GIANNA VALENTI | Alla Lavanderia a Vapore è tornato, per la sua quarta edizione nel penultimo fine settimana di novembre, il Research Camping, un format di residenza collettiva co-curato insieme alla piattaforma Ricerca X (progetto associato che quest’anno festeggia i dieci anni dalla sua apertura): tre giorni di condivisione continuativa e a rotazione di pratiche e materiali di ricerca negli ambienti del centro di residenza per la danza di Collegno, trasformati dagli allestimenti immersivi curati dall’Associazione Bastione. Allestimenti con materiali poveri, flessibili o trasparenti: archi, cerchi, scivoli, rotondità e veli che hanno coreografato visivamente, spazialmente e sensorialmente i corpi degli artisti e dei partecipanti, in una ridefinizione degli spazi come invito a scivolare, abbandonare la verticalità, inclinare lo sguardo, per poter agire come corpo che sa immaginarsi da una condizione di disequilibrio e di fluidità relazionale, sia con il sé che con il mondo. A questi corpi è dedicata questa edizione del Camping — Sliding Bodies — che quest’anno si è arricchito di CAMP-IN, un nuovo progetto di professionalizzazione che si è aperto una settimana prima del Camping per poi diventarne parte integrante.

Chiedo a Chiara Organtini, direttrice e project manager di Lavanderia, del desiderio e della visione che hanno dato forma alla nuova realtà di CAMP-IN.
La visione e il desiderio di dare vita a CAMP-IN nasce, come per molte cose che facciamo, da una lettura del panorama artistico attuale e dalla rilevazione di un vuoto, che ci porta a creare forme che si radicano nell’ascolto del nostro presente, così come nell’ascolto di domande e istanze che ci arrivano da artisti e artiste.
La situazione attuale della formazione vede l’affermarsi della dimensione accademico-universitaria, dove c’è una possibilità estremamente fervida e interessante di nutrire l’immaginario critico, di sviluppare teorie, riflessioni e nozioni, anche aprendosi a una dimensione internazionale; quello che si genera è un apparato estremamente fervido e vitale in termini di ideazione, immaginario e articolazione riflessiva, che manca però spesso della possibilità di far precipitare nel corpo le diverse sollecitazioni, che faticano a tradursi in una familiarità drammaturgica e compositiva che ne permetterebbe il transito verso lo spazio-tempo della scena. L’altro polo è invece quello della formazione tecnica, esclusivamente improntata alla specializzazione dei corpi. Si tratta di riscoprire il potere e la potenza del corpo e una cifra autoriale, stilistica, unica e originale, una sorta di spazio terzo.
A Chiara Organtini, chiedo anche di introdurci al legame tra pedagogia e ricerca, affrontando le domande che le stanno a cuore: si può insegnare la ricerca? e quali scenari possiamo immaginare per la formazione?
La ricerca può essere un potente strumento pedagogico, perché ha la capacità di creare mondi, quando prototipa, inventa una domanda, la vidima, la testa nella realtà e la trasforma in base a ciò che ha incontrato e trovato. E se procede seguendo una struttura metodologica circolare, che possa essere chiara nella domanda e non nella soluzione, allora può trasformarsi in un importante viatico anche per l’insegnamento.
Mi riferisco soprattutto all’insegnamento nei contesti molto strutturati e istituzionalizzati, come quelli ufficiali della formazione artistica, della formazione professionale o anche della formazione in generale — primaria, secondaria inferiore e superiore. La ricerca si può dunque insegnare, nel momento in cui gli insegnanti si scoprono e si accettano come ricercatori e ricercatrici, smettendo di percepirsi come un soggetto che dispensa saperi esatti, soluzioni e nozioni risolutive.
Gli scenari che possiamo immaginare per la formazione sono futuribili, non distopici, e mi portano ad affermare che la pedagogia e la ricerca possono creare mondi. Io non ho in questo momento una risposta ma CAMP-IN è un tentativo nella direzione di questa visione, che mi porta a immaginare un Centro di Residenza dove ogni giorno ci può essere un festival guidato da soggetti diversi, capace di configurarsi come scuola collettiva, che comprende una pluralità di materie e competenze.
In questo mi ispira molto una pratica, un evento storico, quello del Monte Verità, che nasce come una comunità reale in cui esistono delle possibilità che ognuno compone per rispondere a un proprio desiderio e, contemporaneamente, a ciò che sta intorno — che sia il paesaggio, un’indagine o un’alleanza, in un viaggio di apprendimento che non chiamo mai di formazione — termine che mi rimanda a una sensazione plastica, al plasmare confini che rimangono, che limitano.
