ENRICO PASTORE | Témoin di Saïdo Lehlouh e Rise di Daniele Ninarello, entrambi al debutto in prima prima nazionale a Torinodanza, festival diretto da Anna Cremonini, sono due opere appartenenti allo stesso nucleo desiderante. Sorgono da un medesimo bisogno che si estrinseca in un anelito quasi erotico unito a una altrettanto forte vena di malinconia. Un’onda possente di desiderio si genera da un’assenza, ed è un’onda generosa, volenterosa di creare, di mostrare ciò che manca, ma quando l’immagine si forma nasce anche la relativa struggente consapevolezza del dissolvimento e nell’animo di chi guarda sorge una dolce-amara nostalgia.
A cosa aspirano i due coreografi? Verso cosa si dirige quel possente atto desiderante? Potremmo chiamarlo: comunità. Parola ormai inquinata e impolverata dalla retorica. Preferirei usare il termine tribù, capace di far spirare un vento primitivo, irrazionale e passionale seppur anti-utopico, concreto e capace di testimoniare un bisogno insopprimibile di stringersi insieme, di appartenere e appartenersi.
La prima tribù, quella di Rise di Daniele Ninarello, è caos che stringe alleanza con una pulsante regolarità. Un paradosso? Pensiamo a un gruppo di asteroidi, rocce volanti alla deriva nello spazio, ciascuno con la propria velocità di rotazione, ma rotanti intorno a un unico centro gravitazionale. Ogni singolo corpo roccioso si muove in rotazione e rivoluzione, ma aggregato agli altri, senza urtarsi, condividendo un percorso nello spazio finché un’altra forza non intervenga a mutare quella casualità ordinata.

Daniele Ninarello, Rise, Prove, Ph Andrea Macchia

Oppure pensiamo a un grande mare d’erba dove gli steli, nella loro unicità, danzano mossi dal vento. Vi sono le singolarità danzanti ognuna secondo il proprio peso e inclinazione, ma c’è quel soffio areo e carezzevole che le piega in varie direzioni. Dall’aggregazione di quei singoli fragili fili d’erba nascono le onde che increspano quel grande mare, e non vi è discordia o disaccordo ma una naturale armonia delle diversità. Il vento è il desiderio che unisce gli individui in una tribù, e quel sospiro va alimentato perché quando smetterà di soffiare vi saranno solo individui separati e isolati nella propria glaciale solitudine.
Rappresentazione visiva sono le lunghe strisce argentee che calano dal soffitto, tenuemente mosse da una brezza leggera e che illuminate rilasciano sui danzatori mille schegge di luce come uno specchio d’acqua al tramonto. Il vento che smuove la danza di Ninarello è invece il suono etereo ma concreto, ipnotico ed estasiante della musica composta ed eseguita dal vivo da Daniel Kinzelman, musicista e performer di levatura internazionale.
La tribù costituita da Saïdo Lehlouh e dal Collectif Fair-E è invece votata al confronto e al dialogo. Ogni danzatore porta il suo passato e il suo stile di fronte agli altri. La diversità è manifesta: hip-hop dance, street dance, break dance, ogni linguaggio è accetto, ha diritto di parola e qualche volta si parla insieme la stessa lingua, altre ci si sovrappone senza zittirsi. A volte il gruppo fronteggia il singolo, altre un quartetto ragiona con chi resta fermo a osservare. Vi è un turbinare sulla scena, un aggregarsi più o meno stringente, a volte increspato dalla possibilità del conflitto la cui risoluzione è affidata a un unico strumento: l’ascolto reciproco. Questa galassia di diversità non ha quasi mai il volto di un singolo. La scena è costantemente inondata da controluce freddi, o tagli molto alti a nascondere i visi, perché la tribù non ha un volto, ma ha un corpo plurimo in perenne trasformazione.

