ANTONIO CRETELLA | Vera Gheno, nel suo editoriale su Domani riguardo la pericolosa inversione di marcia del governo sul testo del DDL riguardo la violenza sessuale, riporta come incipit un riferimento a Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, in particolare la scena in cui Collins propone un matrimonio ad Elizabeth, per poi commentarne il rifiuto dicendo che le donne sono solite dire “no” ma intendere “sì” per rendersi più desiderabili. Solo uno dei tanti esempi di come l’espressione chiara della volontà del soggetto più debole sia distorta e accomodata a quella del più forte, ma ciò che mi preme sottolineare è che, indirettamente, l’articolo offre una chiarissima risposta sull’ “utilità” della letteratura, quell’annosa questione sollevata dall’applicazione del più becero capitalismo all’istruzione e all’ossessione di studiare solo, come diceva il Prof. Beccaria a “Parola Mia” anni fa, “l’oggi e l’utile” in senso tecnico-pratico. Significa, tra le altre cose, privarsi di uno sterminato campionario di situazioni sociali che nessuno è in grado vivere in una vita sola, di una memoria archetipale che parla di relazioni, stati d’animo, valore di sé, di diritti e di politica, del “mestiere di vivere” in senso più ampio e profondo, la catarsi che Aristotele imputava al teatro, ma che si può serenamente ampliare anche alla parola scritta e letta nel silenzio del teatro della propria mente. Così, un romanzo ottocentesco, bello, ma considerato di secondo piano, ci parla di consenso e di patriarcato, e le distopie ci spiegano i meccanismi dell’autoritarismo e della dittatura meglio di qualunque trattato di geopolitica. Mai come ora, la buona letteratura e il suo d’insegnamento sono una questione di sopravvivenza.

L’equivoco

Il grosso equivoco non chiarito su cui si basa l’operazione di delazione promossa da Azione Studentesca, consiste nel fatto che costoro appiccicano l’etichetta di “sinistra” a tutto ciò che è semplicemente democratico, e di conseguenza, l’etichetta di propaganda all’insegnamento di valori su cui si basa la Costituzione, che li incorpora e li difende, a partire dai diritti elencati nei primi 12 articoli (cose da nulla come l’uguaglianza di genere, la difesa delle minoranze, la libertà di stampa, tutte istanze alquanto indigeste in certe latitudini politiche) fino alla stessa architettura costituzionale basata sull’indipendenza e il reciproco, paritario controllo dei poteri, messo in forse dalla sciagurata riforma su cui saremo chiamati a votare a breve. Ne consegue, more geometrico, che per la premessa posta dagli stessi fautori della delazione, denunciare un docente di sinistra significa denunciarlo in quanto difensore e propalatore di democrazia. Quella cosa molto brutta che ai nostalgici vecchi e nuovi non è mai piaciuta.