RITA CIRRINCIONE | Appuntamento fisso con la danza contemporanea della primavera palermitana con un programma di spettacoli e performance diffusi nel territorio all’insegna della contaminazione di generi e di linguaggi; unico festival siciliano interamente dedicato a questa disciplina, attivo in un capoluogo di provincia; atteso momento formativo con workshop, incontri, mostre, laboratori per danzatori, attori e performer a cura di artisti di livello nazionale e internazionale: per otto anni il Festival ConFormazioni – Danza e Linguaggi Contemporanei con la direzione artistica di Giuseppe Muscarello è stato tutto questo, diventando una delle più importanti rassegne di spettacoli dal vivo del territorio.

Giuseppe Muscarello – Ph Lorenzo Gatto

Giunto alla sua nona edizione, con l’esclusione dai finanziamenti del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura, avvenuta dopo l’anteprima svoltasi dal 17 al 26 aprile, ConFormazioni ’25 ha dovuto rimodularsi e ridefinirsi nel formato, nei tempi, nel numero di spettacoli e di artisti coinvolti, negli spazi utilizzati, nelle sezioni in cui si è sempre articolato, riuscendo tuttavia a non snaturarsi anzi, grazie a una gestione resiliente della situazione critica, a fare della carenza di risorse un’opportunità di resistenza e di rinnovamento «perché la danza contemporanea a Palermo non è un privilegio: è un diritto culturale, uno spazio necessario, un atto politico e poetico che continueremo a difendere» come ha dichiarato Giuseppe Muscarello.

Galleria d’Arte Moderna Palermo – Corpi in mostra – Danza nell’Arte

Corpi in Mostra – Danza nell’Arte, progetto performativo di Giuseppe Muscarello con Amalia Borsellino, Antonio D’Angelo, Margherita Celestino, Ludovica Messina, Grazia Monteleone che, tra arte visiva e danza con la musica dal vivo di Lia Ceravolo e Salvatore Maria Sclafani, ha inaugurato la seconda parte di questa nona edizione di ConFormazioni all’interno degli spazi espositivi della GAM – Galleria d’Arte Moderna; Come volare senz’ali di Giorgia Di Giovanni con la Compagnia di danza Kambein e l’Anffas Palermo – Associazione di famiglie e persone con disabilità – che ha esplorato il potenziale inclusivo della danza; Mandibola – coreografia di Virginia Spallarossa e regia di Gilles Toutevoix, interpretato da Simona De Martino – in cui, tra forza e fragilità, il pugilato diventa metafora della vita; Parallels con la compagnia catalana Robert Olivàn Performing Arts in cui la danza di Clémentine Telesfort dialoga con i suoni di Pino Basile, musicista pugliese in un incontro tra linguaggi di differenti dimensioni geografiche e culturali; TheoDora di e con Amalia Borsellino e Achilles’, concept e coregrafia di Glenda Gheller, in collaborazione con Scenario Pubblico; La Patente – omaggio a Luigi Pirandello con la regia e l’interpretazione di Salvatore Tringali e la danza di Giuseppe Muscarello – un lavoro sul doppio tra teatro e danza, un’esplorazione della diade persona-maschera con i suoi risvolti paradossali e tragicomici, a conclusione del festival: questi gli spettacoli in programma, un cartellone essenziale quasi “distillato” ma capace di mantenere intatta l’identità di ConFormazioni.

Achilles’ ph Eros Brancaleon

Danzatore, coreografo e storico direttore artistico di ConFormazioni, fondatore e anima di Muxarte, l’associazione organizzatrice, incontriamo Giuseppe Muscarello, a margine di questa edizione “mutilata”, per fare un bilancio e riflettere insieme sulle inevitabili ripercussioni subìte dalla manifestazione dopo il mancato sostegno ministeriale, ma anche sulla determinazione dimostrata nel riprogettarla, disegnando per ConFormazioni un altro futuro possibile.

A festival concluso, senza più il rischio di perdere la spinta propulsiva necessaria per portare a termine la rassegna, possiamo affermare che ConFormazioni 2025 è stata un’edizione travagliata?

Sì, assolutamente. Dopo nove anni, con un festival in costante crescita, non ci aspettavamo di essere esclusi dai finanziamenti ministeriali e, per di più, quando alcune attività, come l’anteprima di aprile, erano già state realizzate. Oltre allo stupore, il fatto di ritrovarci senza un sostegno strutturale ci ha messo in reale difficoltà. Abbiamo dovuto ridimensionare in corso d’opera la seconda parte del festival programmata per novembre, rinunciando ad alcuni spettacoli e ad altri importanti eventi collaterali.

