ESTER FORMATO | Ha debuttato in Italia al Campania Teatro Festival 2021, per la regia di Virginia Acqua, prodotto, fra gli altri, da Carlotta Proietti, e nei scorsi giorni era in scena a Milano, al Teatro Franco Parenti, da sempre aperto alle sfide della drammaturgia contemporanea. Parliamo di Intramuros, spettacolo scritto dall’attore e autore francese Alexis Michalik (che è anche un volto televisivo), in scena per la prima volta nel 2017. Poi, dopo ben duemila repliche, ha ripreso sempre a Parigi negli ultimi mesi, a La Pépinière, in cui sarà ospite fino a luglio, proprio nel cuore della città. Il clamoroso successo d’oltralpe ha chiaramente contribuito al fatto che la pièce fosse esportata in altri paesi, e anche in Italia.
In quest’opera Michalik immagina l’interno di un carcere nel quale ci finiscono un regista squattrinato e abbastanza nevrastenico – nell’edizione italiana si chiama Riccardo ed è interpretato da Gianluigi Fogacci – e l’ex moglie (Carlotta Proietti che ritroveremo in altri ruoli nel corso della vicenda), anch’ella attrice, dediti a dare inizio a un laboratorio teatrale per detenuti, già dall’inizio abbastanza sibillino, visto che ne conta solo due, Angelo (Ermenegildo Marciante) e Kevin (Raffaele Proietti).
Da qui si srotola una drammaturgia abbastanza articolata, caratterizzata da cortocircuiti temporali e metanarrativi con i quali l’autore dà vita a un intreccio originale di storie e personaggi, un aspetto, questo, che soverchia talvolta la qualità di scrittura e profondità del testo.

ph. Silvia Amoroso

All’inizio, lo spettatore si ritrova al cospetto di cinque componenti perché, a quelli che abbiamo prima citato, si aggiunge un altro personaggio che è la giovanissima assistente sociale (Valentina Marziali), organizzatrice di questo fantomatico laboratorio che, si scoprirà alla fine, è una pura e semplice trovata per saldare i rapporti con passato di alcuni dei personaggi, e sarà proprio questa giovane operatrice del carcere la mente del piano.
Basato su un ingranaggio ben orchestrato, man mano i retroscena biografici dei cinque vengono alla luce attraverso frequenti flashback che irrompono nel quadro spazio-temporale di base, ma che consentono molto lentamente di venire a capo di un assetto di relazioni che si ridefiniscono plasticamente e che raccontano un passato tormentoso, il cui dolore, seppur declinato in maniera diversa, forse forse può trovare una cura.
Inoltre, lo spettacolo è provvisto di un prologo che è recitato dallo stesso Gianluigi Fogacci il quale, prima di attraversare la quarta parete, si rivolge alla platea, coinvolgendo il pubblico sul significato del teatro. Alla mera domanda “cos’è per voi il teatro?”, alcuni astanti meno timidi iniziano a rispondere, poi l’attore, che è già nel suo personaggio, a sua volta teatrante, ci induce a riflettere sulla coesistenza della vita reale e quella fittizia. Ebbene, la categoria pirandelliana del metateatro, benché ormai sdoganata da tempo, in alcuni casi superabile, resta la chiave interpretativa dell’epilogo della pièce che, a posteriori, quando tutto il mosaico si compone in scena, non resta privo di un affondo emotivo che pervade la platea.
Dicevamo che l’originalità della scrittura di Michalik risieda nella struttura drammaturgica accurata e ingegnosa in cui tutti i tasselli s’incastrano alla perfezione; strizzando l’occhio a tecniche più da schermo che da palcoscenico, lo spettacolo è, difatti, caratterizzato da inaspettati e rapidi flashback che forniscono sottotrame necessarie, per poi tornare al piano temporale sul quale si basa tutta la narrazione principale.

ph. Silvia Amoroso

Nonostante l’avvio non lo mostri da subito, ogni personaggio ha un proprio peso, un proprio passato che finisce per lambire quello dell’altro, creando così, in barba a un’apparente estraneità, un cortocircuito di vite per il quale, a un certo punto, sarà proprio la finzione teatrale a schiudere verità profonde che legheranno l’uno all’altro. Perfino lo stesso Riccardo, inizialmente presentato come carattere un po’ retorico, quello del solito teatrante, subisce un proprio processo di maturazione.
In una trama così articolata e in un disegno narrativo così ambizioso, è necessario che il ritmo sia sempre costante e non rischi mai di far perdere il filo e l’attenzione. La regia di Virginia Acqua ci riesce, sebbene alcuni momenti centrali potevano essere asciugati, rendendo più compatto ancora l’assetto drammaturgico. Da un punto di vista puramente scenico, alcune parentesi potevano essere evitate, risultando un po’ troppo “cinematografiche”, nel senso che vi è molta mimesi delle azioni, laddove in teatro, luogo di evocazione per eccellenza, ciò sembra pleonastico.
D’altro canto, Intramuros è frutto di una scrittura contemporanea che risente inevitabilmente delle forme ibride di linguaggi, nonché del richiamo al coup de théâtre, volto a stupire; emerge così un’abilità nel condurre lo spettatore verso la composizione di un mosaico che non ti aspetti, e che va delineandosi a poco a poco, passo dopo passo, avendo cura di lasciare, sul finale, una suggestione maggiore rispetto a ciò che si prefigura nella parte mediana dello spettacolo.

Acqua riambienta il tutto nel Lazio, nella città di Viterbo, allo scopo di dare ai personaggi una natura più realistica e veritiera, il che ha permesso una riscrittura che usa registri linguistici nostrani, rinunciando a una riproduzione filologica del testo francese.
La scena di Fabiana Di Marco, inoltre, caratterizzata da una geometria pulita che suggerisce il rigore estetico di un interno del carcere, si accompagna a elementi di scena (attaccapanni, sedie, tavoli) neutri, atti a evocare qualsiasi ambientazione e a palesare l’atto del recitare che, alla fine, si trasforma in cura collettiva, in amo che qualcuno coglie, per non smarrire sé stesso.

INTRAMUROS
di Alexis Michalik
traduzione e regia Virginia Acqua
con Carlotta Proietti
e con Gianluigi Fogacci, Ermenegildo Marciante, Valentina Marziali, Raffaele Proietti
scene Fabiana Di Marco
costumi Susanna Proietti
luci Umile Vainieri
musiche Fabio Abate
produzione Politeama Srl

Milano, Teatro Franco Parenti | 20 maggio 2025