MATTEO BRIGHENTI | La passione affonda le sue radici nel tormento. Fisico, ma anche spirituale. O addirittura, estatico. Nel senso di un rapimento dell’anima, presa da un’idea, un’emozione, che non sono di tutti i giorni. Frutti della passione è il titolo che Kronoteatro ha scelto per la XVI edizione di Terreni Creativi.
Così, l’immagine per la sezione Plurale del Festival che dal 31 luglio al 3 agosto scorsi ha rimbalzato per Albenga, in provincia di Savona, è stata quella di uno spicchio di maracuja, a forma di cuore, nascente dal palmo di una mano. «Si spampana il fiore e guardali i frutti – si spiega nelle note introduttive – satolli di poco | eppure maturi polposi | gonfi carnosi | esotici».
A vederla, pareva quasi una stimmate. Del resto, la passione che questi frutti portano nel nome rimanda a quella di Gesù Cristo (i missionari gesuiti in Sudamerica usavano la struttura del fiore per “spiegare” ai nativi la Crocefissione). E all’ingresso dell’Azienda BioVio, teatro nella piana ingauna di tutti gli spettacoli e djset in programma, c’era un confessionale. Chi ne sentiva il bisogno si poteva quindi “pentire” di aver assistito, negli anni, al meglio dei linguaggi performativi della scena contemporanea.

La consueta, tagliente ironia di Kronoteatro può essere assimilata all’intento di stigmatizzare, appunto, il comportamento del Ministero della Cultura, reo di aver rigettato la richiesta di finanziamento di Terreni Creativi anche per questo nuovo triennio. Ricerca, sperimentazione e rischio culturale hanno prosperato comunque, grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, al contributo di Comune di Albenga, Regione Liguria, Fondazione De Mari, RB Plant, Coop Liguria e la stessa Azienda BioVio, e alla collaborazione con Associazione Scenario e Teatro Nazionale di Genova. Sono allora maturati frutti che «pungono in bocca | sfamano il ventre | eccitano il cranio – si legge ancora nelle note – frutti pulsanti | frutti incendiari | frutti vitali».
In particolare, il passionale rito poetico-sonoro di Malincòmio di PierGiuseppe Di Tanno, la sfrenata ricostruzione immaginaria di Pigiama party di Collettivo Baladam B-side, e la coraggiosa confessione intima di Dedicato – Appunti di questi giorni, prima tappa di lavoro del progetto di Francesco Alberici ed Ermelinda Nasuto. Tre lavori per il teatro selezionati da Francesca Sarteanesi e Maurizio Sguotti, all’interno di una direzione artistica anche per l’edizione 2025 collettiva, con Francesca Foscarini per la danza e Manuele Roberto per la musica.

Le aste di tre microfoni sembrano zampe di ragno nella notte, inquieta sotto una lama di luna al neon. PierGiuseppe Di Tanno entra in questa scena sospesa e oscura come un bailaor, un ballerino di flamenco. Pantaloni neri, parrucca nera, lunghi guanti viola, petto e piedi nudi. Si presenta lisciandosi le braccia, prima di togliersi la parrucca, mettersi di tre quarti, e svelarsi in una danza seducente con parole di sbieco, figlie dell’inciampo.
Siamo a Napoli, nell’estate di molti anni fa, interno giorno in un dormitorio pubblico. Giordana, ospite della struttura, grida in corridoio: «Questo posto è un Malincòmio!» Sono accaduti così il mistero e l’avventura, divenuti poi un libro di Di Tanno, illustrato da Luca Tommasi, per La Collana Isola, una collana di poesia curata da Mariagiorgia Ulbar. Frammenti degli anni, appunti, resti aggrappati, nascosti, abbandonati, raccolti e scritti nel giro buio di qualche notte. E che ora prendono fiato e rinnovano la propria voce sul palco, accompagnati da figure tutelari come Anne Sexton, Patrizia Vicinelli, Amelia Rosselli, Sarah Kane, Virginia Woolf, Ingeborg Bachmann, madri poetiche che scorrono in video mentre dicono i loro versi. «Da grande voglio fare la poetessa», scandisce, come un posto fisso, per trovare salvezza nel gioco sempre bambino della lingua.

Dei tre microfoni, uno punta sulla pancia, un altro sul cuore. Il dire di Malincòmio amplifica un corpo di corpi che si incontrano, e non hanno più niente da nascondere, in un tempo annoiato e stanco ma non per questo arreso. Vogliono, chiedono amore, nient’altro che amore. È un disegno di respiri, accenti e silenzi che PierGiuseppe Di Tanno tratteggia, accende e dilata per parlarci di destini forse già segnati, ma certo non ancora finiti. Come il nostro. «Dimmi di te», le sue ultime parole. E tutto inorno poi tace, per farsi spazio, alla fine, nel profondo di noi.
Le luci sono di nuovo accese e una spettatrice accanto a me risponde sicura al telefono: «Sono a uno spettacolo, ma tra poco finisce». Peccato che sia appena iniziato. O meglio, è cominciato l’incontro con il pubblico della compagnia al termine di uno spettacolo che non abbiamo visto, perché non c’è mai stato. Pigiama party di Collettivo Baladam B-side è un cortocircuito impazzito che si prende genialmente gioco della postura di chi fa teatro, di tic e manie del “teatrese”, di nevrosi, ossessioni e anche pericoli del sistema teatrale e della comunicazione contemporanea in genere.