Alle nuove forme di generazione del sapere auguro uno scenario di apprendimento che è trasformazione, accettazione di una dimensione mercuriale di cambiamento continuo, in un’ibridazione costante, quasi orgiastica, che dà vita a forme nuove che chiamiamo ora mostruose, ma che in futuro non spaventeranno più.

Parole chiave:
Research Camping: esperimento che nasce nel 2022 da Lavanderia e da Ricerca X, dall’urgenza di una domanda comune: come condividere la ricerca con un pubblico, creando un contesto che tuteli la vulnerabilità dei processi e nutra allo stesso tempo le persone che incontra? Ne nasce un formato ibrido, a cavallo tra un festival e una piattaforma di ricerca: tre giorni in cui gli spazi vengono trasformati scenograficamente per accogliere le proposte di ricerca.
Ricerca X: Workspace Ricerca X – Research & Dramaturgy è una piattaforma per lo sviluppo e il sostegno della ricerca artistica e della drammaturgia nel campo della coreografia e della performance, in dialogo con i modelli nord-europei, rivolta ai professionisti nel settore della danza e delle arti performative.
CAMP-IN: nuovo progetto di professionalizzazione dedicato a dance-maker emergenti, affiancati da mentor, che si stanziano in Lavanderia per abitare a fondo, in una dimensione riflessiva e intima, i propri frammenti di studio.
I mentor 2025: Camilla Guarino, Cristina Kristal Rizzo, Elisabetta Consonni, Enrico Malatesta, Giuseppe Comuniello, Salvo Lombardo.
Elisabetta Consonni ci restituisce, con la sua sensibilità spaziale, architettonica e relazionale nel lavoro coreografico, il valore della ricerca e della pedagogia attraverso una drammaturgia degli spazi:
CAMP-IN è stato un’insieme di spazi, spazi temporanei che ora non esistono più — temporanei come i campeggi, dove ognuno fa una vita autonoma dagli altri campeggiatori e campeggiatrici ma attraversa spazi comuni, dove ci si guarda da una tenda all’altra, tra una piazzola e l’altra, partecipando a un ecosistema di vita ed emozioni che poi scompare.
CAMP-IN è stato un cocktail di elementi che ha spinto in avanti le ricerche di artist3 under35, ma anche quelle di tutor over35; una sorta di acceleratore di pensieri, di spostamenti, di prospettive — un rilevatore di conoscenza nascosta in piena vista; una scivolata che ti chiede di perdere il controllo per accedere ad altro — sporgersi verso l’altro da sé.
CAMP-IN è stato un campo multidirezionale di flussi, di informazioni — chi impara da chi?
Cristina Kristal Rizzo condivide con noi:
Tracce di esperienza e dinamiche di trasmissione.
CAMP-IN emerge come un prototipo di ricerca che esplora la coesistenza dei corpi in un processo di sopravvivenza della differenza, dove la trasmissione non si configura come simbiosi ma come “tracciatura” di segnali che si rinnovano continuamente attraverso l’interazione dei corpi. Un agire che è orizzontale e verticale, che coinvolge in modo paritario i corpi e li radica in esperienze individuali che si traducono poi in un sapere collettivo. Un trasmettere che esclude codici standardizzati e sceglie la varietà dei corpi per rendere possibile un’espressione necessariamente polifonica.
Una grazia che è energia propulsiva e contagiosa, forza che agisce in modo empatico e apre spazi di connessione tra corpi e menti; principio metodologico che mobilita differenze e dissonanze, che genera nuove forme di sapere e dà vita a una diversità eteromorfa che riflette la molteplicità delle esperienze umane.
Una visione che è intelligenza condivisa, interazione continua tra la generazione di discorso e la pratica dei corpi.

A Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico e Ambra Pittoni, chiedo di raccontarci della nascita di Ricerca X — avvenuta sotto il segno di una forte vocazione drammaturgica di stampo nord europeo — ma anche di che cosa guida il loro percorso di curatela e di ricerca, così come della loro visione del corpo che danza e del valore metodologico della coreografia nei processi di ricerca.
