ELENA SCOLARI | Porta sempre un borsello di pelle a tracolla, ha i capelli lunghi e un po’ scarmigliati, gli occhiali tondi, è alto. È nato in un paesino con poco più di 3.000 abitanti ed è una persona che studia, studia, studia. Dalla letteratura alla biologia, dalla botanica all’etologia, dalla poesia alla storia. E poi le spiega. Vuole capire le cose, e per entrarci dentro meglio le deve far capire anche agli altri. Lo fa scrivendo libri ma soprattutto lo fa da un palcoscenico, con una carica trascinante e con la naturale apertura verso il mondo e verso gli altri che hanno i romagnoli.

Ph. Maurizio Anderlini

E allora immaginatevi questa intervista con Roberto Mercadini tutta con l’accento romagnolo, vi divertirà molto di più.

Qual è l’origine del tuo stare sul palco?

Il mio primo approccio – infantile – è stato con il teatro amatoriale, a Sala di Cesenatico, il mio paese di origine, in campagna. Lì c’è un Cineteatro parrocchiale e quando io ero bambino era normale andare a vedere “la commedia”, fatta dagli abitanti, coin tutta la famiglia. E il teatro si riempiva. Erano commedie dialettali, comiche. I bambini, invece, recitavano in piccoli Varietà: chi faceva il mago, chi brevi balletti, chi raccontava le barzellette o piccoli sketch. Ecco, io facevo questo. Raccontavo. E sono cresciuto con l’idea che andare sul palco fosse una cosa normale.
Poi intorno ai vent’anni ho cominciato a scrivere poesie, la mia smania non era però essere pubblicato ma poter recitare le mie poesie, avevo l’ansia che le mie poesie fossero capite. Quindi facevo spettacoli in cui alternavo l’introduzione alla poesia alla recitazione della stessa. I miei primi spettacoli erano le mie poesie, spiegate. Una specie di autodivulgazione delle mie poesie.
Avevo anche tanti amici che formavano gruppi rock, allora si usava, e ogni 3/4 canzoni io entravo con le mie poesie. Una roba da kamikaze, a pensarci oggi.

E cosa pensi della slam poetry? Un genere che sta prendendo piede tra i giovani e che, per altro, vede tre italiani (Capobianco, Maragoni e Logos, n.d.r.) tra i più recenti campioni mondiali di questa specialità.

Ah guarda, con la slam poetry ho scoperto dei fratelli sconosciuti! Quando scrivevo poesie ero l’unico a pensarla così, a pensare che le poesie andassero recitate perché il pubblico le capisse e ne fosse acchiappato ed emozionato. Le mie erano poesie narrative, anche ironiche. I poeti con la P maiuscola mi sembravano invece disinteressati al fatto che il pubblico che li capisse, li vedevo chiusi nel loro lirismo da pagina.
Poi ho conosciuto Guido Catalano, poeta, e tramite lui sono andato a Torino – la città dove il fenomeno Slam ha cominciato a diffondersi in Italia – e lì ho vinto il campionato piemontese, da romagnolo, da forestiero. Ma questo è successo tardi, prima di incontrare questi amici poeti, la mia è stata una solitudine lunga.

E dalla poesia, poi, hai virato su altri argomenti, cominciando la tua carriera da narratore.

Sì, mi sono arrivate le prime commissioni. Io ero conosciuto solo nella zona di Cesenatico e da questa cittadina è passato Garibaldi. L’eroe dei due mondi era inseguito da francesi e austriaci e decise di scappare prendendo il mare, proprio da Cesenatico. Era un marinaio, e così prese dei pescherecci e fuggì per mare; in menoria di questo fatto a Cesenatico si fa una festa tutti gli anni, per Garibaldi e il Comune mi chiese di scrivere e realizzare un monologo su di lui. Io allora accettavo tutto, per farmi conoscere.
La seconda richiesta fu dal Museo della Marineria, sempre di Cesenatico, che mi ha commissionato un monologo su Moby Dick, la prima volta che lo ho messo in scena è stata lì.
Io sono stato noto solo localmente, nella zona di Cesena, per anni. Mi avevano visto in tanti ma solo lì, quindi facevo molti spettacoli nuovi perché quel pubblico conosceva tutto il mio “catalogo” e dovevo fare nuovi lavori per loro; e così, dopo alcuni anni, mi sono ritrovato con un repertorio di spettacoli già pronti ma fatti pochissime volte e mi sono detto ‘tiriamoli a lucido e proviamo a portarli in giro per l’italia’.

Poi è arrivata la commissione di Banca Etica, giusto?

Sì, Banca etica mi ha chiesto un monologo sull’ecologia, questo ente cercava un attore da far circuitare nelle sue sedi, e così, con questo lavoro ho girato per l’Italia grazie alla rete di Banca Etica, il pubblico era procurato da loro, gli spettatori ancora non venivano per me. Ed è stata un’esperienza molto bella perché ero ospitato nelle case delle persone dell’organizzazione, facevo colazione con loro, si creava una confidenza. È stata una tournée piena di incontri e priva della solitudine degli alberghi in cui gli attori vivono gran parte della loro vita.

Fino al 2021 quindi hai accettato proposte dai committenti, poi hai potuto scegliere tu quali temi affrontare?

Quando ho guadagnato un po’ di notorietà, sì, ho cominciato a scegliere di cosa occuparmi. Per esempio mi sono autocommissionato un monologo su Dante, nell’anno del 700° anniversario della sua  morte, si intitolava Più nobile è il volgare, una frase del De vulgari eloquentia. Fu ancora prodotto da Banca Etica ma per questo lavoro gli spettatori cominciavano a venire per me.

