RENZO FRANCABANDERA | L’arte del clown, del mimo comico, della risata con un gesto, con uno sguardo, è ancora qualcosa su cui l’umano si distingue dalla macchina. La figura del clown rappresenta una sfida esemplare per l’intelligenza artificiale perché incarna una forma di umorismo che non si limita alle parole ma si nutre di ambiguità, improvvisazione e contatto diretto con il pubblico. Il clown trasforma il linguaggio, il corpo e persino il silenzio in strumenti comici, rovesciando le aspettative con tempi e gesti che nascono da una sensibilità umana irriducibile a schemi.
Studi di linguistica computazionale e ricerche condotte da gruppi specializzati spiegano come l’umorismo sia un codice culturale davvero complesso: non basta riconoscere giochi di parole o doppi sensi, occorre una “teoria della mente”, cioè la capacità di intuire emozioni, anticipare reazioni e cogliere l’attimo giusto. Le IA, per quanto addestrate su enormi quantità di dati, si muovono ancora su un piano statistico e non possiedono quella relazione empatica che permette a un clown di modulare una pausa o un semplice sguardo per far scattare la risata. Alcuni progetti recenti, come i generatori di battute sperimentati al MIT o i modelli linguistici sviluppati da OpenAI, mostrano tentativi di avvicinarsi al comico, ma i risultati restano confinati a contesti specifici e raramente producono l’effetto inatteso che caratterizza una risata autentica.
Questa incapacità di comprendere e generare umorismo evidenzia un confine ancora netto tra calcolo e sensibilità umana. Forse gli umanoidi potranno in alcuni ambiti arrivare a sostituire la creatività, ma il clown, con la sua capacità di rivelare il paradosso della vita e di trasformare il fallimento in comicità, rimane un modello irriproducibile per l’algoritmo e un promemoria della distanza che ancora separa i sistemi artificiali dall’esperienza umana più profonda.
Proprio per queste ragioni siamo arrivati assai contenti nel pomeriggio del 20 settembre ai Bagni Misteriosi di Milano, in zona Porta Romana, per la giornata finale dell’edizione 2025 di Tendenza Clown, festival internazionale di clownerie e circo contemporaneo ideato da Circuito CLAPS (è l’acronimo di Circuito Lombardia Arti Pluridisciplinari), arrivato alla sua ottava edizione e diventato in questi anni uno dei principali osservatori italiani sulle nuove correnti internazionali di questo filone così vivo e non di rado innovativo dello spettacolo dal vivo.
Il festival, programmato nei giorni dal 17 al 20 settembre eminentemente nelle sale del Parenti a Milano, ha proposto al pubblico di appassionati e famiglie un pot-pourri di linguaggi fra acrobatica, danza, giocoleria, teatro di figura, offrendo al pubblico milanese uno sguardo aggiornato su quanto di più vitale accade in Europa. Il programma di sabato 20 ha visto condensate in poche ore esemplificazioni chiare della varietà di questa ricerca: una sequenza di spettacoli che hanno alternato poetiche intimiste, energia fisica e invenzioni visive, con performer di ogni età. Uno spaccato davvero di grande interesse su cui facciamo un volo d’uccello, iniziando dalla festa finale con cui i promotori di Claps, a partire dalla direttrice artistica Luisa Cuttini, hanno voluto festeggiare i dieci anni di attività. Claps è un circuito che negli anni ha saputo costruire un suo spazio specifico non solo in questo segmento artistico ma anche in una geografia che da Milano si allarga verso tutta la Lombardia est, con tanti progetti anche nelle province orientali della Lombardia, che coinvolgono un pubblico vocazionalmente ampio, con una preferenza per codici multidisciplinari che prediligono l’accessibilità, la possibilità per tutti di fruire l’arte. Un tema non banale e che ha sempre impattato con la comunità teatrale, spesso tacciata di troppa chiusura e autoreferenzialità.

Siamo arrivati ai Bagni Misteriosi, dicevamo, giusto in tempo per goderci la battaglia di gavettoni con cui si conclude Un Verano Naranja del cileno Rodolfo Meneses, in arte Tuga, artista di strada che ha fatto della capacità di improvvisare la propria cifra. Uno spettacolo a bordo piscina che alla fine manda in delirio il pubblico steso sugli asciugamani, che saluta l’artista in piedi sulle note di Raffaella Carrà mentre lui che canta “Tuga, Tuga, Tu-ga!”. Altro che ChatGPT!
