STEFANIA CARVISIGLIA | Il 13 ottobre 1972 il volo 571 delle Forze Aeree Uruguayane, partito da Montevideo e diretto a Santiago del Cile, precipita sulle Ande. A bordo, 45 persone fra passeggeri e membri dell’equipaggio, tra cui 19 giocatori della squadra di rugby dell’Old Christians Club, le loro famiglie e i loro amici. Solo una donna è estranea al gruppo: si sta recando al matrimonio della figlia. All’impatto sopravvivono 29 persone e, dopo 72 giorni, solo 16 vengono salvate dai soccorsi. In quei 72 giorni i sopravvissuti affrontano condizioni estreme: temperature sotto lo zero, fame, e anche una valanga. Ricorrono, perfino, al cannibalismo.
Da questa vicenda prende avvio la ricerca e lo spettacolo Oltre di Fabiana Iacozzilli (intervistata da Ilenia Ambrosio per PAC), realizzato con la collaborazione della dramaturg Linda Dalisi, presentato al Romaeuropa Festival 2025. Le due, nel febbraio 2025, si sono recate a Montevideo per incontrare e raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti (che oggi hanno tra i 70 e i 75 anni) e di coloro che li hanno attesi durante quei lunghi giorni. Lo spettacolo che prende forma è un dialogo tra il teatro di figura – in scena, infatti, insieme ai performer Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli, sono presenti diversi puppet ideati da Paola Villani – e le voci dei testimoni.
Mentre sul palco entrano i performer, che inseriscono mani e piedi nelle concavità delle marionette di dimensione umana, in alto scorrono delle scritte sullo spirito del rugby, in particolare sul “terzo tempo”, momento di aggregazione dopo la partita, che rappresenta l’unione tra vincitori e vinti: uno sconfinamento tra opposti tale da divenire un corpo unico, senza vincitori né vinti. Le marionette muovono i primi passi nella scena, con un’articolazione talmente raffinata da sembrare in carne e ossa. La storia che articolano è fatta di carne e ossa, di corpi che per non essere vinti dalla morte si nutrono di altri corpi, diventando un “unico corpo”. Come, appunto, nel terzo tempo del rugby.

ph. Gianluca Pantaleo

Su una scena scura e oscura, di morte e tragedia, si staglia un bianco luccicante: quello delle montagne innevate e gelate. I performer sono tutti vestiti di nero; i puppet, ispirati alle marionette di Giacometti, sono bianchi. È la relazione tra le figure umane e quelle animate a guidarci per tutta la durata del lavoro. L’incastro tra i corpi: i corpi umani che si inseriscono nei corpi bianchi per muoverli, per dar loro vita, per accompagnarli alla morte; i corpi inumani che si lasciano prendere, articolare, che si concedono alla caduta.
La parola, come detto, è affidata a scritte che scorrono su un display posto in alto, che raccontano la vicenda, e alle voci dei testimoni diretti, che ci fanno immergere nel vissuto di chi ha camminato nella neve con un corpo provato, sfinito; di chi ha visto morire altri corpi sfiniti; di chi ha mangiato corpi umani; di chi ha attinto alle risorse emotive e vitali che gli rimanevano per andare oltre. Quando oltre significa rimanere ancorati alla vita, anche quando sembra non esserci alcuna speranza.
Al di là delle parole ci sono i corpi, che mostrano, creano immagini, ci fanno provare freddo e disperazione. In scena appare la fusoliera in cui i corpi si sdraiano la notte per dormire e su cui salgono per tentare di vedere oltre il bianco della neve. Appare la valanga, quando dall’alto comincia a cadere una materia bianca che si dissolverà a terra, portando nuove morti. Infine, dopo queste apparizioni – che, benché reali, sono “appoggiate” sulla scena, mantenendo quella distanza che ci ricorda che ciò che avviene è finzione, lontana dalla sfera del nostro corpo – avviene il contatto.
Due puppet, accompagnati da più performer – che nella vicenda reale sono Nando Parrado e Roberto Canessa – decidono di intraprendere il viaggio per cercare i soccorsi, nella neve, con dei mocassini e uno zaino contenente calzini da rugby pieni pezzi di carne umana. Lo fanno superando la linea del palco, attraversando il pubblico. Ogni spettatore è invitato a porgere una mano, a modificare la propria postura, a farsi “attraversare”, per dare sostegno e per sentire sulla propria pelle il viaggio di chi si aggrappa alla speranza per rimanere vivo. Il 22 dicembre 1972 i superstiti rimasti sul posto vengono tratti in salvo.

ph.Gianluca Pantaleo

Oltre è uno spettacolo toccante sulla possibilità di superare i confini, fisici, esistenziali, concettuali. È un lavoro importante, in un presente in cui tracciare confini e difenderli con armi e genocidi è ciò che viviamo quotidianamente. Fabiana Iacozzilli rivitalizza la speranza nell’essere umano, il quale, depauperato delle proprie risorse, può attingere a una forza generativa attraversando possibilità fino ad allora considerate inaccessibili, e a un coraggio che può nascere solo dall’esperienza viva della paura.

OLTRE
ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli
dramaturg Linda Dalisi
scene Paola Villani
musiche e suono Franco Visioli
luci Raffaella Vitiello
cura dell’animazione Michela Aiello
aiuto regia Cesare Del Beato
assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino

Teatro Vascello, Roma | 14 novembre 2025