OLINDO RAMPIN | Nella nostra memoria quale delle tre immagini impresse dalle recenti interpretazioni dell’attrice Bruna Rossi prevarrà? Quella tutta implosa dal dolore de La biblioteca del diavolo, primo pezzo breve di Teatro para minutos di Juan Mayorga, quella cinica e opportunista de Le candidate, ultimo atto dello stesso spettacolo, visto al Teatro Due di Parma nella regia di Gigi Dall’Aglio o quella dell’intelligente e nevrotica studiosa protagonista solitaria di Pundonor di Andrea Garrote? Il volto di questa attrice giunta al pieno della sua maturità di interprete, volto tragico e snob, funereo e spettrale, comico e borghese, ci ha riconnesso anche con una sua quarta maschera, tra le più memorabili della scorsa stagione, la luttuosa Enone nella Fedra raciniana di Federico Tiezzi, in cui ci era sembrata la presenza più esatta, più rigorosa, più vera.

1. La biblioteca del diavolo. Trasferita un anno dopo dalla Grecia francese-giansenista di Racine ai sotterranei-guardaroba del teatro parmigiano, ritroviamo infatti in lei la tremenda solennità della maschera greco-antica della confidente di Fedra, mentre la guardiamo dall’alto, costretta in un breve spazio opprimente. Lei tace, parla brevemente o tende il magro corpo a una espressione di dolore. Riappare per pochi istanti davanti a noi, lasciandoci sgomenti, il profilo della nutrice Enone, divenuta qui una luttuosa sorella. Ferita dalla sorte dei fratelli, è incalzata dalle parvenze dei funzionari della morte: la segretaria Cristina Cattellani e il gelido avvocato Davide Gagliardini, fratello in ispirito del medico di Wit di Margaret Edson visto sempre a Parma, persuasivo in queste vesti di inflessibile rappresentante del potere, dello stato, dell’ordine.

2. BRGS. Il primo e il secondo di questi minutos teatrali indurrebbero a pensare che il retroterra culturale del madrileno Juan Mayorga sia più iberoamericano che castigliano, tanto sono pervasi di un’atmosfera di sottigliezze intellettuali, tramata di echi di Borges, di torsioni metaletterarie, di citazioni filosofiche. È, il suo, un teatro-biblioteca permeato di un gusto per l’arguzia, per l’agudeza. Non a caso qui tra i più citati auctores c’è il Chesterton ammiratissimo da Borges, l’autore di Padre Brown, l’acuto-gesuitico contraltare cattolico del rozzo deduttivismo protestante di Sherlock Homes. Non a caso la lotta, nel secondo pezzo, tra i due espressionistici topi di biblioteca Massimiliano Sbarsi e Luca Nucera, allegoria di ogni narcisistico e desolante conflitto tra umani, si conclude in un duello che omaggia, attraverso i nomi esibiti nelle abominevoli t-shirt trasparenti, più che il sempiterno Hegel, un campione della sottigliezza cattolico-medievale come il dottissimo francescano Guglielmo da Occam.

3. Giustizia! Sediamo ai tavolini del bar del teatro, davanti agli spettatori i piattini con i finti resti di un aperitivo. Il dialogo tra due addette alle pulizie incarna la natura profonda, pre-politica, della crisi drammatica in cui si dibatte da decenni la sinistra. Se non bastassero i tragici errori, i tradimenti dei chierici, l’adesione pressoché totale agli ideali dell’opposta fazione, è la cultura di massa su cui si è costruita la modernità ad essere antropologicamente egoista, indifferente, prepotente. La rabbiosa rivendicazione della propria scelta di campo, l’oltraggiosa derisione della natura sacrificale e penitenziale dello stare a sinistra della collega, trova nella opposta fisicità e vocalità, spiccia e irruente in Laura Cleri, timida e silente in Cristina Cattellani, due credibili rappresentazioni di una catastrofe in corso, della cultura di massa di un presente minaccioso e ambiguo.

4. Il buon vicino. La descrizione di una rovina morale e umana, in cui consiste d’ora in poi con più perspicuità la narrazione di Mayorga (meno felice l’inserto centrale andato in scena nel foyer, Il concerto fatale, malgrado gli ottimi Salvatore Iaia, Davide Gagliardini e Francesca Tripaldi), si esprime con toni convincenti in un dialogo tra due uomini, Roberto Abbati e Massimiliano Sbarsi, che vivono nello stesso edificio. La natura falsamente cordiale del primo, la difficoltà del secondo a sottrarsi a una conversazione sempre più spiacevole, l’allusione alla sua identità “altra”: tutto rimanda a una riflessione sullo statuto sempre potenzialmente ambiguo, sfuggente, minaccioso dei rapporti umani.
5. Le candidate. Nell’ultimo pezzo, che chiude questa raccolta che in altri tempi si sarebbe detta di atti unici, Bruna Rossi, Laura Cleri e Cristina Catellani (nella foto in evidenza di Andrea Morgillo) ci invitano, nello spazio che separa il bar dall’arena estiva, a una deviazione verso il comico, ma di una natura surreale e grottesca. Tre carrieriste di partito animate da odiose rivalità, che eruttano dal vulcano sempre attivo della loro falsa amicizia, trasformano il rito agghiacciante dell’aperitivo in una scena di liberatorie torte in faccia, che coinvolgono tutti gli attori e il pubblico.
TEATRO PARA MINUTOS
La biblioteca del diavolo / BRGS/ Il concerto fatale / Giustizia! / Il buon vicino / Le candidate
di Juan Mayorga
ripreso e interpretato da Roberto Abbati, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Davide Gagliardini, Salvatore Iaia, Luca Nucera, Bruna Rossi, Massimiliano Sbarsi, Francesca Tripaldi
costumi Elisabetta Zinelli
luci Luca Bronzo
assistente alla regia Francesco Lanfranchi
regia Gigi Dall’Aglio
produzione Fondazione Teatro Due
Teatro Due, Parma | 10 febbraio 2026




