LAURA NOVELLI| Sta seduta al centro della scena con i suoi capelli elegantemente corti, gli occhi mobili, lucidi, sempre vivacissimi. Un leggio, uno sgabello, un paio di scarpe graziose posate di lato. La voce cerca toni e ritmo inconsueti: ora corre veloce; ora, viceversa, indugia rimarcando con coraggio alcune parole, alcune frasi. Nella sua levità da bambina, possiede qualcosa di lunare, ingenuo, clownesco, delicatamente ironico. È difficile non innamorarsi sin da subito dell’android femminile AA (Amica Artificiale) interpretata dall’ottima Petra Valentini in Klara e il sole, melologo sci-fi che la compagnia lacasadargilla ha presentato al teatro India di Roma le sere scorse all’interno della rassegna multimediale IF/Invasioni (dal) futuro_Legacy*2025.

D’altronde, è proprio lei, Klara, la protagonista e l’io narrante del celebre romanzo Klara and the Sun dello scrittore Premio Nobel Kazuo Ishiguro (Einaudi, 2021) che qui, adattato per il teatro da Roberto Scarpetti ed efficacemente diretto da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, assume i lineamenti di una performance multidimensionale capace di restituire al pubblico tutta la complessità tematica, potremmo dire “etica”, del libro diluendo, nella visione tridimensionale di una scena che affastella materiali e generi diversi, la storia di un’amicizia profeticamente salvifica: quella tra un robot progettato per fare compagnia a ragazzi soli e la quattordicenne Josie, adolescente malinconica e malata che ne diventa la fragile proprietaria.

La trama prende avvio in una moderna città occidentale. Klara è in vetrina nel grande magazzino che vende esemplari di android B2 simili a lei e guarda il mondo che la circonda: il sole (per lei fonte di vita e divinità da venerare), Mendicante e il suo cane, un continuo via vai di auto e taxi, una betoniera inquinante, i piccoli clienti del negozio che, genitori al seguito, sopraggiungono per scegliere il loro AA. Ma è soprattutto dopo il trasferimento a casa di Josie e l’incontro con i vari personaggi che le ruotano attorno che la “soggettiva” di Klara inizia a fotografare con crescente sensibilità emotiva il campo di forze in cui la ragazza si dimena per sopravvivere: la distanza dolente di Madre, la spigolosità di Domestica Melania, l’affetto complicato del giovane amico Rick. Ben presto il robot “capirà” che la sua piccola proprietaria è una ragazza “potenziata” e che, a causa proprio di questo esperimento, potrebbe morire lasciando a lei il compito di prenderne il posto (come non ricordare il bel film di Steven Spieberg A.I. Intelligenza Artificiale?). Klara, però, le vuole troppo bene per accettare questa ipotesi e farà di tutto per lenire la sofferenza di Josie e garantire che la ragazza riesca a coronare i suoi sogni. 

Nell’immaginare questo universo futuro, dove tanti sono i temi legati al nostro oggi martoriato (primo tra tutti, la responsabilità degli adulti e della società nei confronti delle giovani generazioni e del loro disagio), l’autore nippo-britannico opera dunque un sorprendente rovesciamento di prospettiva e, malgrado ci lasci appesi a un finale aperto, ci conduce dentro una storia di formazione che, umanizzando la macchina e conferendole non improbabili connotazioni empatiche e sentimentali, pone e ci pone interrogativi cruciali non tanto e non solo sull’intelligenza artificiale, quanto sulla solitudine, sulla famiglia, sui legami affettivi, sul diritto alla speranza e alla fiducia nel domani.

Temi che il lavoro di lacasadargilla (debuttato l’anno scorso in seno alla medesima rassegna e ripreso quest’anno proprio per il successo raccolto nel 2024) sviscera con delicato lirismo, distillandoli in un corpo scenico che rompe la linearità narrativa del romanzo trovando coesione, complice una drammaturgia dove vengono isolati e sintetizzati i nuclei più vibranti del libro, proprio nell’insieme di prospettive e di linguaggi diversi in costante dialogo tra loro. 

La pièce procede, infatti, come fosse una performace aperta, immersiva, dove tuttavia le triattorie espressive sono ben individuabili e ben costruite. Negli ambienti visivi di Maddalena Parise, lo spazio scenico del Teatro India viene usato in tutta la sua profondità e separato nettamente in due ambienti. Gli snodi del plot, siano essi letti o agiti, si svolgono davanti alla quintatura di velatino su cui, a tratti, sono proiettate immagini in primo piano del volto di Josie (Cecilia Fabris), come a voler riprodurre le sezioni in cui si frazionano la vista e i desideri dell’android. Sempre qui, dove i luoghi scenici condividono una maggiore prossimità con il pubblico, microfoni, tavolini e balle di fieno – esplicita allusione al fienile dove Klara annoda il suo legame profondo con il sole –  accompagnano gli attori e il loro racconto (oltre ai nomi già citati, figurano nel cast Edoardo Sabato, Lorenzo Frediani, Tania Garribba e Alice Palazzi).
Dietro ai pannelli trasparenti, si posizionano invece gli interpreti quando sono fuori scena, in una zona franca di chiara ascendenza epica, e, soprattutto, la consolle musicale con i musicisti, presenze quanto mai essenziali in quanto l’intero impianto spettacolare è avvolto in un continuum sonoro (a cura di Alessandro Ferroni e Gianluca Ruggeri) che fa parte viva della drammaturgia e che ondeggia sulle increspature emotive della protagonista, fino al crescendo dell’epilogo. 

