Baldina, giovane danzatore e coreografo, inizia la sua carriera a 18 anni con il coreografo Philippe Kratz per un progetto di Aterballetto. Si forma al Codarts Dance University of arts di Rotterdam dove studia e lavora come interprete freelancer. Cappagli, inizia la sua formazione frequentando il liceo coreutico di Genova, successivamente si trasferisce a Livorno dove si specializza in danza contemporanea, si perfeziona presso Codarts Dance University of arts di Rotterdam e nel 2024 inizia un apprendistato al Ballet National de Marseille.
Lo spettacolo si svolge, come detto, in esterno, al campo da basket del “Parco mani fiorite”, dove i due danzatori portano una coreografia di stampo contemporaneo che si fonde con lo spazio urbano tipico dello stile urban o hip hop. Vestiti in bianco e in nero, iniziano distanti nel campo squadrato, rivolti verso il pubblico. Appaiono come elementi distinti, tesi, comunque, all’incontro. Nei quindici minuti di spettacolo, infatti, non mancano momenti di sincrono, intrecci, prese e spinte.
Il titolo stesso è un esplicito riferimento al dualismo, infatti yours in inglese indica sia “tuo” che “vostro”, è una parola che possiede intrinsecamente una doppia valenza. Usato per indicare sia la singolarità che la collettività, nello spettacolo questo termine è simbolo di come ogni essere umano scelga di muoversi tra individuo e gruppo, e di come i rapporti possano essere complessi e violenti. Le linee che delimitano il perimetro del campo creano una cornice molto efficace per suggerire un immaginario di incontri e scontri tutto racchiuso dentro la scena.
La coreografia inizia con ampi movimenti di Baldina, in un vuoto ancora da riempire, le lunghe braccia tracciano spirali nello spazio, poi i movimenti più frammentati fendono l’aria. Cappagli resta nella posizione iniziale e si anima come se fosse attraversato dall’eco di un movimento lontano. Anche le note jazz dissonanti, emesse dalla cassa sotto il canestro da basket, partecipano all’idea di pluralità.
I due danzatori camminano nello spazio, andando l’uno verso l’altro. Appena si incontrano, Cappagli comincia a reclinarsi all’indietro e Baldina dispiega una mano nello spazio sulla quale il primo appoggia la testa e rimane così sospeso, sostenuto solo dal partner. La presa viene subito replicata al contrario. L’immagine sembra raccontare la precarietà del rapporto, una disparità di potere. Se uno toglie la mano l’altro cade, inerme. Dopo un’evoluzione di prese e spostamenti, i corpi si avvicinano, accostandosi l’uno accanto all’altro avviano uno schema di passi che ricorda una marcia militare.
Il duo si dissolve. Cappagli inizia un solo allontanandosi dal partner, mentre Baldina continua con la cadenza dei passi. Qui la musica cambia, le sonorità jazz, che hanno accompagnato i danzatori fino a ora, si trasformano in una composizione di musica elettronica.
Circa a metà performance, il tema della violenza viene messo a fuoco; appaiono sequenze di sollevamenti e spinte, in cui i corpi sembrano quasi lottare, lo slancio della gamba di uno diventa un calcio, in potenza, rivolto all’altro.
La musica cambia di nuovo, si trasforma in un loop sonoro. Questa melodia accompagna alla conclusione della performance, al finale circolare: di nuovo la marcia, di nuovo il corpo sospeso sorretto dalla mano. Negli ultimi minuti di performance i due intrecciano i loro corpi in un abbraccio simbolico.

L’uno con la testa posizionata tra spalla e collo dell’altro, le braccia a penzoloni lungo i fianchi. In questo assetto si portano al pavimento, arrivando in ginocchio l’uno davanti all’altro.
Si guardano, Cappagli punta un dito sul petto di Baldina, Baldina fa scorrere le sue mani sul braccio del partner, come se stesse caricando un fucile, Cappagli spara. Baldina cade all’indietro, il partner si alza, si allontana, esce di scena. Il corpo del danzatore è a terra, con la testa finalmente appoggiata al suolo. Non è un caso che siano presenti una “marcia” e uno “sparo”, poiché il racconto alla base della performance è un episodio della guerra d’Etiopia: la battaglia di Adua vinta dagli etiopi invasi dall’esercito italiano nel 1896.
L’eccellente esecuzione tecnica rende i passi chiari e affascinanti, ma a tratti la complicità tra i due offusca la tensione tragica, ricercata durante lo spettacolo. Nell’evoluzione coreografica che passa da movimenti provenienti dalla danza contemporanea a un registro urban, ci si trova ad assistere a un duetto in cui la relazione è il tema centrale della danza e della vita. Nelle sequenze di appoggi e spinte, in una cornice che evidenzia la differenza e la violenza si osserva una lotta che svicola spesso nella solidarietà e nell’amicizia.
YOURS
coreografia Nagga Giona Baldina
interpreti Geremia Cappagli e Nagga Giona Baldina
music designer Samuel Van Der Veer
in collaborazione con Rete Yekatit12-19febbraio
Ammutinamenti festival, Ravenna | 6 settembre 2025
* PAC LAB è il progetto ideato da PAC Paneacquaculture in collaborazione con docenti e università italiane per permettere la formazione di nuove generazioni attive nella critica dei linguaggi dell’arte dal vivo. Il gruppo di lavoro di Pac accoglie sul sito le recensioni di questi giovani scrittori seguendone la formazione e il percorso di crescita nella pratica della scrittura critica.




