RENZO FRANCABANDERA | Si alza il sipario sulla XXVI edizione del Festival dei Tacchi, tra le rocce aguzze dell’Ogliastra e il vento che sa ancora di storie antiche. Una terra legata indissolubilmente alle dinamiche culturali dell’isola e che ha dato i natali a Maria Lai, la grande artista del legame, del filo che unisce e cuce. Una tradizione, quella di tenere insieme le comunità, che questo festival continua a portare avanti da quasi trent’anni. Dal 3 al 9 agosto, Jerzu e Ulassai diventano palcoscenico di un teatro che non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà ma sa anche volare alto, come quelle stelle cadenti a cui è dedicata la danza finale di Artemyde. Quest’anno, però, c’è un’assenza che pesa. L’edizione 2025 è dedicata ad Antioco Usala, storico collaboratore di Cada Die Teatro, scomparso troppo presto alcuni giorni fa. Uomo di lotte sindacali e di teatro, anima del gruppo fin dagli anni ’80, Usala sapeva tenere insieme impegno civile e poesia. Giancarlo Biffi, direttore artistico della compagnia, lo ricorda così: «Avevamo ancora tante cose da fare insieme, amico mio. Buon volo».
E allora il festival diventa anche un modo per continuare quel dialogo, portando in scena ciò in cui Usala credeva: un teatro popolare ma mai banale, radicato ma con una missione universale: ciò che Cada Die Teatro fa fin dal 1982. La compagnia basata a Cagliari ha scelto da subito una strada scomoda: quella della ricerca, dell’innovazione, di un teatro politico che non si accontenta di intrattenere ma vuole interrogare. Dal 1987 riconosciuto dal Ministero della Cultura come compagnia di sperimentazione, ha fatto della centralità dell’attore e del dialogo con gli spettatori, specialmente i più giovani, il suo manifesto. Non a caso, molti dei loro spettacoli per le giovani generazioni – da Più veloce di un raglio a Chisciotte Fenicottero – hanno vinto premi nazionali, catturando sia la critica che il pubblico più giovane.
La loro casa è la Vetreria di Pirri, una ex fabbrica di bottiglie trasformata in un crocevia di arte e comunità. Qui si mescolano laboratori per detenuti, spettacoli per bambini, ricerche antropologiche (come l’archivio dei sopravvissuti ai bombardamenti del ’43) e progetti europei. Perché Cada Die non è una compagnia: è un ecosistema, tema che torna anche nel festival che da anni curano nella terra magica dell’Ogliastra.
«Viviamo in un’epoca che ha smesso di meravigliarsi», dice Biffi, storico promotore insieme a compagni di viaggio come Pierpaolo Piludu. E allora, il tema di quest’anno è proprio ‘lo stupore’. Quello che ti lascia a bocca aperta davanti a un paesaggio, a una storia, a una battuta fulminante. Il programma è come sempre un viaggio attraverso linguaggi diversi.
Molti i nomi di rilevanza nazionale che il festival ospita: Sabina Guzzanti ha portato la sua satira tagliente in Liberidì Liberidà, un monologo che è una coltellata alla rassegnazione. Torna dopo il successo dell’anno scorso anche Roberto Mercadini (5 agosto), con Felicità for Dummies smonta le istruzioni per l’uso del benessere preconfezionato. La serata conclusiva sarà poi affidata a un amico storico del festival, Ascanio Celestini (9 agosto), che chiude con Poveri Cristi, perché nessuno come lui sa trasformare le storie degli ultimi in epica.
E poi ci sono le novità: Istorias, produzione Cada Die con Pierpaolo Piludu e il canto a tenore di Su Concordu Iscanesu, che mescola fiabe sarde e italiano in un gioco di voci ipnotico.
Ma il festival è anche natura: gli spettacoli si svolgono tra cortili, boschi (come quello di Sant’Antonio a Jerzu) e la Stazione dell’Arte di Ulassai, dove Maria Lai ha insegnato che l’arte può cucire insieme le ferite di un territorio. Il teatro è l’unico luogo dove puoi vedere il mondo capovolto e riconoscerci la verità. In Sardegna – dove il 40% dei ragazzi non legge nemmeno un libro all’anno – Cada Die porta avanti progetti come Per Aspera ad Astra (teatro in carcere) o Sul Filo (contro la povertà educativa). In tempi di social network, niente è più rivoluzionario di uno spettacolo come Emma (5-7 agosto), dove due attori e una manciata di oggetti raccontano la solitudine dell’infanzia.
Al festival dei Tacchi non si viene solo per applaudire, si viene per ricordare, come con Massimiliano Loizzi; per ridere delle paure, come fa Niccolò Fettarappa in La Sparanoia (6 agosto). Per stupirsi, ancora una volta, davanti a un cielo pieno di stelle, in un angolo magico e per fortuna ancora selvaggio della Sardegna.