Dialogo con altri linguaggi, ibridazioni di generi, carattere nomade e legame con il patrimonio artistico del territorio, vocazione internazionale non dimenticando le realtà locali e nazionali, valorizzazione delle diversità: pur in formato ridotto, ConFormazioni ha mantenuto molti dei suoi tratti distintivi. Quale ambito è stato più penalizzato dalla necessità di ridimensionare la programmazione?

Abbiamo cercato di mantenere intatta l’identità del festival, con progetti di ricerca e contaminazioni di linguaggi come di consueto: spettacoli di danza con musica dal vivo, iniziative inclusive in collaborazione con l’associazione Anffas, attenzione ai giovani autori siciliani e non, e l’immancabile progetto di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, con l’evento di apertura alla GAM. L’ambito più penalizzato è stato sicuramente quello legato ai workshop e agli incontri tematici che avrebbero coinvolto studiosi, coreografi di fama internazionale e operatori nazionali. Pur riguardando una dimensione collaterale del festival, questi eventi richiedono un’organizzazione complessa e molto accurata. Non avendo il tempo necessario per riprogettarli adeguatamente, abbiamo preferito rimandarli alla prossima edizione e proporre esclusivamente spettacoli concentrandoci sull’aspetto della “resistenza”.

Parallels – ph Maria Alzamora / Antonio Ficai / design Giuseppe Schifani

Spesso il limite può diventare una risorsa. Quali opportunità o nuove prospettive ha rivelato questo forzato ridimensionamento?

Paradossalmente confrontarci con il limite ci ha dato davvero l’occasione di scoprire nuove risorse. Venendo a mancare quello che per anni è stato una forma di sostegno “paterno”, ci siamo trovati costretti a rafforzare la nostra autonomia, a rimettere in moto ingegno, creatività e senso di responsabilità e a scoprire energie inedite. Il ridimensionamento ci ha spinti a interrogarci sull’essenziale, a scegliere con ancora maggiore consapevolezza e a valorizzare ciò che davvero definisce l’identità di ConFormazioni. La nuova situazione ha anche rafforzato il senso di squadra e migliorato la qualità delle relazioni al suo interno e ci ha fatto capire che, anche senza appoggi strutturali, il festival può continuare a esistere e a crescere.

Nata come rassegna di primavera, dopo l’anteprima di aprile, questa edizione ha avuto una seconda parte “autunnale”. Quali ragioni ti hanno spinto a questa articolazione?

La doppia programmazione è nata dall’idea che le differenti condizioni di questi due periodi dell’anno avrebbero influenzato l’ispirazione degli spettacoli ma anche la loro fruizione diversificando e ampliando le proposte e intercettando pubblici diversi. Abbiamo creduto che un calendario dilatato potesse mantenere viva l’attenzione sulla danza per un periodo più lungo evitando il rischio di concentrare tutto in pochi giorni e disperdere l’interesse. Pensiamo che questa articolazione in due tempi abbia reso il festival più fluido e accessibile, capace di generare un impatto artistico e culturale più profondo e duraturo. Ci ha consentito, inoltre, di lavorare con maggiore efficacia con le istituzioni locali, con i partner culturali e con le comunità, rafforzando il legame con il tessuto cittadino.

Alla luce del mancato finanziamento ministeriale, come si è rivelata questa scelta?

Quella che era stata una decisione strategica, si è rivelata una scelta che ci ha salvato da un danno economico molto grande. Quando a giugno è arrivato l’esito del mancato finanziamento, per fortuna noi avevamo realizzato solo l’anteprima di aprile riservandoci di concentrare la parte più sostanziale del festival a novembre. Se avessimo programmato tutto il festival in primavera come nelle edizioni precedenti, ci saremmo trovati in serie difficoltà. Dilazionare la programmazione, quindi, non solo ha preservato la forma del festival, ma ci ha dato il tempo necessario per riorganizzare le risorse e contenere l’impatto della mancata copertura economica.

Con La Patente, riuscito omaggio a Pirandello in chiusura di festival, ConFormazioni ha rinnovato il tradizionale legame con la cultura siciliana. Ci racconti la genesi? Com’è nata la collaborazione con Salvatore Tringali?

L’attenzione particolare verso la cultura siciliana che c’è sempre stata nei miei lavori, si è incontrata con la proposta di Salvatore Tringali di mettere in scena “La patente”, una delle novelle più emblematiche di Pirandello – autore amato da entrambi – proposta che io ho subito accolto. Lo spettacolo, tra danza e teatro, tra parola e gesto, racconta la storia di un uomo accusato di essere uno iettatore che decide di trasformare questa calunnia in una professione e chiede al giudice di rilasciargli una patente che lo attesti. Il fatto che durante la preparazione dello spettacolo mi sia successo di tutto e sia stato perseguitato dalla “iella” con sistematico accanimento – scoppio di una ruota, tornando in autostrada da una delle prove, foratura della ruota di scorta subito dopo, strappo al polpaccio il giorno prima del debutto – ha reso tangibile la commistione pirandelliana tra teatro e vita e ci ha dato la conferma che la scelta era stata azzeccata!

