RENZO FRANCABANDERA – Giovedì 12 febbraio il Teatro Metropolitan di Catania si è trasformato, come già negli ultimi anni, in un crocevia di riflessioni accademiche e suggestioni artistiche, ospitando il convegno dal titolo “Teatro e disabilità per promuovere l’inclusione. Quale progetto di vita attraverso la mediazione del teatro?”.
L’evento, promosso dalla Direzione del Corso di specializzazione per le attività di sostegno del Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Catania, ha rappresentato un momento di confronto, cui ha preso parte, oltre alla comunità accademica, anche la società civile grazie al lavoro di coordinamento della Direttrice del corso Paolina Mulé, che ha voluto con sé il Presidente del Rotary Francesco Mauceri e Carmelo La Rosa, presidente dell’Associazione “Alfredo Agosta”. Un parterre variegato per dare il via alla giornata, che ha testimoniato come il tema della disabilità, lungi dall’essere una questione di nicchia, rappresenti un pilastro fondante su cui misurare il reale tasso di civiltà di una comunità e che investe nel tempo della vita praticamente ogni essere umano. Oltre ogni disabilità alla nascita, tutti nasciamo non autonomi e torniamo non autonomi al termine del percorso della vita e durante i tanti inciampi dell’esperienza di vita. Il progetto di vita può trovare nelle arti sceniche un centro propulsore per innescare una più profonda conoscenza di sé.

Il convegno non si è limitato a essere un tradizionale scambio di vedute accademiche: la scelta di integrare la teoria con la pratica, la parola con l’emozione, ha portato in scena l’Associazione Culturale Neon, che ha presentato il suo ultimo lavoro: Il volo degli storni, l’ultima fatica artistica con la regia di Monica Felloni. In un teatro gremito, il pomeriggio ha così assunto i contorni di una vera e propria celebrazione della possibilità, dove il tema scelto dalla prof.ssa Paolina Mulè diventava, attraverso l’arte, estrinsecazione di un linguaggio universale. Prima dell’esibizione, Mulé ha efficacemente inquadrato il senso dell’iniziativa, spiegando come il teatro possa agire da “dispositivo pedagogico”, un congegno in grado di ibridare linguaggi e offrire alla persona con disabilità uno spazio autentico di espressione e, dunque, di liberazione dei propri ipotetici e possibili sè. L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: rendere visibili i talenti troppo spesso resi invisibili da una società che fatica a costruire autentici patti di comunità, capaci di promuovere non solo il welfare culturale ma anche quel senso civico necessario per restituire piena dignità alla persona.

Photo Eletta Massimino

Ed è proprio in questo solco che si inserisce la performance, introdotta dalle parole della presidente dell’Associazione Culturale Neon, Luisa Vecchio, e del poeta e drammaturgo dello spettacolo Piero Ristagno.
L’opera si propone come un viaggio corporeo ed emotivo attraverso i paesaggi dell’inquietudine umana e della liberazione della propria identità attraverso la metafora del volo e del contrasto fra la dinamica terrena e le pulsioni al volo: un inno alla libertà, dando voce e corpo alle emozioni che attraversano i corpi, anche quelli con disabilità che in diversi momenti della creazione prendono completamente la scena. La metafora dello stormo è quanto mai calzante: un insieme di individualità che, pur mantenendo la propria irripetibile traiettoria, trova armonia in una coreografia collettiva, fatta di grande ascolto reciproco e di continui aggiustamenti che si susseguono in un attento gioco di ambienti luminosi cui fa da sfondo una proiezione video che racconta proprio gli stormi in volo.

Photo Eletta Massimino

La creazione, come nella cifra delle soluzioni sceniche del regista, si compone di una serie quadri, spesso coreografati, più che di dialoghi. La narrazione avviene tramite voci off, che portano in scena la parola senza che venga quasi mai realmente interpretata, se non dalla voce della regista stessa e da altri pochi interventi, come il commovente dialogo del performer con disabilità Danilo Ferrari, che per il tramite della sua interprete comunica con gli occhi e dialoga con il drammaturgo che lo intervista, invisibile, dalla platea. Un flusso di segni fisici e drammaturgici perlopiù coerente, eccezion fatta per un netto inciso, molto forte, sulla violenza di genere e che invita a una maggior attenzione al rispetto dell’universo femminile. La creazione, come sempre, mette in luce anche giovani performer che fanno parte della gioventù del territorio e che negli anni la regista seleziona all’interno di laboratori condotti nelle scuole.
Il pubblico, al termine, ha risposto con una standing ovation, un plauso caloroso e sentito che sembrava suggellare il successo di un’operazione riuscita.
Proprio a partire da questo entusiasmo collettivo ha presso avvio la riflessione critica. La cornice del convegno universitario coordinato dalla docente Daniela Gulisano, nelle parole di Nadia Carlomagno, celebra il teatro come strumento di inclusione ma anche di decodifica del presente, con un excursus che ha poi annodato passato e presente delle arti sceniche.

IL VOLO DEGLI STORNI

Regia Monica Felloni
Testi Piero Ristagno
Con Beatrice Asta, Giuseppe Cucuzza, Anna Cutore, Sofia Cusumano, Gaetano D’Imprima, Martina Di Prato, Chiara Di Stefano, Danilo Ferrari, Patrizia Fichera, Alfina Fresta, Vittoria Genovese, Francesco Guglielmino, Gabriele Guglielmino, Irene Ingallina, Angela La Rocca, Paola Leonardi, Stefania Licciardello, Rosi Ligreggi, Matilde Limoli, Angela Longo, Enzo Malerba, Matteo Platania, Giovanna Peluso, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio, Francesca Sciatà, Sofia Silvestri, Fabrizio Vairo, Egle Zapparrata
Tecnico Rigger Salvatore Pappalardo
Audio e Video Ségolène Le Contelleq
Foto Eletta Massimino