ANTONIO CRETELLA | Che il vento fosse cambiato lo si poteva intuire anche molto tempo prima che venissero pubblicate le Nuove Indicazioni Nazionali per la didattica della storia. Ben prima che fosse reso noto il testo, infatti, l’esperto di geopolitica Rampini pubblicava “Grazie Occidente! Tutto il bene che abbiamo fatto”, una sorta di pamphlet che intendeva rovesciare quello che, a detta dell’autore, è “il senso di colpa” degli occidentali ingenerato, in pratica, dalla nascita degli studi post-coloniali. Come dire: abbiam fatto razzie e genocidi, certo, ma guarda quante altre belle cose abbiam fatto. Seguiva a ruota un professore che certamente non si può tacciare di negazionismo o revisionismo quale Vecchioni, il quale, tempo fa, in occasione di una Piazza per l’Europa, diceva sostanzialmente che la storia, la filosofia e la letteratura non esistono se non in Occidente. Un’affermazione un tantino esagerata. Ma se il vento identitario contagia anche gli insospettabili, perché stupirsi, come sottolinea lo storico Antonio Brusa, che nelle indicazioni Alessandro Magno diventi unificatore del Mediterraneo (come avesse vinto contro i Romani), o che l’epoca coloniale diventi un “incontro” dell’Occidente con il resto del mondo, sottacendo le atrocità di tali incontri. Per fortuna, sono ancora solamente indicazioni.