Un Verano Naranja è nato come performance urbana nel porto di Valparaíso ed è cresciuto attraverso continue riscritture, diventando un gioco aperto con il pubblico, dove ogni oggetto e ogni suggerimento diventano materiale scenico. Tuga, formatosi tra Cile e Argentina come mimo, vive ora in Francia ed è riconosciuto per aver portato la clownerie di strada a un livello di raffinatezza teatrale senza perdere la spontaneità dell’incontro. Ho visto metà di questo spettacolo surreale , fatto davvero con pochissimo, quasi nulla, con lui in costume da bagno arancione con un fisico statuario. Fra bolle di sapone, bambini in delirio, gavettoni, gag sul filo del continuo ridere di sé e degli altri, lo spettacolo è un esempio trascinante di quello che ancora l’intelligenza artificiale non sa fare.
Con un po’ di resistenza per la dolcezza del pomeriggio di fine estate, ci spostiamo al chiuso nella Sala Tre del Teatro Parenti per incontrare il catalano Guillem Albà con il suo Ma solitud, piccolo gioiello premiato in numerosi festival di Spagna e Portogallo. Figlio d’arte – la famiglia gestisce da anni la compagnia di burattini L’Estaquirot Teatre – Albà unisce qui teatro visuale, burattini, comicità e musica in un racconto che parte dalle mani, simbolo del fare artigianale e antidoto alla sovrastimolazione digitale, che infatti l’artista chiede venga lasciata fuori dalla sala e spenta, con pochi ma espliciti gesti a inizio spettacolo. La sua drammaturgia, condivisa con Joan Arqué e Sergio Martínez, alterna comicità e momenti poetici, invitando a riscoprire la semplicità del gesto umano. Uno spettacolo delicatissimo, quasi commovente, giocato sul volto di questo mimo che, in tuta da lavoro, con un giradischi e una marionetta, riesce a raccontare di vita, morte e sentimenti.
Torniamo a bordo piscina negli spazi acquatici dei Bagni Misteriosi dove la compagnia francese Sacékripa ha proposto Surcouf, una sfida all’equilibrio su una zattera che galleggia sull’acqua. Benjamin De Matteis e Mickael Le Guen, membri del collettivo nato al LIDO di Tolosa, costruiscono una drammaturgia di instabilità fisica che, nonostante le vane speranze del pubblico, finisce inesorabilmente con i due naufraghi che affondano, diventando metafora di relazioni fragili ma anche della necessità di una birra, di un po’ di leggerezza, per galleggiare fra le avversità della vita e la non banale considerazione che l’aiuto reciproco è l’unico modo per non rovesciarsi. Si soffre per i loro vani tentativi di restare in equilibrio, mentre la caduta inesorabile è l’unica certezza.
Sono un corpus unico le due successive proposte, figlie di una stessa direzione poetica, affidata alla creatività della performer e coreografa Silvia Gribaudi.
Si parte con il suo storico A corpo libero, uno spettacolo comico di danza in cui la artista, ormai già un decennio fa, costruiva un’azione performativa intorno alla sua particolarissima fisicità, giocando con un abitino corto corto, che le arriva sopra le ginocchia. Dieci anni fa veniva presentato come uno spettacolo ironico su un corpo da danzatrice fuori dai canoni dell’immaginario collettivo; oggi quella stessa ironia si trasforma nel poetico evolvere della fisicità verso la maturità, attivando con il pubblico un costrutto di dialogo di altra natura, come lei stessa ammette, sorprendendosi di come negli anni la poetica del lavoro, rimasto nella sostanza identico, abbia saputo intercettare un sentimento sempre nuovo. Speriamo davvero questa creazione possa continuare a girare per altri decenni, spiegandoci cosa vuol dire la pratica dell’autoironia nell’arte e grazie all’arte.
Gribaudi è come sempre travolgente, questo lavoro ha centinaia di repliche. Io stesso penso di averne viste almeno un paio oltre questa, di cui una nel reparto frutta di un supermercato in Toscana. La capacità della performer di attivare il dialogo con il pubblico e la sua postura ironica, fatta di sguardi di sottecchi, allusivi e riprovevoli, resta sempre straordinaria e gli spettatori di Tendenza Clown vanno in delirio.
Appena conclusa la performance arriva una creazione, di cui la Gribaudi è regista: parliamo di Striptease di Claudio Cremonesi, attore e giocoliere con lunga esperienza nel teatro di strada. Lo spettacolo è vincitore di Trampolino Vetrina 2025 e si dipana in un ibrido di azione fisica, danza e parola: l’uomo over 55 mette in gioco corpo ed emozioni in una progressiva spoliazione, che non è solo fisica ma anche simbolica, interrogando il pubblico sul valore dell’errore e della perdita. «Mi sento come un giocoliere al contrario, un giocoliere a perdere. Perdere cosa? perdere cose…». E mentre il pubblico è invitato a lanciare nello spazio scenico oggetti e cose dimenticate e da dimenticare, l’artista crea uno spettacolo di parola e movimento danzato con un intrigante retrogusto gaberiano.
