

Usciti dal Teatro 2 ci si sposta al Foyer Studio 2 per Crangon Crangon di Daria Greco con la performer Valentina Sansone.
Daria Greco è una danzatrice, performer e autrice; questo è il suo primo lavoro che non la vede anche in scena. Attiva sul territorio romano (collabora con il gruppo Chiasma di Salvo Lombardo, Marta Ciappina, DOM e molti altri), è anche co-fondratice di Ostudio, progetto di co-abitazione artistica nel quartiere Torpignattara. La sua presenza è il risultato dell’attività di intercettazione di artisti emergenti romani, tipico della programmazione di Short Theatre.

Crangon Crangon è il nome scientifico del gambero grigio, il comunissimo crostaceo. Per Greco e Sansone è un modo per esplorare lo spazio, per mettere in discussione il corpo, da quello individuale fino a quello sociale, all’interno della struttura produttiva capitalistica in cui viviamo.

Luce soffusa molto calda, la performer indossa un costume/carapace bellissimo e d’impatto, realizzato da Vittorio Gargiuolo. È di spalle, un movimento parte dalla lunga ed estroflessa spina dorsale, la spinge indietro. Inizia un moto che sarà perpetuo fino alla fine della performance. Il suo passo disegna circonvoluzioni che ricordano il simbolo matematico dell’infinito. A volte il percorso varia e diventa spigoloso, le curve dolci sono ora cambi di traiettoria improvvisi e angoli retti.

Crangon Crangon di Daria Greco, pg. di Claudia Pajewski

Le luci passano dal caldo al freddo: forse è calata la notte o forse il gambero è sceso negli abissi del mare. Il moto continua imperterrito, indisturbato, con una precisione ammirevole della performer Valentina Sansone; sul volto un’espressione calma e serena esplora il suo campo d’azione, al punto che sembra sorriderci.
In una società che guarda solo al progresso, alla produttività, sempre rivolta verso ciò che è avanti, cosa succede a un corpo che rompe questa prossemica e si concede il lusso di camminare, senza produrre, e per di più in direzione opposta?
Nella performance il camminare è un mezzo (o un possibile mezzo) che diventa il fine, come, nel mondo fuori, l’economia da mezzo è diventata il fine della società stessa.

Il lavoro riesce a creare una sospensione del tempo che non appesantisce e l’efficacia nell’azione fisica della performer tiene la tensione e l’attenzione per tutta la sua durata. Dona spunti di riflessione ed è chiaro nell’intento. La semplicità dell’esecuzione è come se fosse, però, una lunga introduzione a un elaborazione più complessa che non arriva.
Sicuramente invoglia a scoprire quali nuovi soluzioni la sua autrice porterà in scena.

La serata finisce con il djset del romano equohm e finalmente, dopo due anni, a Short Theatre si torna anche a ballare dopo gli spettacoli.

La ricchissima programmazione andrà avanti fino al 16 settembre ed è consultabile sul sito del festival.

OTELLO
freely based from The Tragedy of Othello, the Moor of Venice by William Shakespeare

project and realization Kinkaleri – Massimo ContiMarco MazzoniGina Monaco
with Michael IncarboneChiara LucisanoCaterina MontanariMichele Scappa
original music Canedicoda
light KinkaleriGiulia Barni
technical direction Mattia Bagnoli
assistant director Simone Schiavo
production Elena Conti
organization Gaia Fronzaroli
co-production Kinkaleri/KLmTeatro Metastasio di Prato
supported by MiC – Ministero della CulturaRegione Toscana

CRANGON CRANGON

concept Daria Greco
performance Valentina Sansone
sound Filippo Lilli
light Paride Donatelli
costume Vittorio Gargiuolo
executive production Chiasma
supported by ATCLMIC – Ministero della Cultura and Fuori Programma Festival/Teatro Biblioteca QuarticcioloOstudio_RomaScup_SportCulturaPopolareLa fabbrica dell’attore-Teatro VascelloCitofonare PimOffOdiolestate 2021_residenza produttiva Carrozzerie | n.o.tPERIFERIE ARTISTICHE-Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio//Twain

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