Giacomo Tamburini ricopre il ruolo di un giornalista. Accoglie il pubblico in sala e, sul palco, glɜ unicɜ due attorɜ rimastɜ per il dibattito, interpretatɜ da Alessia Sala e Antonio “Tony” Baladam. Raccontano, in uno dei loro vari interventi, che Pigiama party è tratto dalle Baccanti di Euripide: è un lavoro politico e sociale sulla formazione di una ragazzina, la sua individuazione e anche liberazione sessuale, attraverso la partecipazione a un pigiama party, attualizzazione del ritrovo dionisiaco delle baccanti sul monte Citerone. Di solito vanno in scena con tre sedie come scenografia, e invece stavolta hanno voluto fare le cose in grande. Quello che però vediamo noi sono, appunto, solo tre sedie, in uno spazio, per il resto, completamente vuoto.
Questa portentosa invenzione comica e tragica insieme, scritta e diretta dallo stesso Baladam, che l’ha ideata con Rebecca Buiaforte, si regge tutta sul rischio della naturalezza che il Collettivo Baladam B-side si prende in scena, e sull’eccesso di follia nel rilanciare il racconto e l’azione sempre più in là di quanto ti aspetti. Il giornalista non sa cosa può succedere, e noi con lui. Tamburini perde, ritrova e riperde continuamente il controllo, nell’impazzimento di una macchina drammaturgica perfetta nel dare la reale impressione di uscire fuori strada, e travolgere tutto e tuttɜ, anche loro che sono alla guida.

Pigiama party ti invita fidarti, e poi a non fidarti più; ti esorta a riconoscere la finzione, e poi ti rivela che non c’è alcuna finzione. È tutto vero, ed è tutto finto, ma non è mai falso, come direbbe Eduardo De Filippo. Il patto narrativo, il suo potere e la sua autorità, si fonda sull’emozione che unisce il palco alla platea, passando da un momento all’altro daglɜ attorɜ aglɜ spettatorɜ, e viceversa. È una relazione comunicativa. Qui, in teatro, esattamente come nel mondo là fuori.
Come racconti il tumore quando ce l’hai e come lo racconti quando non ce l’hai più: è questo lo spazio di comunicazione che Ermelinda Nasuto intende percorrere in Dedicato – Appunti di questi giorni, prima tappa del suo nuovo lavoro condiviso nella scrittura con Francesco Alberici, anche regista, e sulla scena con Olga Durano. Un’esplorazione adulta nei territori impervi del dolore, e del male indicibile, seguita anche dal partecipe sguardo drammaturgico di Nicola Borghesi ed Enrico Baraldi; un ritornare a nascere una seconda volta; un riattraversare ricordi come ricette, facce come diagnosi, raccontandoci cosa ha visto e sentito, e cosa vede e sente tuttora. Per poter arrivare ad affermare che è bello vivere. Che è bello essere ancora viva.

Un microfono, una parrucca, e due sedie per una storia, e il nostro esserci, restare, e prestarle ascolto e vicinanza. È tutto qui. La costruzione dello spettacolo, il parlarne e il metterlo in atto, a questo stadio primordiale è un audace consegnarsi di Nasuto alla condivisione della debolezza più scoperta, della fragilità più indifesa. E arrivare a maneggiarle al punto da riuscire a espanderle anche al di là della disamina degli stadi della malattia e della cura.
«È troppo!», sento esclamare dietro di me, tra i molti applausi alla fine. Significa che Dedicato – Appunti di questi giorni ha colto nel segno dell’essere cannocchiale e microscopio, macchina del tempo, calvario, e professione di libertà. Ed è proprio nella direzione di un simile “troppo” che, a mio avviso, Ermelinda Nasuto dovrebbe continuare a interrogarsi con i suoi compagni di viaggio, in vista del debutto nazionale. Sarà il 16 e 17 gennaio prossimi nella stagione 2025/2026 di FuoriLuogo – Festival di Teatro a La Spezia.
MALINCÒMIO
di e con PierGiuseppe Di Tanno
Prima Nazionale
PIGIAMA PARTY
ideazione Antonio “Tony” Baladam, Rebecca Buiaforte
drammaturgia e regia Antonio “Tony” Baladam
interpreti Alessia Sala, Giacomo Tamburini, Antonio “Tony” Baladam
produzione Collettivo Baladam B-side
coproduzione Teatro Gioco Vita, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Teatro Due Mondi, Teatro delle Ariette
DEDICATO
Appunti di questi giorni
testo di Francesco Alberici, Ermelinda Nasuto
con Olga Durano, Ermelinda Nasuto
regia Francesco Alberici
drammaturgia Nicola Borghesi, Enrico Baraldi
disegno luci Enrico Baraldi
produzione La Corte Ospitale, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Cranpi
(Prima tappa di lavoro)
Azienda BioVio, Albenga (Savona) | 1 – 3 agosto 2025




