OLINDO RAMPIN | Deve passare un po’ di tempo, mezz’ora o più, durante il quale Bruna Rossi, interprete di Pundonor, rivive con il pubblico, in una specie di flusso di coscienza arguto e nevrotico, le tappe traumatiche di un’espiazione, di un esemplare processo di esclusione dalla società, prima che si arrivi a un memorabile apice emotivo. È quel momento ineffabile in cui si scioglie un nodo che segna un prima e un dopo, e fa cadere tutto il congegno con cui avevamo provato a rimuovere una ferita mortale. L’apice della crisi assume l’aspetto di una caduta, reale e simbolica, che, come da manuale, avviene del tutto casualmente. Nella pubblica via, in mezzo a quella città che vuole allontanarla da sé, il crollo fisico e psichico può contenere anche una sua strana dolcezza, evocata con un filo di voce di malinconica sonorità.

Foto di Andrea Morgillo

Sembra impossibile che d’ora in poi questo monologo dell’autrice e attrice argentina Andrea Garrote possa incarnarsi altrove, staccandosi dall’interprete di questa versione italiana diretta da Nicoletta Robello (al Teatro Due di Parma fino al 31 gennaio). Bruna Rossi è una studiosa che fa di sé stessa la cavia di un esperimento: una folle ricerca sul campo, tra volontaria e fatale, con cui mette alla prova della realtà le idee del filosofo Michel Foucault sui processi che il potere, la società, la cultura agiscono sulla persona umana, escludendola, perseguitandola, bandendola.

Del resto, il nome stesso della professoressa, nell’originale spagnolo, e più ancora nella sua versione italiana, ammicca a una progenitura eloquente: Claudia Perez Espinosa. Non era stata, anche quella di Bento de Espinosa, una vita scomunicata e bandita dal potere? Proprio lui, il filosofo olandese meglio noto come Baruch Spinoza, può servire da strumento interpretativo per respingere una lettura troppo enfatica, troppo seriosa di questa figura di donna, lettura del resto aggirata magnificamente dalla stessa Bruna Rossi, interprete che si conferma qui tra le migliori della sua generazione.

Foto di Andrea Morgillo

È vero che questa professoressa universitaria, poiché viola le norme, è incompresa e punita dalla famiglia e dall’Università, centri di potere anch’essi viziati da meccanismi disumanizzanti di maldicenza, di stigmatizzazione, di moralismo piccolo-borghese. Ma il pundonor, il punt d’honor, la dignità e l’onore di questa donna, non ci sembrano ignari di una grande lezione spinoziana, meglio e prima che foucaultiana: la demolizione della credenza nel libero arbitrio dell’uomo, tanto è vero che neppure Dio, per l’autore dell’Etica, è dotato di intelletto e di volontà. E, del resto, l’interpretazione di Bruna Rossi è mirabilmente tambureggiata da un umorismo aguzzo e surreale, che corrode l’intera commedia dei rapporti umani. L’attrice sembra, a dire il vero, aver disegnato una traiettoria così originale e personale, che in certo senso si svincola dalla sua origine e fa parte per sé stessa. È il ritratto di una donna che demitizza tutto l’ingannevole spettro del reale: sé stessa, i suoi studenti, suo marito, i suoi genitori, i colleghi, i filosofi alla moda, il teatro di oggi. Tutto il mondo, il suo e il nostro, crollano, mostrandone la natura ipocrita e feroce.

Non per caso questa alta e allampanata figura, i corti capelli non tinti, in un “costume” rétro di sagacissima femme savante un po’ legnosa, cappottino, gonna, camicia, scarpe, collana e orecchini, tutto di un’eleganza tenuta in sordina, si trasforma, nel finale colpo di teatro, in una fascinosa pupa dalle lunghe gambe sexy, hot pants e scarpe sbrilluccicanti. Eccola, performante su quella che era prima una deprimente scrivania da vecchia aula scolastica e ora è una erotica dormeuse, mentre tutto intorno, nella penombra più vera della luce, crolla. Cadono i neon dell’aula, cade la lavagna e gli oggetti del nostro scontento. Anche le inutili e sciocche merci, prima estratte dalla borsa ed enumerate una a una, con abilissimo “trucco” teatrale, sono ora rovesciate, con disperata catarsi, nel cestino dell’immondizia.

PUNDONOR
Breve storia di una professoressa

di Andrea Garrote
traduzione Manuela Cherubini
con Bruna Rossi
luci Luca Bronzo
costumi Elisabetta Zinelli
musiche Arturo Annecchino
sonorizzazioni Luca Annessi
assistente alla regia Francesco Lanfranchi
assistente volontaria Stella Franco
regia Nicoletta Robello
produzione Fondazione Teatro Due

Teatro Due, Parma | 14 gennaio 2026