RENZO FRANCABANDERA | Dal 19 al 21 marzo, l’Angelo Mai di Roma ospita Hamlet in purple, di e con Valentino Mannias – Premio Ubu 2024 come miglior giovane interprete – che propone una personale riduzione del capolavoro elisabettiano declinata tra monologo e teatro di figura, in cui la parola poetica si affianca a una drammaturgia sonora pensata come attore invisibile. L’operazione si configura come un’indagine sulla funzione del teatro nella contemporaneità, sulla sua crisi e sulle possibilità di una sua rinascita, attraverso una nuova traduzione che restituisce al verso shakespeariano una tensione insieme ritmica e politica. La musica dal vivo di Luca Spanu attraversa la scena come presenza invisibile, dialogando con i corpi e le figure in una partitura emotiva che agisce sotto la soglia della parola, divenendo parte integrante della drammaturgia.
Mannias costruisce una messinscena che elegge Amleto a metafora dell’attore e, più in profondità, del teatro stesso: figura sospesa tra dovere e desiderio, tra rappresentazione e realtà, chiamata a parlare in un sistema che pare aver smarrito la capacità di ascolto. La presunta follia del principe di Danimarca diviene condizione del linguaggio teatrale, territorio instabile di una profonda e accurata ricerca per questo interessante allestimento.
Abbiamo incontrato Mannias nel novembre scorso a Cagliari, a margine di una anteprima del lavoro nello spazio piccolo e poetico del festival Transistor, promosso da Cada Die Teatro negli spazi della Vetreria.
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