Workspace Ricerca X nasce 10 anni fa con l’obiettivo di creare uno spazio dedicato alla ricerca artistica in Italia, permettendo a professionist* del settore di dedicarsi alla ricerca svincolata da necessità di produzione. Una scelta che nasce dal rilevare un bisogno del settore a livello italiano, insieme alla convinzione del ruolo cruciale della ricerca nello sviluppo dell’intero ecosistema delle arti performative.
La nostra intenzione curatoriale si muove quindi nella direzione di consolidare una cultura della ricerca artistica, attivando spazi in cui praticare approcci al lavoro alternativi alle dinamiche produttive, incentrati sulla tessitura di alleanze e sulla circolazione di saperi generati attraverso le pratiche artistiche. Il nostro sguardo curatoriale è essenzialmente uno sguardo drammaturgico, con un’attenzione su due livelli: nel micro, ai percorsi degli artist* partecipanti alle attività e alle dinamiche interne alle residenze; nel macro alle relazioni fra artista, processo e contesto.
Il nostro background è nella danza, nella coreografia e nelle arti visive. A Ricerca X partiamo dai corpi che praticano, che danzano, come strumento cardine della practice-based research e come via d’accesso alla embodied knowledge/conoscenza incarnata. L’articolazione drammaturgica dell’ambiente di ricerca ci permette di accedere alla coreografia anche come frame metodologico, oltre che come campo artistico.
Il Research Camping si inserisce in questa traiettoria, come formato che attiva un ambiente di ricerca affine a quello delle residenze, con una maggiore apertura al pubblico e con una costruzione di ambienti specifici dentro i quali collocare le pratiche. Un tempo condensato in cui le traiettorie di ricerca si fanno pubbliche, in cui si crea una comunità di pratiche temporanea che si riunisce intorno alle proposte degli artist*.
L’edizione 2025 è stata anche l’occasione per festeggiare i nostri 10 anni, con un invito a riunire la comunità che ruota intorno al progetto – Ricerca X 2025
Per chiudere, chiedo a Chiara Organtini della sua domanda dal Camping 2024: che cosa possiamo fare ancora affinché la ricerca non sia una rarità e un privilegio ma una presenza nella società e nel mondo e un principio di programmazione.
Sicuramente dobbiamo fare qualcosa e lo dobbiamo fare internamente, smettendo di usare cliché, posizioni protezioniste, elitarie o un vocabolario da bolla culturale che indebolisce l’empatia e non aiuta a massimizzare l’impatto detonante che la ricerca può avere sul mondo circostante. Un altro aspetto è il creare alleanze con altri settori della ricerca non artistica, intravedendo quali sono i punti di contatto e di forza comune, come lottare contro la precarietà e la precarizzazione di tutto quello che scuote lo status quo, così come la ricerca tende a fare. Mentre dal punto di vista sociale e politico è importante sottolineare il ruolo fondamentale della ricerca come terreno sostanziale e vitale, per la creazione più che per l’innovazione. Credo che la ricerca abbia un grande potenziale rispetto ai tempi che viviamo — tempi di grandi sfide, di cui le guerre sono solo la punta dell’iceberg — e che possa essere strumento per immaginare paradigmi nuovi e altri dalle logiche capitaliste, che sono alla base di molte delle crisi attuali.

RESEARCH CAMPING e CAMP-IN 2025
con Daria Greco, Royal Divorce, Barbara Novati, Collettivo CRAC, Jovana Malinaric, Polina Fenko, Alice Ruggero, Lucia Di Pietro, Sara Saccotelli, Alessandro Tollari e Alessia Prati, Annika Pannitto, Elisa Zuppini, Emilie Gallier, Jacopo Jenna e Ariadne Mikou, Masako Matsushita e con gli artisti e le artiste del progetto di formazione Camp-in (G. Re, Christopher Serebour, Clara Delorme, Nunzia Picciallo, Ornella Trespidi, Erica Meucci); con la partecipazione di Andreane Leclerc e con i mentor di Camp-in Camilla Guarino, Cristina Kristal Rizzo, Elisabetta Consonni, Enrico Malatesta, Giuseppe Comuniello, Salvo Lombardo; con la partecipazione del gruppo della rete Interspazio – Lavanderia a Vapore Festival Orlando, Invisible Cities, Zona K e Periferico Festival, con l’accompagnamento di Doriana Crema
Lavanderia a Vapore, Collegno
CAMP-IN | 14-20 novembre 2025
RESEARCH CAMPING | Sliding Bodies | 21-23 novembre 2025




