OLINDO RAMPIN | Undertainment, il titolo della coreografia di William Forsythe interpretata dalla Dresden Frankfurt Dance Company in coppia con Lisa di Ioannis Mandafounis (nella foto di copertina di Dominik Mentzos) andati in scena in Italia ai Teatri di Reggio Emilia e a Romaeuropa, allude a un’arte dell’attenuazione, a un registro stilistico sottrattivo. E’ invece, nella concreta realtà dell’azione scenica, una maschera del suo contrario, di una volontà espressiva totalizzante, che si traduce in una nuova, coerente cantica del lungo poema-manifesto con cui l’artista americano nella sua carriera ha ricercato una colta, intenzionale, sottile analisi-interpretazione del classico, estremizzandone e risignificandone le soluzioni formali.

Undertainment di William Forsythe – foto di Stephan Floss

Il congegno coreografico di Undertainment è costruito secondo una tripartizione in valori cromatici, fonetici e corporei. I colori, attenuati e come dilavati, si combinano in casuali composizioni da training, prive di funzioni esornative: canotte, t-shirts, shorts e pantaloni della tuta. Gli interpreti si ordinano in file e ogni singolo movimento è conseguente a un fonema base, monosillabico e privo di significato, emesso da un performer. Ad esso risponde, come in una tenzone poetica, un’improvvisazione corporea, segnata da una assoluta selettività semantica ed lessicale. Dai gesti è assente ogni orpello, ogni funzione decorativa.

L’emissione sonora può somigliare al verso che accompagna una mossa di arte marziale, un vocalizzo, un fischio, uno schiocco di dita, ed è questo il vero perno su cui si basa l’architettura compositiva del lavoro. Da essa emerge il secondo elemento del titolo. L’entertainment, il divertimento o intrattenimento, consiste infatti non nell’effetto attraente o spettacolare della coreografia, ma nel gioco stesso con cui il danzatore si scopre performer delle articolazioni che il suo apparato fonatorio può esprimere. Nessun suono articolato, sonoro o linguistico che sia, è necessario perché avvenga l’atto coreografico: neppure l’entità minima di una lingua, la sillaba, cioè l’unione di una vocale e di una consonante, se il fine è originare uno stimolo al movimento corporeo, alla pura improvvisazione.

Undertainment di William Forsythe – foto di Stephan Floss

A cosa serve la musica, a cosa servono le scene, a cosa i costumi? Cada qui una lode delle mirabili danzatrici e dei mirabili danzatori della Dresden Frankfurt Dance Company: Sophie Borney, Thomas Bradley, Emanuele Co’, Audrey Desmurs, Louella May Hogan, Nastia Ivanova, Marina Kladi, Yan Leiva, Antonin Mélon, Daniel Myers, Emanuele Piras, Solène Schnüriger, Ichiro Sugae, Ido Toledano, Simon Voitoux Puigrenier, Sam Young-Wright. I quali ci mostrano, nel vuoto della scatola scenica, nell’assenza di virtuosismi illuminotecnici, nell’anonimato delle loro tute, nella apparente naturalezza della loro non comune mobilità, un nuovo senso e un nuova forma delle braccia, dei gomiti, delle spalle; un nuovo disegno delle braccia in diagonale; nuove geometrie lineari o spiraliformi dei torsi, del busto, dei fianchi.

Lisa di Ioannis Mandafounis – foto di Dominik Mentzos

Da quest’arte della preziosità non decorativa nulla è più distante, a prima vista, del lussuoso intarsio di echi musicali, letterari ed estetici allestito in Lisa di Ioannis Mandafounis. Dal processo di rarefazione, di riduzione all’essenziale e alla pura forma della danza di Forsythe siamo condotti, con la “coreografia dal vivo” di Mandafounis, direttore artistico della compagnia, a una scrittura esplicita, non più messa in sordina. L’audacia si fa appariscente, il gesto si carica di una gioia di vivere tutta giovanile, di una sensibilità vibrante, vitalistica, adorna di segni storicizzati, di atmosfere francesi fine Ottocento e russe inizio Novecento, nella coltissima scrittura pianistica di Gabriel Fauré eseguita dal vivo dall’ottimo Gabriele Carcano e nella coltissima poesia di Osip Mandel’štam “trattata” drammaturgicamente da Philipp Scholtysik.

Lisa di Ioannis Mandafounis – foto di Dominik Mentzos

Gli anni Trenta del Novecento, a cui sembrano rimandare i costumi di Dorothee Merg, panciotti, canotte, camicie a scacchi, berretti irlandesi, pantaloni larghi e scuri, furono in realtà i più amari nella vita del grande poeta ebreo russo, esiliato a Voronež, attaccato e sempre più isolato dalla società intellettuale di Mosca, arrestato per attività controrivoluzionaria per ordine di Stalin e morto, a 47 anni ma ormai “irriconoscibile” a se stesso, durante l’atroce viaggio verso i campi di detenzione a cui l’uomo dagli «occhiacci di blatta» destinava i suoi avversari.

Eppure, i danzatori di Mandafounis sono ineffabilmente felici nelle loro esplosioni di vitalità, nei loro salti, negli slanci e negli abbracci, nelle opposizioni, organizzate in gruppi di diversa grandezza: corporee presenze più gioiose di ogni possibile vita, eruzioni di sorrisi, braccia, capelli, occhi, con quei loro lineamenti e carnagioni e anatomie così diverse tra loro, così allegramente varie di provenienza e di cultura.

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Dresden Frankfurt Dance Company

UNDERTAINMENT

coreografia William Forsythe
assistente alla coreografia Cyril Baldy
responsabile prove Pauline Huguet
disegno luci Tanja Rühl
costumi Dorothee Merg
durata: 30’
coproduzione DE SINGEL – Centro Internazionale delle Arti e Romaeuropa Festival
con il sostegno di Dance Reflections di Van Cleef & Arpels

LISA

coreografia, ideazione Ioannis Mandafounis
costumi Dorothee Merg
musica dal vivo Gabriele Carcano, pianoforte
drammaturgia Philipp Scholtysik
assistenza coreografica Pauline Huguet
scena e luci Ioannis Mandafounis
durata: 40’

danzatori
Sophie Borney, Thomas Bradley, Emanuele Co’, Audrey Desmurs, Louella May Hogan, Nastia Ivanova, Marina Kladi, Yan Leiva, Antonin Mélon, Daniel Myers, Emanuele Piras, Solène Schnüriger, Ichiro Sugae, Ido Toledano, Simon Voitoux Puigrenier, Sam Young-Wright

Dresden Frankfurt Dance Company è sostenuta dalla capitale dello Stato di Dresda e dallo Stato Libero di Sassonia, nonché dalla città di Francoforte sul Meno e dallo Stato dell’Assia. Compagnia in residenza presso HELLERAU – Centro Europeo per le Arti di Dresda e presso il Bockenheimer Depot di Francoforte sul Meno

Reggio Emilia, I Teatri, 4 ottobre 2025