SOFIA BORDIERI | Dopo il primo report, continuiamo a restituire il nostro sguardo sugli spettacoli programmati da Performare Festival alla sua settima edizione. Parliamo in particolare delle giornate del 3 e 4 settembre, “dedicate” ad autrici e autori sicilian* che lavorano nell’isola.
Mercoledì 3 abbiamo visto l’anteprima di Land_scape_Osmosi, l’ultimo lavoro del Collettivo SicilyMade (Simona Miraglia, Amalia Borsellino, Silvia Oteri e Agnese Canicattì) in prima il 10 settembre all’Orto Botanico di Palermo nell’ambito di Prima Onda Festival. Al Parco delle Rimembranze la performance si propone come una passeggiata, un viaggio esplorativo che sottolinea l’attenzione al mondo vegetale e l’importanza che esso riveste per la nostra vita. Frasi verbali e coreografiche spostano continuamente la prospettiva dal punto di vista umano a quello delle piante antropizzate (artisticamente) per poter comunicare dando la parola a quattro specie: cactus, edera, bambù e felce.
Quello del collettivo è un progetto in progress ispirato all’opera saggistica di Stefano Mancuso, alla sua visione ecologica ed etica vòlta alla sensibilizzazione per rendere possibili nuove forme di cooperazione e convivenza tra esseri viventi. Tutte tematiche approfondite e discusse durante il talk che ha visto dialogare il Collettivo Sicily Made con Salvatore Butera e Ilaria Vincitore, rappresentanti per Caltanissetta dell’associazione di volontariato Plastic Free.

L’ultimo appuntamento della giornata è stato l’incontro, ormai consueto, con Nello Calabrò, regista cinematografico e dramaturg della Compagnia Zappalà Danza. Quest’anno il titolo scelto è stato Ci vuole un corpo per trovare un’anima, un viaggio sfaccettato sull’osservazione del movimento, con particolare attenzione alla camminata, in diverse sequenze filmiche della storia del cinema.
La scelta di Calabrò, basata sul basilare movimento dello spostarsi, è stata sollecitata da una citazione tratta dal film documentario Sylvie Guillem at work di cui ricorda una testimonianza relativa alla straordinaria camminata della leggendaria ballerina francese.
Abbiamo iniziato allora da Senza un attimo di tregua di Boorman per concludere con Prénom Carmen di Godard passando per la comicità dei Monty Python, la potenza dei film concerto dei Talking Heads Stop Making sense, la scena della morte camp e immaginifica del musical All That Jazz di Bob Fosse e molti altri.
Il cinema d’altronde è arte dei corpi, ma non è così scontata l’emersione di un discorso teorico, critico e divulgativo in cui venga estratta la danza anche nel movimento più quotidiano. Un posizionamento tra le discipline che apprezziamo molto.

Giovedì è la volta di Ocram Dance Movement con Cheers, versione breve estrapolata da Finger Food, produzione del 2024 ispirata alla filmografia di Ferzan Özpetek e basata sulla bellezza della convivialità.
Nella piazza centrale del paese, “al Quadrato”, lo spettacolo porta in rassegna i principali momenti della narrazione originaria: l’alienazione, il risveglio dei sensi, la voglia di stare insieme, il divertimento e la spensieratezza che incoronano il lieto finale. I movimenti traducono il plot: prima robotici, rigidi e segmentati, poi più antropici, fluidi e dinamici. Gli esseri umani, sembra ci suggeriscano gli autori Claudio Scalia e Marco Laudani, hanno intrinsecamente bisogno del contatto con l’altro, situazione perfettamente ritrovabile intorno a una tavola. Così, Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Rachele Pascale, Nunzio Saporito e Paola Tosto in camicia bianca e pantaloncini arancio trasportano la piazzetta in un breve excursus di quella narrazione che culmina con un finale stiracchiato, rispetto all’economia della durata, forzatamente slapstick comedy e poco plastic free.

