GIORGIA VALERI | C’è un “temporalità originaria” che abita la pianura padana: quella fitta coltre di umidità che si muove placida tra i palazzi e sale fitta verso il cielo, bucata solo dal continuo tramestio di zanzare e insetti, racconta la convivenza armonica tra un tempo passato mai vissuto e un futuro che ristagna nelle acque opalescenti del Po. Gualtieri, piccola cittadina dell’entroterra reggiano, manifesta questa temporalità nel restaurato Teatro Sociale, un maestoso edificio del 1634 che negli ultimi anni ha subito numerose modifiche fino al totale ribaltamento interno della struttura all’italiana.
Nel 2009 il teatro, ormai dismesso da anni, è stato completamente restaurato capovolgendo l’ordine architettonico: dove un tempo sedeva la platea, ora si trova il palco, sovrastato dai concentrici palchetti barocchi, mentre il pubblico siede nella pancia ormai vuota del palcoscenico di una volta. L’intuizione è stata di un gruppo di ragazzi della neocostituita compagnia Piccolo Teatro Instabile, poi convertita nell’Associazione Teatro Sociale Gualtieri. La riconversione e trasformazione architettonica fu anche pretesto per un ripensamento politico della sua fruizione: e se, come per il teatro, si creassero delle nuove relazioni da svilupparsi orizzontalmente? E se ci si prestasse “mutuo soccorso teatrale”? Se quel avvicinamento architettonico tra pubblico e compagnie diventasse pretesto per un più grande festival a impatto frontale?
Nasce così nel 2014 Direction Under 30, festival e concorso teatrale pensato e diretto da un pubblico under 30 e partecipato da compagnie under 30. Ecco quindi il “mutuo soccorso teatrale”: in un’epoca in cui concorsi e festival sono per lo più gestiti e condotti da chi il teatro lo opera e lo pratica da tempo immemore, con uno sguardo spesso viziato dal formalismo del tempo e dell’esperienza, dal 2014 a Gualtieri viene offerta una possibilità in più per giovani critici e giovani compagnie, in una prospettiva capovolta. 

Il Festival, per garantire un approccio orizzontale, si struttura in quattro fasi, distribuite tra primavera e estate: tra aprile e maggio, la direzione artistica frequenta un corso mirato alla formazione dello sguardo critico, in vista della selezione degli spettacoli nella seconda fase, a giugno. I 6 gruppi finalisti si ritrovano così a luglio, nella terza fase, nell’ambito del Festival, dove vengono proposti alla Giuria Popolare, alla Giuria Critica e a tutto il pubblico del teatro. Conferiti i premi, l’ultima fase si realizza nell’ambito di Aperto, festival internazionale della Fondazione I Teatri, nella quale partecipa lo spettacolo vincitore del premio della Giuria Critica.

Ph. Clara Pedrol

Gli spettacoli selezionati per la dodicesima edizione di quest’anno spaziano tra i nuovi codici del sottosuolo teatrale italiano: Miss Sbarbie di Morgana Morandi per il circo contemporaneo, Coraggio! La sfortuna non esiste di Vidavè Company e Passing Through di Lucrezia Gabrieli per la danza contemporanea, Io sono verticale di Francesca Astrei e Ahmen di Cromo Collettivo Artistico per il teatro di prosa (sebbene con specifiche diverse) e Stiamo lavorando per voi di Claudio Larena per la performance site specific.

Per aggirarsi in un cartellone tanto variegato occorrono ferri di più mestieri e utilizzare una tavolozza di non sole tempere, ma di pastelli, colori a cera, pennarelli dalla punta grossa. E forse con questi ultimi si possono tracciare i contorni di Miss (S)Barbie, che tenta di ragionare, con gli strumenti del circo contemporaneo, sul ruolo della barbie originaria in rapporto alla moderna Morgana. I colori: fucsia e nero. La tecnica: il gioco, nell’accezione infantile del termine. L’uso del cerchio aereo, della tensione corporea oltre i limiti dell’arte attoriale, lo sviluppo di linee narrative a partire dall’uso dello spazio scenico e degli oggetti di scena (un esercito di 101 barbie disposte a cerchio) sono gli espedienti con cui Morgana porta avanti la propria ricerca politica punk. Forse più punk che politica, perché le immagini che la performer crea con gli oggetti sono fortemente evocative – come quando invita il pubblico a lanciarle una pioggia di pezzi di Barbie – eppure restano sospese, non sostenute da una drammaturgia solida, almeno da una narrazione che induca il pubblico a scomodarsi, a mettersi in discussione. Urla ma non esplicita da dove viene l’esigenza di presentare quei corpi di plastica utilizzati come fionde o come compagne di gioco con la (s)grazia di una bambina che esplora le possibilità del proprio mondo.

