ESTER FORMATO | Sarebbe stato difficile non provare curiosità e quindi decidere di andare a vedere la riduzione teatrale di Brokeback Mountain, racconto che chiude la raccolta Distanza ravvicinata – storie del Wyoming (edito in Italia da Minimum Fax) di Annie Proulx e reso celeberrimo dall’omonimo film di Ang Lee, esattamente vent’anni fa.

La pellicola interpretata, da Jack Gyllenhaal e dal compianto Heath Ledger, ha immortalato con un introspettivo e raffinato lirismo l’immensità di quei luoghi duri e quasi impietosi in cui si svolge un amore tormentato, sebbene lungo una vita. Bisognerebbe scrivere un pezzo a sé stante per raccontare ogni singolo elemento colto dallo sguardo di Ang Lee e preso dal racconto originale, al quale il film è sostanzialmente fedele.

Sohoplace, teatro londinese del West End, ha ospitato per la prima volta nel maggio 2023 Brokeback Mountain – a play with music, allestimento concepito da Ashley Robinson con l’ampio supporto dal vivo della musica composta da Don Jillespie, spettacolo che, a quanto si legge, è stato accolto molto bene dal pubblico e dalla critica anglosassone. In Italia l’adattamento e la regia di Giancarlo Nicoletti vede in scena Filippo Contri ed Edoardo Purgatori nei ruoli dei due giovanissimi cowboy, e la voce live di Malika Ayane, accompagnata da una band incastonata nella parte destra della parete di fondo, a scandire le scene che si rincorrono in circa novanta minuti di spettacolo. I brani si saldano con l’ambientazione geografica della vicenda, e sono scevri della malinconia propria della colonna sonora del film. A teatro, probabilmente, sarebbe stato sovrabbondante.
La scenografia di Alessandro Chiti riproduce l’impianto londinese, attraverso una sagomatura a poligoni irregolari della parete di fondo, costituendo sghembi riquadri dai quali sono proiettati dei video in bianco e nero. Accompagnano tutto lo spettacolo, cadenzando il tempo della storia (venti anni) e offrendo la possibilità di rievocare l’ambiente e il paesaggio, protagonisti indiscussi del racconto. Un piano inclinato separa dalla parete di fondo lo spazio agìto, accennando idealmente a Brokeback Mountain, luogo isolato, altissimo, perso nell’immensità del Wyoming.

ph. Serena Serrani

Un leggero dislivello taglia, invece, il resto della scena, una pedana intorno alla quale si consumano i quadri dello spettacolo a un ritmo meccanico. Soprattutto nella seconda parte sembra che la materia narrativa non sia elaborata teatralmente. Semplicemente, la si riproduce, finendo per mostrare anche ciò che a teatro diventa pleonastico.

Se si legge Brokeback Mountain, si capisce che la sfida di portarlo in teatro è quanto mai ardua, ma è un’idea altamente seduttiva. Ennis Del Mar è un uomo di pochissime parole, all’inizio del racconto – è passato del tempo dalla morte di Jake Twist – si alza, come sempre, alle quattro e mezza del mattino e urina nel lavandino della sua baracca, prima di vestirsi. Ha già passato i quaranta e più e ha appena sognato Jake Twist.
Nella drammaturgia di Robinson quest’incipit viene ignorato, per prediligere una sequenzialità cinematografica. Il risultato è un prodotto assai ibrido, perché trasforma quei dolorosi vent’anni in una progressione asettica di avvenimenti, smorzando molto gli aspetti più originali della vicenda, senza i quali, per l’appunto, il racconto di Annie Proulx è simile a tante altre storie che poniamo sotto l’etichetta LGBTQIA+.
Ad esempio, durante lo spettacolo manca un modo efficace di sedimentare la dimensione della lontananza, del distacco, del disperato ritrovarsi nell’immensità di un’America selvaggia e violenta. Certo, il teatro non è il cinema, ma ha tempi, linguaggi, forme in grado di offrire prospettive più ampie e profonde di una semplificazione meramente narrativa.
Nella versione di Nicoletti, Contri e Purgatori fanno del loro meglio, o quantomeno cercano di mantenere in vita la tensione erotica, facendo emergere tutta le divergenza caratteriale dei due cowboy. Ma la tenda fissata al centro della scena non basta, perché non è una tenda in cui i due diventano amanti, ciò di cui lo spettatore teatrale ha bisogno, affinché prendano vita in scena lo spaesamento e la desolazione che nascondono le cause della solitudine e della lacerazione che esplodono quando arriva il momento del distacco.
Se tutto questo viene a mancare, si scommette allora solo sull’involucro della storia: una liaison gay, senza alcun investimento sulla complessità dei caratteri. Ne è testimone anche l’arredamento di scena, che si limita ad abbozzare senza particolare cura gli ambienti del racconto, senza indugiare su un particolare segno scenico o lettura interpretativa della storia o dei personaggi. Ma quali personaggi?

