ELENA SCOLARI | Non serviranno più scuse, niente più malditesta per scansare un amplesso. L’agenda 2030 (quella vera, che è proprio un’agendina blu con le stelline dell’Europa) sancisce che l’ultimo orgasmo sulla Terra avverrà nel settembre del 2030, a vantaggio di chi non sappiamo. Abbiamo ancora pochi anni per spassarcela.
Che poi chissà perché 2030 si pronuncia ventitrenta e non duemilatrenta. Forse, per lo stesso motivo per cui si dice “ci facciamo un weekendino”, si fanno corsi di mindfulness e si crede nella positivity.
Niccolò Fettarappa ha debuttato pochi giorni fa con il suo nuovo testo Orgasmo – Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso in prima assoluta al Teatro Arena del Sole di Bologna e di cui cura anche la regia – in scena fino al 30 gennaio – e ha confermato di essere un giovane autore (prossimo a compiere i 30 anni) che sa ragionare su questioni sociali collettive da un punto di vista generazionale ma capace di parlare a tutti. Il suo è un linguaggio surreale, anche assurdo, talvolta, sempre ironico e a volte sarcastico, in cui humour e un fortissimo senso del ridicolo lasciano un precipitato amaro, niente affatto ottimista. Anche se in questo ultimo lavoro esiste uno spiraglio per la pars costruens, che lasciamo scoprire agli spettatori che verranno.
Qui si parla di corpi e colpisce il contrasto tra le parole su corpi che non hanno più voglia di incontrarsi e di toccarsi e i corpi degli attori in scena, presentissimi e che ribollono di energia. La corrente che passa tra Fettarappa e Lorenzo Guerrieri è quasi palpabile, si sente e si vede che i due hanno una consuetudine di convivenza sul palcoscenico; con loro ci sono il Lui e la Lei di una coppia-tipo in crisi-tipo: Rebecca Sisti ha una tuta sformata, è schiava del telelavoro da casa e si aggira camminando su mani e piedi, rovesciata come Linda Blair ne L’esorcista, mentre cerca ossessivamente di vendere al telefono ‘contratti per abbonamenti premium individual e pacchetti smart personalizzati con impianti rinnovabili ed ecosostenibili’. Impianti per cosa non si sa. L’importante è convincere ma anche intrattenere uno straccio di relazione con il potenziale cliente; Gianni D’Addario è il marito sconsolato, si allena a precipitare con lo yoga, indossa una pigra vestaglia, sta in pantofole e tiene un quotidiano tra le mani, come il Raimondo Vianello di Casa Vianello ma senza il suo aplomb british. E ce l’ha con il design.

La scena è dominata da un grande e rigido lettone blu, un piano inclinato che scivola verso il baratro dell’astinenza, uno spento contraltare al morbido letto di John Lennon e Yoko Ono dal quale si sollecitava a fare l’amore e non la guerra; dietro e ai lati, pareti di pannelli color grigio cemento. C’è una mensola, sopra c’è un telefono nero a disco, di foggia antica, ogni tanto trilla e all’altro capo c’è Ursula Von der Leyen. La Presidente della Commissione Europea è in contatto con l’affascinato dott. Fettarappa, uno zoologo incaricato di dare seguito all’obiettivo dell’Agenda: niente sesso, tanto lavoro. Guerrieri è un giornalista della TV senza cavo che indaga sul declino dell’eros e del desiderio, e sfrucuglia nelle case private. In ottemperanza ai protocolli perderà il membro, qui chiamato ‘pipino’, a maggior dileggio del maschio, che non esiste più.
Sembra già un contesto abbastanza squinternato? E non abbiamo ancora parlato degli orsi: c’è un’invasione di orsi, non in Sicilia ma nelle case delle coppie in crisi, come la nostra. I plantigradi ancora si accoppiano e cercano orgasmi un po’ a casaccio. Come si vede, la situazione è singolare e se non ci fosse di mezzo la Von der Leyen, diremmo decisamente bislacca. Lo spettacolo procede affastellando gag che, vieppiù, rappresentano quanto siamo sgangherati, come umani, e quanto quei materassi siano imbottiti di angoscia.
Fettarappa ci sta dicendo che è colpa dell’Europa se non scopiamo più? Se i giovani, in particolare, non sono più sedotti dalle “sirene del sesso”? Non proprio. L’autore ci sta dicendo che è il desiderio a essere in crisi, che non sappiamo più cosa volere, la cura maniacale del corpo – a tutte le età e a tutte le latitudini – è fine a sé stessa, gli involucri perfetti servono solo a stare da soli: una volta ottenuto un illusorio plauso estetico, guai a farsi toccare, dal prossimo. Ma ce l’abbiamo ancora, un prossimo? Lavorando da casa come si fa a imbattersi in uno sconosciuto e a esserne attratti?