Su tutto poi, nell’ottimo impiato luci di Omar Scala, domina il grande sole stagliato sullo sfondo: un cerchio dai colori cangianti che diventerà giallo, un giallo intenso e scuro, non appena Klara gli rivolgerà la sua preghiera per Josie.

Nel complesso il lavoro della compagnia romana, tra le più apprezzate della nostra scena (basti ricordare titoli come When the rain stop falling, L’amore del cuore, Anatomia di un suicidio, Uccellini) e attesa al Piccolo di Milano, a gennaio, con il debutto di Escaped Alone della grande drammaturga britannica Caryl Churchill, trova un respiro molto efficace, anche grazie alla raffinata prova di Valentini: interprete dal piglio decisamente personale, con ottima formazione alle spalle e tante esperienze significative, si conferma una delle migliori attrici italiane della sua generazione, qui abilmente sospesa tra consapevolezza e istintività sempre nascente. 

C’è poi da dire che questo melologo sci-fi si inserisce in modo del tutto fluido nel quadro programmatico del festival (che dai primi di settembre si sposta, con installazioni e progetti a ricaduta sociale, nel Centro Anziani Piazza Ronca di Ostia e poi al Teatro Biblioteca Quarticciolo), focalizzato proprio su Ishiguro e su due capolavori di Philip K. Dick, La svastica sul sole e Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? (Blade Runner), riletti anch’essi da lacasadargilla in chiave multidimensionale e musicale.
Al di là della diversità di linguaggio e di visione, colpisce in questo bouquet di opere come la fantascienza si riveli un genere narrativo quanto mai teso a sollevare interrogativi fondativi per l’Uomo: prospettive  ipotetiche di futuro da cui imparare a comprendersi e a comprendere la realtà, la politica, la società odierne. Nei materiali illustrativi della vetrina si legge a tal riguardo: «IF/Invasioni (dal) Futuro_Legacy*2025 dialoga con il nostro presente, svelandone i lembi nascosti per farci scoprire che in fondo il mondo per come lo conosciamo è un falso. E ricordarci che la fantascienza, sospendendo il tradizionale criterio di verosimiglianza, genera una faglia proprio nella realtà, una sorta di riconoscimento negativo come lo definiva Philip K. Dick: uno straniamento che ci mostra quello che già accade nel cuore opaco del nostro tempo. Una vera e propria iperstizione – processo attraverso cui le finzioni si avverano e svelano mondi già in atto e in cui l’iper-tecnologia disegna una realtà aumentata che intravediamo già nel nostro presente. Questioni che escono dagli argini della letteratura di genere per fare alleanza con la filosofia politica di ultima generazione: gli elementi generativi e degenerativi nell’incontro con l’Altro, le rivoluzioni e le invasioni culturali, l’evoluzione umanoide dell’intelligenza artificiale».

Niente di più adatto a Klara e il sole. Ragionando con l’AA sulla possibilità che quest’ultima debba sostituirsi a Josie, qualora lei dovesse morire, assumendone modi di essere e di sentire, il padre della ragazza le chiede: «Tu credi al cuore umano? Non intendo semplicemente l’organo, è ovvio. Parlo in senso poetico. Il cuore umano. Tu credi che esista? Qualcosa che rende ciascuno di noi unico e straordinario? […] Per imparare Josie davvero […] non dovresti imparare il suo cuore?». La risposta di Klara è sorprendente: «Questo cuore potrebbe essere la parte di Josie più difficile da imparare. Potrebbe essere come una casa a tante stanze. Eppure, un AA devoto, se ha il tempo che ci vuole, potrebbe attraversare ciascuna di quelle stanze studiandole a fondo una ad una, fino a farle diventare casa sua […]. Un cuore umano deve per forza essere complesso. Ma avrà senz’altro un limite. Può darsi che il cuore di Josie somigli a una strana casa fatta di stanze che contengono altre stanze. Ma se questo fosse il sistema migliore per salvare Josie, ce la metterei tutta. E credo di avere buone possibilità di riuscire nell’intento». 

Nell’utopia vitalistica e fiduciosa di questo android pietoso crediamo risieda il senso più profondo di un lavoro e di un romanzo importanti, che regalano un monito in fondo semplice: basta voler imparare a conoscere il cuore dell’Altro per imparare ad amarlo. 

KLARA E IL SOLE
di Kazuo Ishiguro 

a cura de lacasadargilla
regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni.
adattamento Roberto Scarpetti
con Cecilia Fabris, Lorenzo Frediani, Alice Palazzi, Edoardo Sabato, Tania Garribba, Petra Valentini
drammaturgia musicale Alessandro Ferroni e Gianluca Ruggeri
ambienti visivi Maddalena Parise
costumi Camilla Carè
fotografie Margherita Masè
drammaturgia delle luci Omar Scala
disegno del suono Pasquale Citera – Electronic Devices
assistente alla regia Matteo Finamore
assistenti alla drammaturgia Angelica Azzellini, Anna Farina, Leonardo Ravioli

30 agosto 2025 | Teatro India, Roma

Rassegna IF/Invasioni (dal) Futuro_Legacy*2025, a cura di lacasadargilla / Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise e Gianluca Ruggeri / ARS Ludi in collaborazione con Roberto Scarpetti con il sostegno di Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Progetto promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365 Cultura tutto l’anno
Prossimi eventi Centro Anziani Piazza Ronca 22, Lido di Ostia (4-7 settembre); Teatro Biblioteca Quarticciolo (12-14 settembre).