Saido Lehlouh, Témoin. Ph David Le Borgne

Queste due entità collettive immaginate e costruite da Daniele Ninarello e Saïdo Lehlouh sono quanto mai necessarie in un momento storico in cui le nostre società occidentali si stanno sfaldando in un individualismo gelido e cinico, e orribili guerre squassano il mondo venendo accettate con rassegnazione quando non con indifferenza. Se non riusciamo a intravedere all’orizzonte nient’altro che nubi temporalesche è perché si è perso l’ascolto auspicato da Lehlouh e la volontà di accordarsi in una danza comune mostrata da Ninarello. Quello che può fare l’arte è ricordarci che esistono queste possibilità, ma il compito di rendere le immagini reali e concrete spetta a noi pubblico. I danzatori di Fair-E che alla fine dello spettacolo vengono tra noi ci invitano proprio a compiere una scelta che non si cancella o vanifica con un applauso. Va fatta, adesso, subito, o il mondo continuerà ad andare in pezzi.

 

Collective FAIR-E – Saïdo Lehlouh
TÉMOIN

coreografia Saïdo Lehlouh
assistenti alla coreografia Mehdi Baki, Evan Greenaway, Karim Khouader aka Karim KH
interpreti Ndoho Ange, Mehdi Baki, Audric Chauvin, Marina de Remedios, Jerson Diasonama, Johanna Faye, Evan Greenaway, Théodora Guermonprez, Linda Hayford, Marvin Kemat aka Zulu, Karim Khouader aka Karim KH, Odile Lacides, Timotkn, Mattéo Raoelison aka Rao, Mathias Rassin aka Thias, Émilie Ouedraogo Spencer aka Wounded, Raphaël Stora, Clarisse Tognella, Lorenzo «Sweet» Vayssière
luci Tom Visser, Gwendal Malard
musica Mackenzy Bergile (compositore), Raphaël Henard (drammaturgo musicale)
stile Johanna Faye
costumi Lydie Tarragon
Collectif FAIR-E / CCN di Rennes e della Bretagna
Co-produzione Théâtre de la Ville (Parigi), Théâtre National de Bretagne (Rennes), Maison de la Danse (Lione) Le Cratère – scena nazionale (Alès), Charleroi Danse
centro coreografico della Wallonia (Bruxelles) Château Rouge (Annemasse), tanzhaus nrw (Düsseldorf), Residenze Théâtre de la Ville (Parigi) – Espace Cardin Théâtre
National de Bretagne (Rennes) – sala Gabily CCN di Rennes e della Bretagna

 

Codeuomo ETS – Daniele Ninarello
RISE

Ideazione e coreografia Daniele Ninarello
Danza Marina Bertoni, Vera Borghini, Erica Bravini, Nicola Simone Cisternino, Pietro C. Milani
e con i/le partecipanti al workshop Parade Alice Bosco, Arianna Buffo Blin, Veronica Daidone, Francesco Delle Donne, Rachele Ferraro, Caterina Giolitti, Baptiste Elia Hotz, Amal Koudya, Costanza Mobilia e Isaac Ace Munn
musiche originali composte ed eseguite dal vivo Dan Kinzelman
assistente alla creazione Elena Giannotti
disegno luci Marco Santambrogio
tecnica Lucia Ferrero
CODEDUOMO ETS (2025)
in coproduzione con progetto RING (Festival Aperto / Fondazione I Teatri Reggio Emilia – Bolzano Danza /
Tanz Bozen – FOG Triennale Milano Performing Arts – Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro
Nazionale) e IRA Institute con il supporto di Primavera dei Teatri, MAB – Maison des Artistes de Bard,
K3- Centre for Choreography | Tanzplan Hamburg e IIC di Amburgo in collaborazione con NID Platform;
e di Grand Studio di Bruxelles, nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore, Centro di residenza per la danza / Fondazione Piemonte dal Vivo,
con il sostegno di MiC

Torinodanza Festival | 19 settembre 2025 – Fonderie Limone – Moncalieri (TO)