La giornata si conclude con Romeo e Giulietta della Compagnia Zappalà Danza. Un lavoro del 2007 originariamente intitolato La sfocatura dei corpi e ripreso nel 2017 quando è stato rinominato unendo i due titoli. Il cast è formato da due membri storici della compagnia, Fernando Roldán Ferrer e Valeria Zampardi, che sul ritmo di un mambo si muovono e volteggiano in platea, illuminata per tutta la durata dello spettacolo. In effetti, anche quando poco dopo la danza si sposta sul palcoscenico non avvertiamo un distacco ma un coinvolgimento spaziale dato da questa semplice scelta illuminotecnica.
La coreografia inizialmente si sviluppa su un mancato contatto (nemmeno uno sguardo incrociato), con movimenti che viaggiano circolarmente e su un percorso di diagonali e linee rette. Romeo e Giulietta sono come due polarità opposte, distanti ma in continua attrazione, mai romantica. Fuori campo sentiamo espressioni come “fuori fuoco” e “sfocatura” (è la voce doppiata di Robin Williams), frammenti di un dialogo estrapolato dal film Decostructing Harry di Woody Allen.
Un gioco di sguardi ingenui e dolcissimi porta Zampardi e Roldán Ferrer a slacciare e togliere le scarpe, appoggiare la pianta nuda dei piedi ed entrare in una danza di contatto con il pavimento, briosa ma reciprocamente protettiva. Nel partnering, così come nei soli, respiri visibili ed espressioni del volto sono primavere che fanno fiorire i corpi. I loro sono entrambi corpi-archivio di un Modem language che oggi appare diverso e che viene però da quell’esegesi articolare morbida e più “bassa”, cioè più ancorata e vicina al suolo, che è bello rivedere.

Romeo e Giulietta non muoiono ma, come affermato successivamente nel talk post spettacolo, alla fine vorticano in un moto travolgente che ricorda Paolo e Francesca, fino allo sfinimento. La sfocatura, che si riferisce all’impianto scenografico dello spettacolo integrale, è in questa versione più “nuda” una questione di visione e percezione interna ed esterna degli interpreti. Un’azione di messa a fuoco che ci coinvolge necessariamente in quanto spettatrici e spettatori e che, in questo caso specifico, attuiamo nel vedere questo duo felicemente sfocato rispetto a quello shakespeariano.
Concludiamo il nostro soggiorno a Performare Festival, ormai istituzione festivaliera nell’isola, sempre protesa e in ascolto verso l’esterno ma radicata in una vera periferia già artisticamente riscattata da anni grazie al lavoro di tutto il team.
LAND_SCAPE_OSMOSI
concept Simona Miraglia
coreografia e interpreti Amalia Borsellino, Agnese Canicattì, Simona Miraglia, Silvia Oteri
collaborazione artistica Marta Greco
produzione IN ARTE/Performare Festival in collaborazione con Scenario Pubblico
con il sostegno di Regione Siciliana Ass.to del Turismo, Sport e Spettacolo
CHEERS
idea, coreografia e regia Marco Laudani e Claudio Scalia
interpreti Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Rachele Pascale, Nunzio Saporito e Paola Tosto
musiche di Travis Lake, Giuseppe Verdi
registrazione e montaggio voce Irene Quirós
costumi Theama for dance
produzione Ocram Dance Movement con la collaborazione di Scenario Pubblico
ROMEO E GIULIETTA
coreografia e regia Roberto Zappalà
musica Pink Floyd, Elvis Presley, Luigi Tengo, José Altarini, Mirageman, John Cage, Sergei Prokofiev
interpreti Fernando Roldán Ferrer e Valeria Zampardi
testi a cura di Nello Calabrò
luci e costumi Roberto Zappalà
direzione tecnica Sammy Torrisi
management Vittorio Stasi
assistente di produzione Federica Cincotti
direzione generale Maria Inguscio
ri ringrazia Simone Viola per i movimenti di danza da sala




