CRISTINA SQUARTECCHIA l Se c’è un balletto nella storia della danza che non interrompe l’incanto del sogno è senza dubbio lo Schiaccianoci. Un titolo ormai d’obbligo a dicembre per i teatri e le compagnie di tutto il mondo e che ogni anno incanta, con il suo fascino natalizio e le melodie eterne di Caikovskij, i coreografi di ogni epoca. Tra le tante versioni e regie che il Novecento ci ha consegnato la nuova di Mauro Bigonzetti per la MM Dance Company di Michele Merola è una manifestazione di giubilo alla danza. Un inno di gioia nei suoi due atti di festosa coreografia per una restituzione fedele all’originale di Marius Petipa del 1892, per trama e rigore musicale, ma contemporanea e innovativa nella sostanza.  Andato in scena per la prima volta a dicembre al LAC di Lugano, questo balletto è arrivato in Italia passando per una sola data al Teatro Comunale di Modena, per poi replicare in due giorni al Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia a fine gennaio, dove si è potuto vedere alla sua quarta recita. Un allestimento che si spera meriti più vita sui palcoscenici italiani ed europei per la ricchezza compositiva e drammaturgica di cui gode, per la vitalità coreografica che permea i due atti e per l’onestà intellettuale con cui Mauro Bigonzetti ha affrontato un capolavoro così gettonato nella storia della danza, senza pretese visionarie, ma con guanti e sguardo acuto, restituendo attualità e sogno. Senza alcun desiderio di rompere l’incanto di Clara, la sua crescita e il suo innamoramento, Mauro Bigonzetti ci allontana anche da quel gusto gotico che permea la novella originaria di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann del 1816, per avvolgere la storia in un’onda festosa, innervata da elementi contemporanei, con precisi riferimenti al presente.

La scena si apre su una strana figura che taglia, cuce e stira l’abito rosso del Principe Schiaccianoci. È Drosselmeyer che prepara e confeziona il giocattolo da regalare a Clara, le cui fattezze non hanno nulla a che fare con il classico pupazzo, ma presentano i lineamenti di un uomo moderno senza la classica divisa del soldatino. Quanto a Drosselmeyer, qui interpretato da Fabiana Lonardo, si coglie una certa alterità nella figura, calva e con tratti somatici marcati che alludono a strani personaggi dei cartoon e di certi  fantasy come quelli di Stars Wars, donando quel giusto fascino a un personaggio-stregone, simbolo di magia e inquietudine.

La scena qui cede il passo all’ingresso rutilante del fratello di Clara, Fritz che irrompe dalle quinte con la sua macchina da Go kart, mentre sul fondo sembrano addormentati dei cuochi su di un tavolo, all’interno di una cucina. L’arrivo di Clara, una frizzante e volitiva Giorgia Raffetto, fa destare dal tavolo tutti che presto si accingono a preparare le tante bontà che verranno servite nella festa di lì a non molto. Giochi e intrecci coreografici tra assaggi e infarinate invadono la scena con mestoli, mattarelli e ciotole usate per costruire passaggi, ponti e ogni altra invenzione coreografica sulla celebre marcia e del galop. Un affollamento scenico che si ripete poi con l’arrivo degli ospiti e la consegna dei doni di Drosselmeyer nella casa degli Stahlbaum, mentre tutto scorre in questo primo quadro in maniera puntuale rispetto all’originale. Anche il famoso Grossvater resta inalterato nella struttura del ballo a coppia, ma con un linguaggio contemporaneo, veloce e sorretto da una decisa gestualità di braccia.  La prima parte così danzante si consuma in un discorso coreografico dove si colgono evidenti certe soluzioni sceniche dello stile Bigonzetti come gli affreschi corali sul tavolo imbandito che ricorda il famoso Rossini Cards, oppure i noti grovigli di corpi di Songs, di cui il coreografo, ex direttore dell’Aterballetto e della compagnia del Teatro alla Scala, fa ampio uso nei pas de deux e pas de trois, come stilismi del suo coreografare.

L’ingresso poi di un asettico letto ci porta nel mondo dei sogni, dove Clara addormentandosi incontra sé stessa, le sue paure e i suoi più assillanti desideri. E come vuole la storia ci si perde nel sonno tormentato di una fanciulla che inizia a crescere e scoprire le prime passioni e insicurezze che si materializzano in una schiera di topi bramosi che la circuiscono. Sembrano affaristi provenienti da ogni parte del mondo con indosso occhiali neri e pellicce, capitanati da un Re dei Topi biondo platino, le cui allusioni lasciano spazio all’immaginazione. In soccorso di Clara un’altra schiera, quella di cuochi e massaie che fa dei propri mattarelli un’arma contro la prevaricazione e la violenza dei disgustosi roditori. Il bianco candore degli chef allude al bianco di Pulcinella, a quell’arte italiana frutto di genio e intelletto che lotta e sconfigge affaristi, truffatori e mercenari di ogni paese. Una battaglia che si consuma a colpi di mattarelli e dove gli antichi saperi sconfiggono ogni tentativo di sopraffazione dei topi.

Il tutto in un allestimento che Carlo Cerri, inseparabile light designer di Bigonzetti, progetta in 3D per scenografie immersive e in continua trasformazione dando vita a un effetto sogno perpetuo, pensato per prolungarsi oltre le pareti del teatro e adatto per adulti e bambini di ogni età. Un sogno che si amplifica con i quadri iconici del balletto storico quali il Valzer dei fiocchi di neve, nel divertissement delle danze di folklore come quella spagnola eseguita da un virtuoso e sensuale Marco Genovese in gonna nera e fucsia sotto la proiezione de la Guernica di Pablo Picasso. E poi la danza araba in un pas de deux aggrovigliato sotto un mantello di pellami davanti a diversi harem dorati.  Acrobatica come vuole la tradizione quella cinese, imponente quella russa e elegantemente settecentesca la pastorale con rosse acconciature scultoree.  Un crescendo danzante che si sublima nel famoso pas de deux finale che celebra l’incontro d’amore tra il Principe Schiaccianoci e Clara in prese e incastri dei due corpi promessi in eterno. Un’apoteosi che culmina nelle due variazioni finali che Bigonzetti riporta all’esuberanza fisica del maschile e alla civetteria femminile. Per il principe Schiaccianoci, la variazione è il momento della sua manifestazione d’amore, della sua forza fisica da mostrare come un macho che si pavoneggia davanti alla sua amata con virtuosismi acrobatici che il bravissimo Nicola Stasi sfodera. E per Clara invece, i timbri candidi della famosa celesta, diventano gesti disarticolati di moine e vanità in una danza in crescendo.  Pungolata qual e là dal Principe, la fanciulla ancora in erba, snocciola movimenti di smancerie d’amore ampliati poi in slanci saltati e girati che ci ricordano di quanta verità sentimentale possono ancora gli adolescenti.

LO SCHIACCIANOCI

coreografia Mauro Bigonzetti
musica Pëtr Il’ič Ciajkovskij
interpreti MM Contemporary Dance Company
scene, luci e ideazione video Carlo Cerri
realizzazione video OOOPStudio
costumi Lois Swandale Kristopher Millar
assistente alla coreografia Roberto Zamorano
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con MM Contemporary Dance Company
con la collaborazione produttiva di Fondazione Teatro Comunale di Modena

 Teatro Municipale Romolo Valli, Reggio Emilia, 25 gennaio