Nelle pagine di Proulx quando si incontrano per la prima volta Ennis e Jack non hanno nemmeno vent’anni, hanno studiato appena quanto basta per contare il bestiame; pieni di una cultura maschilista, dura e irreversibile, pascolano pecore, macinano chilometri nella vastità del Wyomingm, uno con mezzi di fortuna, l’altro con un furgone tutto scassato. Non hanno un quattrino, uno sta per sposarsi, l’altro va a donne e rodei. Il primo si esprime a monosillabi, il secondo è decisamente più esuberante e allegro. Ultimi fra gli ultimi, come prevede spesso la vita nei ranch americani, lavorano a cottimo o stagionalmente, e, per inciso, non sono bellissimi, né pulitissimi.

ph. Serena Serrani

Nell’adattamento teatrale di Robinson, così anche nella versione italiana firmata da Nicoletti, queste caratteristiche sono smorzate a vantaggio di una romanticizzazione estetica dei due protagonisti.

Si, è vero, Edoardo Purgatori e Filippo Contri restituiscono, almeno nella prima parte, l’acerbità dei due diciannovenni, e quella sconosciuta e improvvisata tenerezza che i due mandriani riscoprono a Brokeback Mountain. I loro corpi diventano calamite, raccontando la progressione di un eros che, pur passando gli anni, non accenna a consumarsi. Tuttavia, è nella esiguità delle battute e, soprattutto, nella difficoltà da parte di entrambi nel trasformare in parola e scambio condiviso i propri sentimenti e pulsioni, che si annidava tutto quel potenziale teatrale in grado di dare a Brokeback Mountain una dignità scenica.

Lungo la strada, quindi, si perdono gli aspetti essenziali della piccola opera di Annie Proulx, a conferma che, invece che adattare teatralmente Brokeback Mountain, Robinson sembra aver scommesso sulla celebrità del titolo dietro al quale si nasconde anche l’attrattiva di una sessualità aperta ed esplicita, che a teatro, peraltro, poteva essere raccontata meglio, ricercando una maniera per condensarne la natura e l’intensità.
Brokeback Mountain è un racconto intimistico, essenziale e dal lessico crudo e nudo, in grado di circoscrivere un eros potente, drammatico e lacerante, in quanto non vissuto e non espresso, se non in attimi centellinati in vent’anni. Il cercarsi e ritrovarsi dei due cowboy nella vastità di un’America selvaggia e barbara non è circoscrivibile da alcun punto di vista, e non termina mai, forse nemmeno con la fine del racconto. Resta vivo, indefinito, senza che nessuno dei due possa dire all’altro, con parole coraggiose e giuste, di essersi trattato di un amore per sempre.
Che peccato, verrebbe da dire! Sarebbe stato bello trovare nelle infinite potenzialità del teatro (anche) una combinazione efficace per poter trasformare in parola e corpo la visceralità di questo racconto che trascende tutte le etichette, se letto e sentito profondamente nella sua purezza ed essenzialità.

BROKEBACK MOUNTAIN – A PLAY WITH MUSIC

dal racconto di Annie Proulx
di Ashley Robinson
con Edoardo Purgatori, Filippo Contri, Mimosa Campironi e Matteo Milani
e con Malika Ayane
live band Marco Bosco (pianoforte), Giulio Scarpato (basso e contrabbasso) Giacomo Belli (chitarre) e Mimosa Campironi (armonica e chitarra)
musiche Dan Gillespie Sells
regia e versione italiana Giancarlo Nicoletti
scene Alessandro Chiti
costumi Giulia Pagliarulo
direzione musicale Marco Bosco
disegno luci Giuseppe Filipponio
aiuto regia Giuditta Vasile
costumi per Malika Ayane a cura di Rebecca Baglini e Team Baglini
coproduzione Teatro Carcano, Altra Scena & GF Entertainment, Accademia Perduta Romagna Teatri
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentile concessione di CPK Artists, LLC e The Agency (London) Ltd

Teatro Carcano, Milano | 10 dicembre 2025