TheoDora – ph Giovanna Mangiù – design Giuseppe Schifani

Giocata sul doppio registro linguistico – provocatorio e volgarmente irriverente, se letta come acronimo, ecumenica e animata da sentimenti di pacifica e amorosa convivenza, se si tiene conto delle parole che lo compongono – l’espressione S_U_C_A_ “Siamo Uniti Con Amore” usata per denominare la campagna di raccolta fondi che hai lanciato per sopperire al mancato finanziamento ministeriale, sembra rappresentare la sintesi dei sentimenti contrastanti con cui hai affrontato la difficile situazione ma forse anche la duplice funzione dell’iniziativa. Ci vuoi raccontare brevemente? Che tipo di risposta c’è stata?

La parola “suca” che ho scelto per la campagna di crowdfunding per finanziare il festival, mi ha intrigato proprio per questo suo carattere ambivalente. Da un lato rappresenta un modo per esprimere dissenso, ironia e rifiuto di accettare passivamente la situazione, dall’altro, trasformata nell’acronimo “Siamo Uniti Con Amore”, diventa un invito aperto alla comunità a stringersi attorno al festival. L’obiettivo, infatti, non era soltanto quello di raccogliere fondi, ma di generare partecipazione, creare un movimento collettivo di affetto e resistenza che ci facesse sentire sostenuti. E così è stato: la risposta è stata generosa e affettuosa. Abbiamo raccolto una cifra significativa, certo, ma soprattutto abbiamo sentito la vicinanza di tantissime persone, e di questo ringrazio davvero tutti.

A fronte del mancato riconoscimento nazionale, le istituzioni locali – Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, Assessorato alla Cultura Comune di Palermo, GAM – Galleria d’Arte Moderna – in qualche modo hanno sostenuto il festival. Quale lettura ne dai?

Credo che il sostegno delle istituzioni locali, che è stato particolarmente significativo soprattutto in un anno in cui è mancato quello nazionale, evidenzi una differenza di prospettiva: mentre le istituzioni del territorio hanno modo di osservare da vicino il lavoro quotidiano che comporta l’organizzazione di un festival come ConFormazioni, di osservare la relazione che si instaura con la comunità, l’impatto che genera sul piano culturale, sociale ed educativo; le istituzioni nazionali non hanno la possibilità di vederlo crescere, radicarsi nella città, attivare reti, produzioni, partecipazione, per cui si limitano a una valutazione che utilizza criteri più astratti e parametri formali che non sempre colgono la specificità di ciò che accade sul campo. Questo appoggio ci conferma che la nostra presenza ha un senso profondo per Palermo e per la Sicilia ed è un invito a continuare a costruire insieme un sistema culturale più solido, in cui le realtà che lavorano dal basso non siano lasciate sole.

Parliamo di futuro. Dopo questo nuovo “anno zero”, qual è la lezione di cui farai tesoro per il futuro? Quali idee e quali strategie per affrontare almeno i prossimi due anni prima del bando successivo?

La lezione più importante è stata quella di comprendere che non ci si può mai sedere sulle certezze: nella cultura, come nella vita, sono poche, forse una sola. Questo “anno zero” ci ha ricordato la necessità di restare vigili, flessibili e pronti a reinventarci quando è necessario. Per il futuro continueremo a investire nella costruzione di reti solide, coltivando le collaborazioni già attive e sviluppandone di nuove, sia a livello nazionale sia internazionale. L’obiettivo è quello di ampliare le opportunità, diversificare le fonti di sostegno e rafforzare il respiro del festival. Ma l’aspetto più importante resta quello umano: la qualità del nostro team e la cura condivisa verso ogni dettaglio del progetto ConFormazioni. È questa dimensione a fare davvero la differenza e sarà su questo capitale umano che costruiremo le prossime edizioni.

FESTIVAL CONFORMAZIONI
Danza e Linguaggi Contemporanei

Organizzato da Muxarte,
con il sostegno dell’Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, dell’Assessorato alla Cultura Comune di Palermo, della GAM – Galleria d’Arte Moderna
e la collaborazione di Spazio Franco, Instituto Cervantes Palermo e Anffas Palermo.

GAM – Galleria Arte Moderna/ Spazio Franco – Cantieri culturali alla Zisa, Palermo | 7- 15 novembre 2025