ESTER FORMATO | Ancora una volta l’allegria e la creatività di Tendenza Clown, seppur per pochissimi giorni, invadono la città di Milano nelle ultime calde serate di settembre.
La rassegna internazionale, ospitata in larga parte dal Franco Parenti, arriva alla sua ottava edizione ed è organizzata dal CLAPS, il circuito lombardo riconosciuto dal Ministero, dedicato alle arti performative, comprese quelle circensi e della clownerie, comparto artistico sul quale le produzioni straniere stravincono su qualità, ma soprattutto sulla dignità del settore che in Italia sembra ancora lungi dal riconoscerne la complessità, il pregio e la pluralità di specialità coinvolte. Ancora una volta, nella rassegna s’impone la presenza di spettacoli provenienti dall’oltralpe, e fa ritorno, a distanza di un anno esatto, la performer Gardi Hutter che aveva tanto divertito nella scorsa edizione nei panni di un topo.
Iniziamo con Swing della compagnia svizzera Cia Fluctus specializzata in cabaret e teatro acrobatico. I due protagonisti Kevin Blaser e Faustino Blanchut danno vita ad un piccolo spettacolo di circa venti minuti, predisponendosi in un vero e proprio terreno di scontro in cui hanno sepolto qualche oggetto e indumento utile alla loro lotta.
All’inizio hanno tutta l’aria di doversi fronteggiare sul serio, quasi come un duello senz’armi; aizzano il pubblico con un grido di battaglia, si scrutano tatticamente, indossano pantaloncini strani che fanno il verso alle divise da combattimento. Insomma, un misterioso sentimento di sfida lampeggia nei loro occhi, oppure sono solo come due bambini che giocano a fare la lotta, chissà… ma che poi, in fin dei conti, non è una lotta, è più una capoeira, una comica combinazione di combattimento e danza in cui non si sa dove finisca l’uno e inizi l’altra. Swing è un rovesciamento di significati, una parodica imitazione di uno scontro che è sempre e comunque un commovente incontro fra le parti. Lo spettacolo è una galleria di abilità acrobatiche in cui l’offesa cede volentieri il passo alla danza, uno schiaffo diviene una puerile carezza, gesti vòlti a rendere complici i due personaggi e che consolidano l’imprescindibilità dell’un per l’altro. Il pubblico, nel frattempo, facilmente affascinato dai numeri acrobatici, interagisce con i due performer e si trasforma arbitro benevolo e divertito di questo gioco fra le parti, la cui conclusione è un delizioso trionfo dell’amicizia, dopo qualche bacetto e stretta di mano.
Magari tutti la risolvessero così!
Di tutt’altra natura è invece N’imPorte Quoi della compagnia catalana Leandre che mette in scena un vero e proprio labirinto di porte. Cinque clown compaiono nella sala del Parenti pronti a sciorinare infiniti numeri di charlottiana memoria, mentre si perdono e si ritrovano nell’intricato corridoio di porte, invadendosi gli usci a vicenda. Mai soddisfatti, dispettosi quali sono, si sequestrano gli utensili, trasportano sedie di qua e di là, sottraggono il divano sul quale si siedono uno sopra l’altro, vi si nascondono sotto, saltano attraverso gli stipiti, quasi dovessero attraversare una misteriosa terra di mezzo.
Per poco più di un’ora i cinque clown allietano il pubblico, specialmente i più piccoli, con trovate sorprendenti e inesauribili. Sono creature snodabili, i loro corpi spesso sembrano fondersi, incastrarsi formando deliziose composizioni.
Al centro di tutto c’è proprio Leandre Ribera, interprete di fama mondiale. Esordisce trascinando sulle spalle una delle tante porte, dando, così, avvio allo spettacolo in cui spesso finisce per accorgersi delle marachelle degli altri suoi compagni.
Questi, dotati ognuno di una propria vis comica, sono simmetrici e complementari e, a differenza di Swing, al linguaggio del corpo, già fortemente connotativo, si associa la manipolazione degli oggetti che cattura l’attenzione del pubblico.
La precisa caratterizzazione scenografica rende evidente la natura intrinseca dello spettacolo catalano nel quale la partitura scenica è come a scatole cinesi, un numero apre al successivo e così via, ininterrottamente, proprio come le entrate e le uscite dalle porte, a loro volta mobili, cangianti, come sospese in una realtà funambolica dove piovono chiavi, si verificano corti circuiti, e dove l’uno soccombe serenamente alla burla dell’altro.
N’imPorte Quoi – il titolo, di per sé un gioco di parole, vuol dire in francese cose di poco conto – ha il pregio di possedere una rigorosa pulizia in ogni sua parte, di non disperdersi mai nelle innumerevoli gags, ma di far convergere spesso e volentieri i cinque artisti in una partitura corporea condivisa, generando armonia e sorpresa. Caratterizzati inoltre da quell’ingenuità tipica dei clown, non lontana da quella dei mitici Stanlio e Olio, sono accompagnati dall’intramontabile fascino delle cose che prendono vita, che si trasformano, come uno scaletto che si scinde in due trampoli; una peculiarità del mondo clownistico che abbiamo visto già nelle passate edizioni di Tendenza Clown, e che indiscutibilmente appassiona piccoli e grandi.
Anche nel lavoro di Ribera, le schermaglie inevitabilmente esistenti fra i buffi personaggi sono un pretesto per far trionfare alla fine la pace e l’armonia tra loro, riverbero di un’arte collettiva all’interno della quale è condizione necessaria l’imprescindibilità dall’altro. Non è solo questione di coabitare una scena, è molto di più, un valore intrinseco alla natura di queste preziose maschere, che contribuisce alla sopravvivenza di un mondo simbolico e strambo, sempre (per fortuna!) indaffarato nella destrutturazione e scomposizione del nostro, così maledetto e reale.
Infine, il corredo musicale di Victor Morato impreziosisce la dimensione acrobatica e gestuale degli artisti, e vi si accosta la scelta dei costumi, tutti in chiaro col cappello a bombetta, che ci restituisce un retrogusto di altri tempi. Solcando la nostra memoria, infatti, ritroviamo nella compagnia di Leandre Ribera note maschere e personaggi del passato, la tradizione, soprattutto quella francese, del mimo e della clownerie, infine, il garbo unico di un’arte che, per fortuna, continua attraverso i maestri contemporanei.
SWING
di e con Kevin Blaser e Faustino Blanchut, compagnia CIA FLUCTUS
con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia / Circuito CLAPS
N’imPorte Quoi
creazione, messinscena, regia Leandre Ribera
performer Andreu Sans, Cristina Solé, Laura Miralbés, Leandre Ribera, Pere Hosta
musica Victor Morato
promozione Agnés Forn
con il sostegno di ICEC
Milano, 19 settembre 2025 – teatro Franco Parenti