Ph. Letizia Aliano

Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali di Vidavè Company smorzano l’atmosfera punk, emergendo dall’oscurità del Teatro Sociale coi propri corpi diafani, torsi nudi e capelli tirati in uno chignon compostissimo, stagliati contro le quinte tirate sulla fila di palchetti a ridosso del palcoscenico. Azzerate al minimo le differenze, i due corpi si muovono specularmente, due parti del Sé che vagano nello spazio simbolico della mente. L’unica luce a inseguire i loro movimenti è quella montata sul costume di un’altra performer: un’espediente scenico d’impatto, bello da vedere ed estremamente potente nel raccontare le dinamiche dei corpi in scena. Coraggio. La sfortuna non esiste è un pas de deux delicato, che sfuma nell’onirico e che suggerisce una lettura interpretativa ma non la impone, anzi, suggerisce un tracciato tematico (come da titolo) che manca di manifestarsi nella partitura coreografica. Resta un solido componimento tecnico ancora incompleto, da strutturare, come raccontato dal successivo incontro con i due artisti.
Sempre pas de deux ma di diversa impostazione coreografica e scenografica
Passing Through di Lucrezia Gabrieli, che ambisce a trasformare lo spazio in una partitura di rapporti umani. Il volto coperto da vinile bianco e poi nero suggerisce il mutamento emotivo, ma l’idea resta più concettuale che realmente vissuta in scena.

Ph. Riccardo Gazzin

Coreografia e scenografia, affollate di rimandi da Mondrian a Rothko, rischiano di schiacciare il movimento, trasformandolo in gesto illustrativo. La perizia tecnica spesso non basta a compensare una drammaturgia che fatica ad tradursi in gesto, ma che può o deve essere fruita come vera e propria opera d’arte.
Il palco del Teatro Sociale viene quindi svuotato di ogni scenografia. Resta un enorme, sepolcro vuoto, dove mura e uscite di emergenza diventano le nicchie di una cripta suggestiva. Solo un microfono penzola verticalmente sul palcoscenico e una sedia nera al centro della scena.
Io sono verticale di Francesca Astrei è un monologo serrato che nelle parole riassume i personaggi dell’episodio biblico di Lazzaro. Le caratterizzazioni sono affidate esclusivamente alle sfumature della voce, ai gesti, agli sguardi di Astrei, che rende tangibili le paure, i pensieri dei suoi personaggi. L’episodio di Lazzaro è espediente e fenotipo universale della depressione, della condizione orizzontale di chi non riesce a rimanere verticale. Un monologo che è valso ad Astrei il premio della Giuria e di quella  del gruppo YArts – nonostante la barriera linguistica -, una ventina di ragazzi provenienti da diversi paesi dell’Europa, ospiti a Gualtieri per il progetto culturale di scambio giovanile finanziato dall’Unione Europa tramite il programma Erasmus+. 

Ph. Angelo Maggio

Il premio della Critica è stato vinto da Ahmen della Cromo Collettivo Artistico, storia di un uomo immigrato alle prese con la labirintica burocrazia italiana. Non parla, ascolta, vive le angherie che gli vengono inferte prima dal qualunquismo di clienti abituali della sua lavanderia, poi di un funzionario pubblico. Gli oggetti di scena diventano il mezzo attraverso cui la narrazione si snoda: gli spostamenti sono precisi, puntuali. La prosa si mescola con il video, gioca con luci e ombre, la musica martellante fa da raccordo tra gli sproloqui dei personaggi con le emozioni represse del protagonista. La caoticità della gestione scenica non toglie comunque peso al potere espressivo dello spettacolo, che rilancia senza reticenze una condizione di esclusione, di marginalità e di confine, che chiama in causa la politica italiana e la denuncia apertamente, senza retorica.