Del resto, anche in La sparanoia la casa era il rifugio, era il luogo, piccolo e privo di imprevisti, dove il protagonista si autoesiliava, soddisfatto di aver acquistato un metroquadro, una superficie quadra dove niente quadra, certo non la condizione esistenziale. Orgasmo segna un altro punto nella cosmogonia di Fettarappa, nella quale possiamo ritrovare alcuni elementi ricorsivi: la costrizione accompagnata da una vis rebellis mai del tutto espressa; il cinismo verso i luoghi comuni più trendy, la cura linguistica con cui demolisce abitudini, espressioni, atteggiamenti e credenze vuote e regressive; la presenza di un’entità simbolica che vede e controlla, reprimendo: il dio da discount in Apocalisse tascabile, la Digos ne La Sparanoia, l’Europa in questo ultimo lavoro. Anche nel testo Nel mio bagno di sangue c’erano, in nuce, alcuni di questi topoi, che possiamo ormai definire caratteristici dello stile di Fettarappa.
Prima del 2030 bisogna provare tutte le esperienze, vivere gli ultimi brividi sessuali e la scena nella dark room di un club di Berlino è irresistibile: Guerrieri ‘sado-sado’ in body a rete e Fettarappa ‘maso’ fetish con le autoreggenti e una coda di pelo che vorrebbe, per piacere!, farsi tirare senza pietà, finiscono per parlare di catasto, perché uno è geometra e l’altro ha un problema con il tramezzo nella stanza della suocera. Idee come questa ristabiliscono una comunicazione più diretta con lo spettatore, che può rimanere perplesso, stavolta, da un linguaggio stravagante, capriccioso e, talora, con una punta di pretestuosità.
Orgasmo va però letto come un’allegoria: il letto è un deserto, che si trovi a Casalecchio di Reno o a Berlino, i mobili e gli oggetti ‘di design’ sono merci che veicolano messaggi al posto nostro, gli orsi sono Putin, sono la Russia, sono la Groenlandia, sono la natura ormai aliena, l’Europa è il “ce lo chiede l’Europa”, ma è il più ampio concetto di Occidente, il corpo inutile è la vittoria della vita fasulla che sta nella rete, in cui tutti siamo caduti.

Quello che in questo spettacolo l’autore aggiunge ai propri cardini portanti è una via di fuga. Non certa, non garantita, non sicura e per questo umana. Un’alternativa al ‘sistema’. Vero è che di lotta al sistema si parla da un secolo, da Tempi moderni di Chaplin, almeno. Ogni tempo moderno dopo la rivoluzione industriale ha un ingranaggio che schiaccia le persone e ogni tempo produce forme di ribellione e di protesta. Le invettive teatrali di Fettarappa contro il nostro brutto presente sono un modo tagliente ed esilarante di inquadrare (alcune) cose che non vanno, per indurre il pubblico, giovane e non, a focalizzare cosa combattere e cosa salvare.
ORGASMO
Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso
prima assoluta
di Niccolò Fettarappa
con (in o.a.) Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti
regia Niccolò Fettarappa
aiuto regia Lorenzo Guerrieri
assistente alla regia Roberta Gabriele
disegno luci Tiziano Ruggia
costumi Elena Dal Pozzo
sound design Massimo Nardinocchi
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
produzione Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Agidi, Sardegna Teatro
Testo finalista al premio Pier Vittorio Tondelli/Riccione Teatro 2023
Arena del Sole, Bologna | 20 gennaio 2026