Un’operazione non semplice per Gribaudi, che vuole ritagliare sul corpo di un artista non organicamente dentro la pratica del movimento danzato, un gesto misurato, un’estetica del dolore ironico, del fallimento visto come momento di accettazione dell’umano. Pur con qualche ovvia impurità dovuta al debutto – che contempla qualche nucleo spettacolare che può essere sacrificato senza togliere equilibrio alla creazione generale – lo spettacolo coinvolge per la sua umanità, lascia segni comprensibili e tangibili del piccolo e grande disordine in cui conduciamo la nostra esistenza. L’invito a lasciare andare è un mantra filosofico di cui rimane traccia. Striptease merita.
La notte si accende poi nella Sala Blu con Giovanna D’ArpPo di Gardi Hutter, autentica maestra del clown contemporaneo. Qui andiamo proprio nell’Olimpo dei grandi comici internazionali. Una donna che ha fatto del codice della comicità e dello spettacolo tout public un progetto di vita. Da oltre quarant’anni la performer svizzera, formatasi alla Scuola Teatro Dimitri e consacrata a livello mondiale, crea universi senza parole in cui l’assurdo diventa specchio delle nostre battaglie quotidiane.
La sua donchisciottesca eroina, la lavandaia Hanna, protagonista di questo storico spettacolo, trasforma il proprio lavoro in una crociata eroicomica contro nemici immaginari, offrendo una parabola ironica sulla tenacia e l’inadeguatezza. Hutter, durante il festival ha anche tenuto un workshop per artisti.
In chiusura di giornata è arrivato Lost in rock dei Freakclown – Alessandro Vallin, Alessandro Palumbi e Stefano Locati – che già avevano proposto il loro Concerto strampalato, dove gli strumenti musicali diventano giocattoli, pupazzi e oggetti di giocoleria. La compagnia, attiva dal 2002 e già collaboratrice del Cirque du Soleil, porta avanti una ricerca che mescola comicità slapstick, improvvisazione e interazione diretta con il pubblico. Lo spettacolo parte dal tentativo di questa piccola ma vigorosa rock band di tenere un concerto. Ma come si può immaginare le cose non andranno proprio secondo protocollo. Le gag si susseguono con un ritmo frenetico e la musica fa da collante, fra giocoleria e altre trovate capaci di coinvolgere gli spettatori per un finale di festival nel segno dell’allegria e del ritmo sfrenato.
MA SOLITUD
di e con Guillem Albà
drammaturgia Joan Arqué, Sergio Martínez, Guillem Albà
musica Pep Pascual
sguardo esterno Carla Tovías
scene L’Estaquirot Teatre and Alfred Casas
costumi Nídia Tusal
FETEN Award for Best Small Format Show 2023, Best Interpretation Award Fira Titelles de Lleida 2023, Best Show Award Iberian Theatre Fair of Fundao (Portugal) 2023
SURCOUF
di e con Benjamin De Matteis & Mickael Le Guen
costruzione della zattera Frédéric Dyonnet
coach nuoto sincronizzato Inès (Toulouse Nat’Synchro)
regia e tecnica Fabien Megnin
A CORPO LIBERO
di e con Silvia Gribaudi
elaborazioni musicali Mauro Fiorin
disegno luci David Casagrande Napolin – Silvia Gribaudi
produzione Associazione Culturale Zebra
Vincitore Premio GDA Veneto 2009 e Premio del pubblico GDA Veneto 2009, Biennale di Venezia 2010 – Aerowaves -Dance Across Europe 2010, Edinburgh Fringe Festival 2012 – Do Disturb – Palais De Tokyo 2017
STRIPTEASE
di Claudio Cremonesi e Silvia Gribaudi
con Claudio Cremonesi
regia coreografica Silvia Gribaudi
testi e giocoleria Claudio Cremonesi
luci Alessandro Palumbi
musica Autori vari e LSKA/ Luca Scappellato
produzione Ass. Cult. Piazzato Bianco e Zebra
Spettacolo vincitore di Trampolino Vetrina 2025, azione del progetto ministeriale Circ_Up3.0 di A.C.C.I. – Associazione Circo Contemporaneo Italia
GIOVANNA D’HARPO
di Gardi Hutter, Ferruccio Cainero
con Gardi Hutter
regia di Ferruccio Cainero
produttore esecutivo PEM Habitat Teatrali
LOST IN ROCK
di Freakclown (Italia)
con Alessandro Vallin, Alessandro Palumbi, Stefano Locati
occhio esterno Alice Bossi
costumi Barbara Livecchi
disegno luci Alessandro Palumbi