Ph. Danilo Currò

Chiude il festival lo spettacolo-performance Stiamo lavorando per voi di Claudio Larena. Forse spettacolo è il termine meno azzeccato per descrivere quella che è nata come una performance site-specific condotta dal performer per varie città italiane, a partire da Milano. L’idea è quella di estendere i cantieri, quelle reti arancioni che diventano parte integrante del paesaggio urbano. Larena lo ripresenta in versione per palcoscenico: gioca con il concetto di non-luogo, lo stressa per trasformarlo da spazio sospeso a fucina di vita. Larena e i gli altri due performer agiscono, non discutono, sovvertono un luogo connotato, partendo dalla demistificazione gli strumenti di lavoro: una smerigliatrice diventa strumento musicale, microfoni ambientali danno l’input per una base techno, le stesse reti arancionate diventano abiti haute couture da sfilare in passerella. 

Ph. Marta Morandini

Con la chiusura del Festival, Gualtieri ribadisce che il teatro giovane è inevitabilmente politico: germinale, talvolta fragile nei suoi tentativi, ma capace di urgenza e di visione. È nel rischio, nell’ostinazione di cercare un linguaggio, che si afferma la sua necessità: non tutto riesce, ma le intuizioni trovano nell’orizzontalità la forza di espandersi e trovare la propria via per germogliare. Per questo resta irriducibile il bisogno di esserci, di dirsi, di prendere parola.


MISS (S)BARBIE

di e con Morgana Morandi
tecnichə Vittorio Catelli Lasagni, Simone Di Biagio, Sara Accardi
musiche Swati Nogi
costumi Morgana Morandi, Nastasja Jagodić
piano luci Flavio Enzo Cortese
tutor strategica Annalisa Bonvicini
co-produzioni e residenze FLIC Scuola di circo – RSGT Residenza Surreale, Dance Gallery – Residenza Home, Solo but not alone Focus Italy, Quattrox4 – La parola ai corpi, Movin Up – GAI, La Central del Circ (ES), Circus Next

CORAGGIO. LA SFORTUNA NON ESISTE

di Vidavè Company
coreografia e performance Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali
musica Roomful of Teeth, Dessoff Choir & Eve Beglarian
costumi Francesco Iacovino
produzione Vidavè Company
con il sostegno di Ass. Movimento Danza e KOMMTANZ / Passo Nord. Coreografia

PASSING THROUGH

di Lucrezia C. Gabrieli
performer Martina D’Oro, Lucrezia C. Gabrieli, Maria Stella Zangirolami
realizzazione elementi scenografici Jacopo Risaliti
musica Serie Children’s Corner di Claude Debussy, Willie Peyote, Francesco De Gregori
con la collaborazione sonora di Simone Arganini
produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni
con il sostegno di Officine CAOS di Torino con Residenza “Arte Transitiva”
con la collaborazione di Anghiari Dance Hub, CSC Centro Santa Chiara, Mearevolutionae, Associazione Culturale Il Giardino dei Sogni, Ritmomisto, Fammi ballare!, h(abita)t – Rete di Spazi per la Danza / Leggere Strutture Art Factory (Bologna) e Mousiké (Granarolo)

IO SONO VERTICALE

di e con Francesca Astrei
luci Chiara Casali
con il sostegno di Fondazione Teatro di Roma
si ringrazia Carrozzerie n.o.t. / NidOramai

AHMEN

produzione Cromo Collettivo Artistico
regia Tommaso Burbuglini
con Andrea Perotti, Valerio Sprecacè
dramaturg Eleonora Pace
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
un progetto Romaeuropa Festival 2023 nell’ambito di ANNI LUCE_Osservatorio di futuri possibili
in collaborazione con Carrozzerie n.o.t, Cranpi, 369gradi
corealizzazione residenze Teatro Biblioteca Quarticciolo, Periferie Artistiche – Centro di Residenza Multidisciplinare del Lazio: Twain Centro Produzione Danza e Settimo Cielo
in network con ATCL – circuito multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini polo culturale multidisciplinare regionale

STIAMO LAVORANDO PER VOI

di Claudio Larena
con Giovanni Onorato, Elena Bastogi, Mario Russo, Claudio Larena
suono Lorenzo Minozzi
costumi Ileana Alesi
produzione Chiasma
con il sostegno di Mare Culturale Urbano, Associazione Demetra (in collaborazione con CURA), Lavanderia a Vapore, AtelierSì
debutto versione teatrale RomaEuropa Festival 2024
debutto per lo spazio pubblico Danza Urbana XL 2024

Direction Under 30 | 18-20 luglio, Gualtieri (PR)