Parallelamente la tua fama cresceva anche grazie a YouTube e ai tuoi specialissimi video.

Sì, ho cominciato a fare video per via di un contratto con Rizzoli. Avevo scritto un libro, ma ero preoccupato di non venderlo perché ancora ero noto in Romagna ma non a livello nazionale. Avevo già un canale su YouTube e ho pensato che potesse essere un buon supporto per aumentare il mio pubblico. Il video di sette anni fa La follia della mela – in cui racconto anche che ci sono mele che sanno di banana – è stato molto visto, così ne ho realizzati altri, sui temi più svariati, e da lì le cose sono cambiate: ora se faccio uno spettacolo, riesco a portarlo in tutta italia, anche grazie alla collaborazione di Alessandro Lunedei.

Tu ti senti un divulgatore o preferisci un’altra definizione? C’è un ‘metodo Mercadini’?

La parola narratore è quella esatta, secondo me c’è dentro tutto: un narratore è uno che si documenta sulle cose da narrare, poi però ha l’arte oratoria necessaria per narrarlo. Una combinazione di stili e di studio.


Io mi considero come un pittore che può essere in grado o sentirsi in dovere di riprodurre qualsiasi forma, dai paesaggi ai nudi maschili alle Madonne con bambino, io sento il bisogno di provare a capire, vale un po’ per tutto. Ho la smania di mettere in ordine le cose e poi di farle diventare divertenti, commoventi, che si tratti di  paleoantropologia o di Moby Dick. È così che sono fatto. Non è un approccio di mestiere, è il mio modo di vivere, un lavorío mentale continuo. La mia agitazione mentale poi viene canalizzata in una forma fruibile dal pubblico. Condividendo i miei studi li rendo più chiari anche a me. Se non ho fatto ridere o commuovere un altro non sento di aver finito il lavoro: quando qualcuno, dopo lo spettacolo, mi dice che gli ho fatto venire voglia di leggere Moby Dick sono felice. Mostrarsi entusiasti e appassionati dello studio è un valore positivo.

Avresti interesse a farti dirigere da un regista, per una prossima esperienza teatrale?

Io ho fatto un lavoro con regista, nel 2019. Simone Cristicchi era il direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo e mi commissionò un monologo su Leonardo, per i 500 anni dalla morte. Il regista era Alessandro Maggi e devo dire che è stato difficile per me, non sono uno strumento duttile che può diventare espressione di un’altra persona. Questo aspetto non è dove voglio scavare io. Io sono febbrilmente coinvolto dalla performance sul palco e dalla scrittura. Casomai, a me potrebbe interessare di più studiare i registi e le regie e poi fare un racconto che li spiega, da studioso.

Ecco, a proposito di scrittura: come nascono i tuoi testi?

La scrittura per il palco per me non esiste: io scrivo recitando e recito scrivendo. Non scrivo il testo, io lo penso e me lo ripeto da solo. Ogni volta che lo ripeto tolgo quello che non funziona, affino, miglioro, anche in modo un po’ ossessivo. Quando è soddisfacente per me, a quel punto lo so a memoria e allora lo faccio vedere. Non esiste copione, faccio solo tracce audio, mentre preparo lo spettacolo.
Certo, mentre studio prendo appunti, mi scrivo i termini tecnici, come i nomi scientifici di piante e animali per Animali umani, lo spettacolo nuovo che sta facendo ora le prime repliche. Io giro sempre con un quadernino nel borsello, scrivo continuamente, e poi per ogni spettacolo ho un quaderno (o più quaderni) con appunti, ma sono materiali che rielaboro. Il testo che porto in scena è tutto orale. Nelle prime recite cambia molto, poi si cristallizza nella forma che sarà quella definitiva, anche se mai fissata.

Ed è per questo che i tuoi monologhi sembrano quasi nascere lì per lì, sul palco.

Sono un narratore che non parla in modo troppo affettato, cerco un lessico ricco e appropriato ma quello che dico deve funzionare detto da me.

Hai un folto seguito di spettatori giovani, a cosa lo attribuisci?

Soprattutto è perché mi conoscono tramite un mezzo frequentato da loro, YouTube, non sono i miei testi a essere giovanili, è prima il mezzo che mi ha fatto arrivare a loro. Poi, per fortuna, si appassionano anche vedendomi dal vivo perché ritrovano quello stile “familiare”. Con i passaggi in televisione (Splendida cornice con Geppi Cucciari) si sono aggiunti altri spettatori, ma all’inizio erano i genitori dei ragazzi che mi seguivano su YouTube. Un pubblico che risale le generazioni!

E il tuo ultimo spettacolo, Animali umani, su cosa si concentra?

È un monologo che racconta l’Homo Sapiens, per mettere in evidenza quello che abbiamo in comune con gli altri animali e quello che ci distingue. Lo faccio usando due strumenti: la scienza, cioè quello che dicono la biologia e la paleoantropologia, e i grandi testi che noi umani ci portiamo dietro da millenni: analizzo alcuni passi dell’Iliade e altri del poema hindu, il Mahabharata, il più esteso che l’umanità abbia prodotto. Passo da quello strano animaletto che si chiama ‘axolotl’ (o ajolote) fino e arrivo alla guerra di secessione americana. Insomma, una storia umana e animale molto variegata!